Carlo Martello

 

17 OTTOBRE 732 dopo Cristo. La grande armata dei Franchi si dispone ad affrontare l'urto dell'armata araba nei pressi di Poitiers, una cittadina della Francia occidentale. Fin là son giunti i Maomettani, dopo aver invaso la Spagna e varcato i Pirenei. Se non saranno fermati, l'intera Europa centrale si aprirà dinanzi a loro. I guerrieri franchi si raccolgono formando un immenso quadrato, i cui lati sono una muraglia di scudi irta di lance e di spade.
Contro questa formazione si avventano i cavalieri arabi; vi cozzano contro, vi volteggiano intorno, ma non riescono a rompere la massa compatta dei guerrieri cristiani. Gli attacchi si susseguono fino al giungere della sera. Il mattino seguente i Franchi si accorgono che l'accampamento arabo è deserto. I Musulmani, compresa l'impossibilità di battere un tale esercito, s'erano ritirati durante la notte. In seguito ripassarono i Pirenei e rinunciarono per sempre alla conquista dell'Europa dall'occidente. Il comandante di quell'armata, che potè dirsi salvatrice della cristianità, era Carlo Martello. Era forse un re? Per comprendere chi egli fosse, occorre dare uno sguardo alle condizioni politiche della Gallia in quel tempo.

I FRANCHI
L'Impero romano, grande forza ordinatrice, è da poco caduto in sfacelo. Un gran numero di popoli giovani e bellicosi, infiltratisi dal nord, si contende i suoi territori; un numero ancor più grande di re, principi, generali e nobili si disputa il governo di questi nuovi Stati.
Mentre in Italia si succedono la dominazione gotica, la bizantina e la longobarda, in Gallia si va stabilendo il dominio di un forte popolo venuto dalle regioni germaniche: i Franchi. Questo popolo, unico fra i popoli barbari, s'è convertito al cattolicesimo fin dal secolo V ed è divenuto il più valido difensore della Chiesa di Roma. I suoi re sono chiamati Merovingi da Meroveo, nome di un lontano capostipite della famiglia. Clodoveo, vissuto dal 481 al 511, è il più saggio e valoroso dei re Merovingi.
I suoi successóri, che dopo circa due secoli governano ancora la Francia, sono ben diversi da lui: hanno preso la consuetudine di non occuparsi affatto degli affari di governo; divenuti inetti e oziosi, non hanno né la capacità né la voglia di amministrare lo Stato e di guidare l'esercito nelle continue guerre contro i popoli rivali. Essi conducono una vita tale che sono soprannominati, dai loro stessi sudditi, re fannulloni.
Chi svolge tutte le attività di governo in loro vece è il maestro di palazzo o maggiordomo. Questo titolo, da principio, non significa altro che capo della servitù del palazzo del re. Ma i sovrani, che desiderano occuparsi il meno possibile delle questioni di Stato, cominciano con l'affidare a costoro un numero sempre maggiore di incarichi. Gradatamente il maestro di palazzo diviene un vero e proprio primo ministro del re; non solo, ma chi occupa questa carica diventa immancabilmente più abile, più competente e anche più potente, negli affari di Stato, dello stesso sovrano. E la carica diventa addirittura ereditaria. Carlo Martello fu uno di questi: un maestro di palazzo. Tutti i testi di storia medioevale ricordano il suo nome; pochissimi invece ricordano i nomi dei re Merovingi di cui Carlo Martello fu servitore.

LA VITA
Carlo Martello era figlio di Pipino di Heristal, anch'egli maestro di palazzo. Alla morte del padre, due fratellastri di Carlo Martello si divisero il maggiordomato, riservandosi l'uno il governo della Austrasia, l'altro quello della Neustria. Carlo rimase pressoché prigioniero della matrigna. Fuggito, sconfisse i fratelli e riunificò le due parti del regno dei Franchi, rimanendone l'unico capo. Fu maggiordomo di due re Merovingi, ma governò sempre egli stesso con assoluta potestà. Alla morte del secondo sovrano, lasciò addirittura il trono vacante per diversi anni, senza preoccuparsi di disporre per l'incoronazione dell'inutile successore. Condusse guerre vittoriose contro i Frisoni, i Sassoni, gli Alamanni e i Bàvari, estendendo i confini del suo regno. Dopo la vittoria di Poitiers, tolse agli Arabi anche Avignone respingendoli definitivamente oltre i Pirenei. Si occupò di inviare missionari cristiani presso i popoli germanici.
Morì il 22 ottobre 741 lasciando il maggiordomato al figlio Pipino il Breve. Costui fece quello che tutti attendevano e che Carlo Martello non aveva ritenuto opportuno di fare: rinchiuse in un convento il proprio re e si proclamò re egli stesso nel 751. Si iniziò così una nuova dinastia: quella dei Carolingi. Non trascorrerà molto tempo che i Carolingi saranno alla testa di un Impero; Pipino, infatti, ebbe un figlio che chiamò Carlo e fu Carlo Magno, il grande fondatore del Sacro Romano Impero.

(23) Bartolomeo
Colleoni
(24) Bartolomeo
Diaz
(25) Benvenuto
Cellini
(26) Bonifacio VIII
(27) Buddha
(28) Cavour
(29) Carlo Alberto
(31) Carlo Magno
(32) Carlo Martello
(33) Carlo Marx
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014