Carlo Marx

 

IL BARONE TEDESCO von Muller di Treviri, uomo ricchissimo e profondamente religioso, diede un giorno un pranzo e volle che al suo fianco sedesse il piccolo Carlo Marx, allora decenne, di cui ammirava la viva intelligenza. Prima che il pranzo fosse servito, il barone recitò devotamente ed umilmente le preghiere, quindi ordinò che si servisse in tavola. I camerieri erano svelti, pronti e rispettosi. Accadde, però, che uno di essi, per distrazione, rovesciasse il contenuto di una salsiera sul vestito del ragazzo. Ci fu subito un accorrere di altri camerieri, mentre il colpevole sembrava paralizzato dallo spavento. Sei licenziato, disse furente il padrone. Eccellenza, mi perdoni... implorò il poveretto. Sei licenziato...
A questo punto Carlo Marx si alzò di scatto e fece per allontanarsi. Dove vai? gli chiese l'ospite. Ed il ragazzo, rosso in viso, rispose: Lei ha pregato come un servo devoto e Dio le ha concesso un ottimo pranzo, ma in qualità di padrone non sa ascoltare le preghiere di quest'uomo....
Fu, forse, questo il primo gesto compiuto da Carlo Marx che dimostrò chiaramente fin d'allora il suo deciso temperamento.

LA VITA
Carlo Marx nacque il 5 maggio 1818 a Treviri, in Germania, da genitori ebrei. Suo nonno si chiamava Marx Levi, un nome chiaramente ebreo; ma egli si fece chiamare soltanto Marx. Fu così che i suoi discendenti ebbero questo cognome. Dopo aver compiuto gli studi classici a Treviri, Carlo Marx frequentò l'Università di Bonn e poi quella di Berlino. Nel 1841 si laureò in legge presso l'Università di Jena. Carlo Marx era uno studioso nato: amava approfondire i problemi che gli si presentavano ancora insoluti, voleva sempre più apprendere. Ed era proprio quest'ansia di imparare che durante gli anni dell'università lo induceva, ogni volta che si imbatteva in un argomento interessante, a lavorare fino a notte, a trascurare gli amici, a sottrarsi alla vita piacevole dei goliardi del tempo. In altri momenti ridiventava ottimo compagno di divertimenti, giocatore accanito e gran bevitore. Quasi sempre nella sua vita alternò periodi di studio intenso a periodi di divertimento sfrenato. Gli studi giuridici non furono i soli ad appassionare Carlo Marx ; egli si interessò anche alla letteratura e, soprattutto, alla poesia. Più tardi scoprì in sé la vocazione per la filosofia, soprattutto per quella parte della filosofia che studia la società umana, i rapporti fra gli uomini e l'economia degli Stati. Intorno a questi problemi scrisse un'opera intitolata: Critica dell'economia politica, nella quale esaminò il progressivo sviluppo dell'economia attraverso i secoli. A questa materia egli dedicò Carlo Marxveramente tutte le sue forze. Passava intere notti al tavolo immerso nello studio, mentre di giorno partecipava a lunghe ed animate discussioni con gli amici nelle birrerie e nelle modeste stanzette degli studenti suoi coetanei. Ad un certo momento della sua vita Carlo Marx si rese però conto che le idee erano una bellissima cosa, ma bisognava trasformarle in qualcosa di pratico per renderle utili; bisognava cioè cominciare a propagarle, farle capire agli altri. Pensò quindi di dedicarsi al giornalismo e divenne collaboratore della Gazzetta renana. Ma quando si accorse che il giornale non gli permetteva di esprimere liberamente le proprie idee, abbandonò la Germania e si rifugiò a Parigi dove fondò una nuova rivista, che però non ottenne purtroppo il successo sperato. Nel frattempo, dopo varie difficoltà, sposò nel 1843 l'adorata Jenny, sua carissima e amata amica d'infanzia. Dopo alcuni anni, a causa delle sue idee rivoluzionarie, Marx venne espulso da Parigi; si rifugiò a Bruxelles, la città da cui insieme al filosofo Engels, nel 1848, lanciò al mondo il Manifesto del partito comunista, che terminava con l'invocazione: Proletari di tutto il mondo unitevi! Il manifesto conteneva le idee fondamentali che poi Carlo Marx sviluppò negli scritti posteriori, specialmente nell'importante opera Il Capitale che viene considerata il suo capolavoro. Marx, rivolgendosi agli operai di tutto il mondo, preannunciava un'epoca in cui la proprietà privata sarebbe scomparsa e i beni sarebbero diventati comuni a tutti gli uomini; lo Stato doveva essere l'unico amministratore di questi beni.
A Bruxelles intanto scoppiarono tumulti popolari che vennero attribuiti alla propaganda marxista.
Marx venne perciò espulso dal Belgio; trovò rifugio a Parigi, poi in Germania, dove fondò un giornale. Ma l'appello lanciato al popolo tedesco perché rifiutasse di pagare le tasse cagionò il sequestro del giornale e un lungo processo contro lo scrittore. Marx, benché assolto, venne esiliato e si recò a Londra, dove egli visse dal 1848 al 1883. In quegli anni di esilio la famiglia del filosofo versò in tristi condizioni e fu aiutata dall'amico Engels che, alla morte di Marx, curò anche molti suoi scritti inediti.
Nel 1864 Carlo Marx fondò l'Internazionale socialista, cioè un'associazione che doveva riunire in un'unica armata gli operai d'Europa e d'America. Egli stesso dettò le regole e gli scopi da raggiungere: l'obbligo del lavoro per tutti, la comunità della ricchezza e il dominio della classe operaia.
Per parecchi anni Marx dedicò ogni sua energia all'organizzazione del movimento comunista nei vari paesi; ma dopo il 1872, quando il consiglio generale dell'Internazionale venne trasferito a New York, egli si ritirò da ogni attività pratica e si dedicò a studi linguistici e storici. La salute debole e la perdita della moglie e di una figlia prostrarono la fibra del pensatore. Carlo Marx morì a Londra, il 14 marzo del 1883, all'età di 65 anni.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014