Cesare Borgia

 

« CHI RITIENE necessario nel proprio principato nuovo assicurarsi dai nemici, guadagnarsi amici, vincere per forza o per frode, farsi amare e temere dai popoli... non troverà più freschi esempi che le azioni di costui ». Costui è Cesare Borgia, il principe italiano che il grande scrittore politico Niccolo Machiavelli prende come esempio di perfetto condottiero nella, sua opera « il principe ».
L'alta considerazione che lo scrittore fiorentino riservava al rampollo dei Borgia si basava sul rispetto totale che costui aveva di una norma molto cara in quel tempo, quella del fine che giustifica i mezzi; ciò voleva dire che, per raggiungere uno scopo che desse maggior potenza ad un principe, tutti i mezzi erano buoni, persino l'assassinio. È un metodo seguito un po' in tutti i tempi, ma durante il Rinascimento era addirittura apprezzato. E di quel metodo il principe Cesare Borgia era il campione insuperato.

LA VITA
La famiglia Borgia era di origine spagnola. Nel 1442 Alonso Borgia (allora si chiamava ancora Borja), vescovo di Valenza, si recava in Italia, a Napoli, poi a Roma; là veniva nominato cardinale e, nel 1455, raggiungeva la somma carica della cristianità: veniva eletto papa col nome di Callisto III. La fortuna della famiglia Borgia era ormai assicurata. Dalla Spagna giunsero a Roma in colonne serrate nugoli di parenti e amici del novello papa; giunse anche Rodrigo, il carissimo nipote al quale il papa diede lucrosi incarichi e titoli (quindi rendite) a non finire. Rodrigo divenne vicecancelliere, cioè capo di tutta la Curia. Mantenne quella carica per trentacinque anni, dando prova di una eccezionale capacità; egli rimase infatti al suo posto sotto cinque papi di seguito.Cesare Borgia - ritratto del XVI secolo
Era un uomo che sapeva anche aver pazienza. Nel 1492, finalmente, si insediò sul trono di S. Pietro col nome di Alessandro VI. Molto prima che divenisse cardinale, Rodrigo aveva avuto parecchi figli, fra cui Cesare. Cesare Borgia ebbe un'educazione raffinatissima, da vero principe. Studiò a Perugia e poi all'Università di Pisa.
Non si sacrificava molto per lo studio, era però sempre fra i primi. Amava l'attività fisica, la vita all'aria aperta, prediligeva la caccia. La sua forza era prodigiosa; si diceva di lui ciò che si raccontava anche di Leonardo da Vinci, che sapesse piegare un ferro di cavallo. Cesare aveva una figura atletica ed un volto bellissimo. Amava vestirsi con squisita eleganza e circondarsi di una vera e propria corte. Il denaro non gli mancava; ci pensava il padre a procurarglielo: lo insigniva di titoli ecclesiastici (a sedici anni lo fece nominare addirittura vescovo). Era una strana carriera quella ecclesiastica per un giovane portato invece alla lotta, alla guerra. Quando Rodrigo Borgia divenne Alessandro VI, Cesare quadruplicò le sue rendite; divenne addirittura cardinale, a diciotto anni.
Che cosa voleva farne il papa? Cesare cominciò ben presto a dare dimostrazione delle sue capacità, diciamo così, guerriere. Nella lotta contro le potenti famiglie romane che odiavano la sua famiglia mostrò una sagacia straordinaria: sapeva vedere le cose e, quel che più contava, intervenire a tempo giusto e a colpo sicuro. I Colonna, gli Orsini, i Della Rovere avevano già cominciato a tremare al nome di quel diavolo di uomo. Ma Alessandro VI si ostinava a vedere in lui il prelato e voleva che fosse l'altro figlio, Giovanni, ad occuparsi di politica. Costui invece non aveva la stoffa del condottiero. Comunque di lì a poco Giovanni venne ucciso: ci fu chi sospettò che all'uccisione non fosse estraneo il fratello. Quasi a conferma di quelle voci, poco dopo Cessare depose la dignità cardinalizia e diventò un vero e proprio uomo di armi. La complicata politica italiana di quel periodo pareva fatta apposta per lui; egli si mise a manovrare le fila delle alleanze italiane e straniere con somma maestria. Nel 1498 andò in Francia dove sposò, per scopi politici, la dolcissima e fedele Carlotta d'Albret, sorella del re di Navarra. Al re di Francia promise l'aiuto per il possesso del Regno di Napoli e ricevette in regalo il Ducato di Valentinois (pron. valentinuà), da cui poi gli venne il nome di duca Valentino. Con l'appoggio del re francese, il Valentino piombò in Romagna e assoggettò numerosi staterelli: Imola, Forlì, Ravenna e poi Urbino nelle Marche. Il padre gli procurava i denari per assoldare soldati, e lui occupava città e terre con una decisione e una temerarietà sorprendenti. Nulla lo fermava.

UNA FINE DRAMMATICA
Molti principi italiani tremavano sgomenti solo nel sentire il suo nome. Machiavelli applaudiva a questo principe, nel quale vedeva un uomo capace di sottomettere a sé, e quindi di riunire, l'Italia intera.
il crollo giunse improvviso. Nell'agosto del 1503 Alessandro VI morì. I nemici dei Borgia risollevarono la testa. Il Valentino prese le misure necessarie. Cercò di fare eleggere un papa a lui favorevole e ci riuscì; ma il papa. Pio III, morì poco dopo. Alla cattedra di S. Pietro giunse Giuliano della Rovere (Giulio II), il nemico numero uno dei Borgia. Sembrava che, morto il padre protettore, il Valentino avesse perduto la sua antica sicurezza. Commise errori su errori. Venne imprigionato, fuggì a Napoli, venne di nuovo fatto prigioniero e portato in Spagna. Di là, dopo circa due anni di prigionia, fuggì, aiutato dal cognato Giovanni d'Albret, col quale si rifugiò alla corte di Navarra. Qui trovò modo di ricompensare il suo salvatore dandogli man forte contro un suo vassallo ribelle. Cesare condusse parte dell'esercito contro la fortezza del ribelle. Una sera inseguì fin sotto le mura un drappello; improvvisamente venne circondato. Si difese come un leone; era solo contro un semicerchio di spade. Alla fine cadde, martoriato da decine di ferite. Così moriva questo enigmatico principe. Aveva solo trentun anni.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014