Carlo Alberto

 

IN PIENA NOTTE del 23 marzo 1849, nei pressi di Novara, una carrozza trainata da due cavalli viene fermata da una pattuglia di gendarmi austriaci. Sono il conte De Barge e sono diretto in Francia, dice un uomo alto e magro dall'interno della carrozza. E così dicendo, presenta ai soldati il suo passaporto. Sehr gutì (molto bene!), esclama il comandante della pattuglia, dopo aver esaminato attentamente il documento. Ritornato in possesso del passaporto, il conte De Barge può così riprendere il suo viaggio. Ma quel viaggiatore non è affatto il conte De Barge: sotto questo nome si nasconde nientemeno che l'ex re di Sardegna, Carlo Alberto. Sconfìtto il giorno prima a Novara dagli Austriaci, egli ha abdicato ed ora è in viaggio per raggiungere il Portogallo ove si ritirerà in volontario esilio.

REGGENTE DEL TRONO DI SARDEGNA
Nel marzo del 1821, i Carbonari del Piemonte decidono di agire: a Torino, Alessandria, Vercelli e Pinerolo essi fanno scoppiare delle rivolte al grido di Viva la Costituzione! Guerra all'Austria! Preso alla sprovvista e indeciso sul da farsi, il vecchio re Vittorio Emanuele I preferisce abdicare.
Successore ne è il fratello Carlo Felice; ma poiché questi si trova a Modena, presso la corte di Francesco IV, il regno viene affidato temporaneamente al nipote Carlo Alberto.
La notizia che il ventitreenne principe di Casa Savoia ha assunto la reggenza riempie di gioia i Carbonari. Poiché Carlo Alberto è amico di alcuni patrioti italiani, i Carbonari sperano che egli sia propenso a concedere la Costituzione. Ma il giovane principe dichiara di non poterla concedere, perché deve attendere disposizioni da Carlo Felice. Intanto tutta Torino è in rivolta. Allora Carlo Alberto, di fronte all'insurrezione popolare, concede la Costituzione.
Ma la gioia dei patrioti piemontesi dura ben poco: alcuni giorni dopo essi vengono a sapere che Carlo Alberto, ubbidiente a un ordine di Carlo Felice, ha lasciato di nascosto Torino per andare in esilio in Toscana. Le truppe austriache, inviate in Piemonte da Carlo Felice, riescono a disperdere facilmente i rivoluzionari. Carlo Alberto si trova intanto in una situazione molto spiacevole: è malvisto dai patrioti italiani perché li ha abbandonati e nello stesso tempo si trova colpevole di fronte alla Casa Savoia per aver concesso la Costituzione.Carlo Alberto ritratto del 1833

RE DI SARDEGNA
Dieci anni dopo (aprile del 1831), Carlo Alberto, in seguito alla morte di Carlo Felice, diviene re di Sardegna. È naturale che i patrioti non lo vedano con molta simpatia: essi non dimenticano la sua fuga da Torino.
Tuttavia, non pochi di loro vogliono tentare di farsi alleato il sovrano di Casa Savoia per cacciare gli Austriaci dall'Italia. Giuseppe Mazzini, il fondatore della Giovine Italia gli indirizza queste parole: Sire, respingete l'Austria, stringetevi in lega con l'Italia! Ponetevi alla testa della Nazione e scrivete sulla vostra bandiera: Unione, Libertà, Indipendenza! Ma ancora una volta Carlo Alberto delude l'aspettativa dei patrioti italiani: non solo non accetta l'invito di Mazzini, ma, per tutta risposta, minaccia pene severissime per tutti gli iscritti alla Giovine Italia. Ma, col passare degli anni, Carlo Alberto si va convincendo che il desiderio dei patrioti italiani di liberarsi dal tirannico dominio dell'Austria è più che sacrosanto. Nel 1845, egli rivolge al ministro Massimo D'Azeglio queste parole :
Presentandosi l'occasione, la mia vita, la vita dei miei figli, le mie armi, i miei averi, il nostro esercito, tutto sarà speso per la causa italiana. Ormai non ci sono dubbi: Carlo Alberto è pronto a schierare il suo esercito contro l'Austria.

GUERRA ALL'AUSTRIA
Nel 1848, Carlo Alberto dimostra coi fatti di essere contrario al domìnio dispotico che gli Austriaci hanno instaurato soprattutto nel Lombardo-Veneto. Il 4 marzo di quell'anno, concede la Costituzione, che diverrà poi lo Statuto del Regno d'Italia e, diciannove giorni dopo (il 23 marzo), si decide a dichiarare guerra all'Austria. L'entusiasmo dei patrioti italiani è enorme: da tutte le regioni affluiscono volontari per arruolarsi nell'esercito piemontese. Il 26 marzo, Carlo Alberto raggiunge il grosso dell'esercito che si è concentrato a Pavia. Ai suoi soldati, che si accingono ad affrontare un nemico molto più numeroso e ben armato, Carlo Alberto rivolge queste parole: Per vincere, basterà che vi ricordiate di essere soldati italiani!
I primi mesi di guerra sono favorevoli ai Piemontesi: il 30 maggio essi riescono a sconfiggere duramente gli Austriaci presso Goito e a scacciarli dalla fortezza di Peschiera. Esultanti per queste due grandi vittorie, i soldati piemontesi acclamano Carlo Alberto re d'Italia. Ma la fortuna di Carlo Alberto si arresta qui.
Ricevuti grandi rinforzi, gli Austriaci sferrano una poderosa offensiva e travolgono l'esercito piemontese. Sebbene Carlo Alberto tenti di contenere ad ogni costo l'avanzata nemica, la sconfitta dei Piemontesi appare ben presto irreparabile.
Nei primi giorni dì agosto, egli si vede costretto a concludere un armistizio.
Ma Carlo Alberto non si vuole dare per vinto. Decide di riorganizzare l'esercito per riprendere la guerra contro l'Austria.
Il 12 marzo 1849, egli disdice l'armistizio e il 20 da inizio alle ostilità. Ma l'attende una nuova e più tremenda sconfitta: agli Austriaci bastano solo pochi giorni per sbaragliare l'esercito piemontese a Novara.

L'ESILIO VOLONTARIO
Quando, la sera stessa della grande sconfìtta, giungono le condizioni di pace imposte dall'Austria, Carlo Alberto le ritiene disonoranti. Radunati allora i suoi generali, egli rivolge loro queste parole: Signori, forse ora la mia persona è causa che il nemico non si pieghi ad accordare condizioni di pace meno gravi. Rinuncio quindi alla corona ed abdico in favore di mio figlio Vittorio Emanuele, il quale potrà ottenere dal vincitore patti migliori. Detto questo, si congeda dai presenti.
Fatto poi preparare un passaporto intestato al nome del conte De Barge, egli si pone subito in viaggio per raggiungere il Portogallo. Il 20 aprile, Carlo Alberto giunge ad Oporto. Il suo esilio volontario dura appena tre mesi: il 28 luglio 1849 Carlo Alberto cessa di vivere. Il suo corpo, imbalsamato, viene riportato a Torino e sepolto nella Basilica di Superga, ove tuttora riposa.

(20) Attila
(21) Augusto
(23) Bartolomeo
Colleoni
(24) Bartolomeo
Diaz
(25) Benvenuto
Cellini
(26) Bonifacio VIII
(27) Buddha
(28) Cavour
(29) Carlo Alberto
(31) Carlo Magno
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014