Cesare Beccaria

 

POCHI ALTRI avvenimenti storici sono divenuti tanto famosi quanto la Rivoluzione Francese. Ma più che la rivoluzione, con i suoi deplorevoli atti di violenza, sono da considerare famosi i princìpi che essa ha proclamato. Basti dire che tali princìpi (uguaglianza tra gli uomini, affermazione delle libertà civili e politiche) fecero crollare per sempre le gravi ingiustizie sociali risalenti all'epoca feudale. Non si creda però che queste nuove idee siano sorte improvvisamente nel popolo: esse furono dovute al pensiero di diversi uomini di cultura (filosofi, sociologi, economisti, giuristi, ecc). Il merito di aver diffuso i nuovi princìpi di libertà e di uguaglianza spetta soprattutto a un gruppo di scrittori francesi del XVIII secolo. Ma anche in Italia vi furono alcuni studiosi che propagarono con le loro opere quelle nuove idee. Uno dei più celebri fra questi fu il milanese Cesare Beccaria.

UN'OPERA RIVOLUZIONARIA
Non tutti gli uomini che ci hanno lasciato opere di valore sono stati dei ragazzi precoci. E neppure Cesare Beccaria lo fu. Nel Collegio dei Gesuiti di Parma, dove rimase dal 1746 al 1754, e cioè dagli 8 ai 16 anni (era nato a Milano nel 1738), fu infatti uno studente di normali capacità. Uscito dal collegio, il giovane Beccaria si iscrisse all'Università di Pavia e nel 1758 conseguì la laurea in giurisprudenza. Tre anni dopo, nonostante la decisa opposizione del padre (il marchese Giovanni Saverio Beccaria), che voleva per lui una sposa di famiglia nobile, egli si unì in matrimonio con Teresa Blasco, la figlia sedicenne di un ufficiale della Brigata d'Italia. Ricco di famiglia, il Beccaria non dovette pensare a guadagnarsi la vita: decise allora di dedicarsi agli studi di economia, che lo interessavano particolarmente.
Un fatto importante nella vita di Cesare Beccaria fu l'amicizia che egli strinse con Pietro Verri. Fu infatti questo geniale economista milanese che lo fece maggiormente appassionare agli studi che aveva intrapreso quasi per diletto. Il Verri riuscì ad animare il Beccaria del suo stesso proposito: combattere le gravi ingiustizie sociali che affliggevano allora la società, e, in particolare, migliorare le condizioni economiche della Lombardia, allora soggetta all'Austria.
Entusiasmato dalle idee rivoluzionarie del suo amico, il Beccaria si diede agli studi con accanimento.; Il risultato di tanto fervore non si fece attendere molto: nel 1762 egli pubblicò un libro intitolato « Del disordine e dei rimedi delle monete dello Stato di Milano ». Un'opera battagliera (il titolo lo lascia capire), che suscitò parecchie discussioni e che valse a dare al giovane autore la fama di valente economista.
Due anni dopo, il Beccaria diede alle stampe una nuova opera, dal titolo « Dei delitti e delle pene ». Pochi altri libri ebbero un successo tanto immediato: l'opera fu subito apprezzata da tutti i maggiori studiosi d'Europa e se ne fecero delle traduzioni. Dopo aver letto « Dei delitti e delle pene », il grande scrittore francese Giovanni D'Alembert si espresse così: «Questo libro basta per assicurare al suo autore un nome immortale. Che verità, che logica, e, al tempo stesso, che sentimento e che umanità nella sua opera ! ». Bisogna dire che tante lodi erano pienamente meritate. Infatti Beccaria aveva espresso delle idee nuove e rivoluzionarie con tale rigore di logica, che nessuno avrebbe potuto considerarle assurde. Scopo dell'opera era quello di combattere le inumane e ingiuste leggi penali allora in vigore, che risalivano all'epoca medioevale. Cesare Beccarla propugnò l'abolizione della tortura e della pena di morte. Contro quest'ultima, egli scrisse queste parole : « Non è utile la pena di morte per l'esempio di atrocità che da agli uomini. Mi pare assurdo che le leggi, le quali detestano e puniscono l'omicidio, ne commettano uno esse medesime... ». Per combattere l'ingiustizia delle leggi (allora i nobili venivano giudicati da leggi speciali, che erano meno severe di quelle riservate al popolo) egli scrisse che « le pene devono essere le medesime per il primo e per l'ultimo cittadino! ».Cesare Beccaria 1738 - 1794

PUBBLICI RICONOSCIMENTI
Le conseguenze che derivarono dal libro del Beccaria furono sorprendenti: in Austria venne abolita la tortura, il granduca di Toscana Pietro Leopoldo abolì la pena di morte e persino Caterina II di Russia fece riformare le leggi penali secondo i princìpi del giovane giurista milanese. Intanto a Cesare Beccaria, divenuto di colpo famoso in tutta Europa, cominciarono a giungere i primi riconoscimenti pubblici. Nel 1766 venne invitato a Parigi dai più grandi scrittori francesi, desiderosi di conoscere l'autore di un'opera così importante; due anni dopo fu nominato professore di economia politica nelle Scuole Palatine a Milano, nel 1771 fu chiamato a far parte del Supremo Consiglio di Economia.
Nel frattempo, il Beccaria iniziava la collaborazione a « II Caffè », il giornale politico-letterario fondato da Pietro Verri (anno 1764), e pubblicava la prima parte delle Ricerche intorno alla natura dello stile (anno 1770), un trattato di argomento letterario.
Nel 1774 gli morì la moglie, dalla quale aveva avuto due figlie, Maria e Giulia (quest'ultima fu poi la madre di Alessandro Manzoni), e nello stesso anno sposò Donna Anna Barbò. Da quell'anno e fino al momento della sua morte (anno 1794), il Beccaria non pubblicò opere importanti. Preferì mettere la sua esperienza di economista e di giurista al servizio dello Stato. Accettò così le numerose cariche che gli vennero via via offerte. Divenne membro della Delegazione per la riforma delle monete, fu Conservatore del Tribunale di Sanità e infine fece parte della Commissione incaricata di riformare il sistema giudiziario civile e criminale. Un colpo apoplettico gli tolse improvvisamente la vita, a soli cinquantasei anni di età.

(29) Carlo Alberto
(31) Carlo Magno
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(38) Cesare
Beccaria
(39) Cesare Borgia
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014