Caterina di Russia

 

Imperatrice di Russia dal 1762 al 1796, Caterina II, o Caterina la Grande (1729-1796), ebbe un ruolo importante nella trasformazione della monarchia russa in uno Stato moderno. Figlia del principe tedesco di Anhalt-Zerbst, il suo nome era originariamente Sophie Fredericke Augusta. All'età di quindici anni andò in Russia come sposa di Pietro, nipote ed erede della zarina Elisabetta.
Elisabetta morì il 25 dicembre 1761 e il marito di Caterina le succedette col nome di Pietro III. Il nuovo sovrano si rese tuttavia presto impopolare per le sue simpatie filoprussiane, specialmente presso un gruppo di ufficiali dell'Esercito, che, guidati da Aleksei Orlov (il cui fratello, Grigori, era l'amante di Caterina), lo depose con un colpo di stato nel giugno 1762. Ucciso Pietro pochi giorni dopo, Caterina divenne la sovrana assoluta del più vasto impero europeo, a cui lingua non riuscì mai a parlare correttamente e senza accento.
All'età di trentatre anni Caterina era non solo una donna affascinante (i cui numerosi amori dominano le storie popolari della sua vita), ma anche insolitamente colta e
profondamente coinvolta nella cultura del suo tempo. Era un'infaticabile lavoratrice e sapeva scegliere collaboratori capaci per esempio Nikita Panin per la politica estera, Aleksander suvorov per le questioni militari e Grigori Potemkin per l'amministrazione. Imbevuta delle idee dell'illuminismo, Caterina aspirò a completare l'opera avviata da Pietro I occidentalizzare la Russia, ma con metodi nuovi: diversamente da Pietro, infatti, non cercò di costringere la società a porsi al servizio dello Stato, ma piuttosto incoraggiò l'iniziativa privata e il perseguimento dell'interesse individuale. Questa politica ebbe moderato successo, con la classe dirigente, ma fallì completamente con la stragrande maggioranza della popolazione, i contadini-servi.
Per conoscere i bisogni del paese e per acquistare popolarità, Caterina convocò nel 1767 una speciale commissione con il compito di redigere un nuovo codice ispirato a Montesquieu e a Beccaria (per il quale tracciò le linee essenziali nella Nakaz, o Istruzione); questa iniziativa non ebbe tuttavia alcun risultato concreto. Nel 1773 l'avventuriero Emeljan Pucacev, autoproclamatosi zar, guidò i cosacchi, i contadini ed altri gruppi sociali ed etnici scontenti della loro posizione all'interno dell'impero, in una rivolta che sconvolse ampie zone della Russia orientale. La rivolta venne brutalmente schiacciata dall'Esercito nel 1775, ma ebbe l'effetto di sensibilizzare Caterina sulla necessità di introdurre nuove riforme. Nel 1775 riorganizzò l'amministrazione locale, integrò i cosacchi nell'Esercito regolare, e portò sotto l'amministrazione dello Stato i servi della gleba di fede cristiano-ortodossa. Nel 1785 emanò due carte, una per le città e una per la nobiltà, per coinvolgere le classi istruite nell'amministrazione locale, offrendo loro in cambio protezione per il loro status e i loro diritti di proprietà.
Con lo stesso spirito, Caterina fondò una Libera società economica (1765) allo scopo di incoraggiare la moderniz-zazione dell'agricoltura e della manifattura. Promosse inoltre il commercio e lo sviluppo delle regioni sottopopolate favorendo l'immigrazione di coloni da paesi stranieri, come i tedeschi sul Volga, e fondò nuove città (Odessa, per esempio), e varie imprese commerciali nel Mar Nero. Ella stessa prolifica scrittrice, protesse le arti e le lettere, permise la fondazione di case editrici private e rese la censura meno rigida. Sotto il suo patrocinio l'Università di Mosca e l'Accademia delle scienze divennero centri culturali e scientifici riconosciuti a livello internazionale; aumentò il numero delle scuole statali e private. Di conseguenza anche la nobiltà russa (e parte della borghesia) iniziarono a fondare associazioni per la promozione della scuola e della cultura; ma Caterina, che non voleva perdere il controllo sulla politica sociale e culturale, guardò con sospetto queste iniziative. Lo scoppio della Rivoluzione francese (1789) e la pubblicazione del Viaggio da Pietroburgo a Mosca di Aleksandr Radiscev (1790) - nel quale l'autore denunciava i mali della servitù della gleba, l'immoralità della società e gli abusi del governo, portarono Caterina a imporre misure repressive, che a loro volta le alienarono il consenso di gran parte del mondo della cultura.
In politica estera, fu ambizione di Caterina espandere l'impero russo obiettivo che riuscì in misura notevole a conseguire. A seguito di due guerre vittoriose contro la Turchia (le guerre russo-turche del 1768-74 e del 1787-82) la Russia ottenne il controllo della Crimea, realizzando così il suo sogno plurisecolare di insediarsi sulla sponda settentrionale del Mar Nero. Anche le terre fertili dell'Ucraina vennero aperte alla colonizzazione, divenendo presto il granaio d'Europa. Infine Caterina partecipò alle spartizioni della Polonia (1772, 1792 e 1795) acquisendo la parte orientale di quel paese al dominio russo.
Quando Caterina morì, alla fine del secolo, la società russa aveva assunto ormai una fisionomia che avrebbe conservato per decenni, la sua cultura aveva piantato salde radici, e l'impero stava giocando un ruolo fondamentale nella vita politica del mondo occidentale.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014