Confucio

 

UN GIORNO, un giovane gli chiese. Dimmi come si deve comportare un uomo durante la sua vita. Egli disse: Quel che non vuoi fatto a te, non farlo agli altri! Così rispondeva l'uomo che, 25 secoli or sono, diede alla Cina la sua religione: e gliela diede senza volerlo, senza nemmeno credere di compiere un' opera duratura. Ma il suo nome ancora oggi viene ricordato come quello di un grandissimo saggio, di un formidabile pensatore che influì in maniera enorme sulla civiltà cinese. Quest'uomo è Confucio.

I PRIMI ANNI
In realtà si chiamava K'ung Fu Tsù, cioè il maestro Kung. Il nome che noi conosciamo è la forma latina Confucius, che gli diedero i primi missionari gesuiti giunti in Cina.
Nacque nel 551 avanti Cristo, nella provincia cinese dello Shan-tung; era figlio di un sottoprefetto. Pare che da piccolo, fosse un bambino serio e riservato. Si impiegò a 17 anni in un ufficio per la vendita del grano e a 24 anni divenne ispettore generale dei granai pubblici, col mandato anche di amministrare la giustizia nelle campagne.

NASCE IL SUO PENSIERO
II lavoro però non gli impediva di leggere, studiare, riflettere. Anzi, nel 528 gli morì la madre ed egli dovette ritirarsi dagli affari per un periodo di lutto di tre anni, ma era stabilito dalla legge. In questi tre anni si venne formando il suo pensiero. Egli leggeva i classici dell'Antica Cina, si appassionava alle sagge umane, ordinate usanze degli antenati; e le paragonava amaramente al caos, alla corruzione in cui stava sprofondando il paese, dopo 1500 anni di civiltà.

CONFUCIO MINISTRO
Nel 501 avanti Cristo, era già conosciuto come un grande saggio e una mente formidabile: perciò il re Ting Kung lo nominò governatore di una città. Qui Confucio potè sperimentare le sue idee; e infatti in breve tempo fece prodigi. Libera le strade dai ladri, mitigò le tasse, rese più dignitosa e ordinata la vita sociale, migliorò le condizioni del popolo, abolì lo strepitoso lusso nei funerali.
Due anni dopo, il re lo nominò Ministro dei Lavori Pubblici e della Giustizia. Egli si buttò anima e corpo alla sua opera: egli voleva creare lo Stato perfetto, mediante il miglioramento dell'uomo. E voleva fondare questo miglioramento sull'amore e sulla giustizia, sull'armonia della famiglia.

UN VOLONTARIO ESILIO
Ma era solo, con pochi discepoli, a lottare contro il disordine e i cattivi costumi. La Corte divenne l'ambiente meno adatto per un uomo come lui. Perciò, a cinquantaquattro anni, lasciò la carica e partì. Furono tredici anni di peregrinazioni attraverso la Cina. Invano egli cercò un principe che capisse il valore dei suoi insegnamenti. Fu accolto sempre con freddezza, considerato come un visionario, e questo rese dolorosa e amara la sua vecchiaia. Nell'estate del 479 egli si ammalò e si ritirò nella sua stanza. Lottò per una settimana contro la morte. Morì mormorando: La Fenice non arriva; il fiume non mostra il disegno! È finita per me.
La Fenice, secondo la credenza dei Cinesi, era l'uccello che appariva per annunciare fatti eccezionali; il disegno a cui alludeva era una figura che si credeva di vedere sul dorso di un animale del Fiume Giallo, mezzo cavallo e mezzo drago; disegno che preannunciava l'avvento di buoni re.

ELEVATO AL LIVELLO DEGLI DEI
Confucio scrisse ben poco, ma i suoi detti furono raccolti dai suoi discepoli in parecchi libri. Sotto le dinastie successive gli venne concesso un culto di Stato. Col passare dei secoli egli venne nominato successivamente Duca, Principe, Sacro Maestro dell'Antichità. Fu elevato al livello degli dei e ricevette gli stessi sacrifici che si offrivano al Sole e alla Luna. Finalmente, nel 1906, l'ultimo imperatore manciù lo elevò allo stesso rango del cielo e della Terra, i massimi oggetti di venerazione.

IL CONFUCIANESIMO
Egli affermava spesso: io non insegno nulla di nuovo, io trasmetto solo gli insegnamenti degli antichi. Però, riordinando i precetti tradizionali, chiarendoli con acutezza, completandoli con idee nuove tutte sue, egli contribuì a creare dei principi umani e un sistema di vita fra i più durevoli del mondo. Dal suo tempo, per 2500 anni, tutta la civiltà cinese si è basata sul suo massimo insegnamento: la solidarietà della famiglia. Certo, il Confucianesimo non si può chiamare una religione nel senso stretto della parola. Confucio non si preoccupò molto degli dei: li accettò come semplici simboli, spiriti dei primi antenati della nazione. Ciò che egli voleva, come si è visto, era migliorare l'uomo perché migliorasse tutta la società umana. E per questo è di fondamentale importanza il rispetto del passato: la tradizione dei padri deve essere la più sicura norma di vita. E dal rispetto del passato derivano tutti gli altri principi: l'obbedienza assoluta verso i genitori; l'amore tra fratelli; l'accordo fra sudditi e regnanti; la giustizia sempre e la vendetta mai. Il suo pensiero, sviluppato dai discepoli, acquistò col tempo l'aspetto di un culto religioso.

(1) Confucio
(2) Dracone
(3) Cervantes
Miguel
(6) Alessandro
Magno
(7) Alessandro
Manzoni
(8) Alessandro
Volta
(9) Alexander
Humboldt
(10) Amerigo
Vespucci
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014