Camillo Benso conte di Cavour

 

Badate bene a ciò che fate. Cavour farà presto a dominarvi tutti; vi manderà via; sarà lui il primo ministro..." Sono le parole che il re Vittorio Emanuele II disse a Massimo d'Azeglio (allora presidente del Consiglio del regno di Sardegna, comprendente il Piemonte) quando nel 1850 gli propose di nominare Cavour ministro dell'Agricoltura e del Commercio. Allora Cavour ha quarant'anni e un passato di tutto rispetto. Nato a Torino il 10 agosto del 1810 da una famiglia di nobili proprietari terrieri, era stato destinato alla carriera militare, diventando ufficiale del Genio; ma a causa delle sue tendenze liberali, rinuncia ben presto (1831) alla carriera militare per dedicarsi a studi di economia politica e di tecnica agricola. Uomo di ampie vedute in politica interna ed estera, all'estero (Svizzera, Francia, Belgio, Inghilterra) si era fatta una profonda conoscenza delle soluzioni politiche ed economiche adottate dai più progrediti Paesi europei; in patria aveva trasformato la sua tenuta agricola nel Vercellese in un modello di azienda moderna, aveva partecipato alla fondazione della Banca di Torino, era stato promotore di varie iniziative alte a favorire lo sviluppo industriale e commerciale del Piemonte. Quanto alle idee politiche, bastava leggere i suoi articoli sul giornale II Risorgimento: aveva invitato re Carlo Alberto a concedere lo Statuto e ad entrare in guerra contro l'Austria (1848). Cavour entra a far parte del governo del regno sardo con una convinzione ben precisa: il fallimento di tutti i moti insurrezionali (della Carboneria e mazziniani) hanno rivelato l'inefficacia di ogni estremismo e la necessità invece di sapersi adattare di volta in volta alle varie circostanze che offre la realtà politica. Insomma, Cavour ha tutte le carte in regola per orientare la politica del piccolo Stato piemontese, avviato ormai a diventare lo Stato-guida d'Italia. In pochi anni Cavour mette in sesto l'economia del Piemonte, giunto sull'orlo del fallimento dopo la disastrosa guerra contro l'Austria (la sconfitta di Novara del 1849).
Nel 1852, caduto il ministero d'Azeglio, egli viene nominato Presidente del Consiglio, e può dare così inizio a quella grande opera di statista, che doveva dare un fondamentale contributo al Risorgimento italiano e l'avrebbe fatto passare alla Storia. 14 aprile 1855: nella piazza d'armi di Alessandria sono schierati 15 000 soldati di ogni arma, in pieno assetto di guerra. È l'esercito del piccolo Piemonte destinato a combattere nella lontana Crimea (Ucraina), a fianco degli alleati francesi e inglesi, contro la Russia, che ha attaccato la Turchia. "Io sono certo che le onoreficenze che il nostro esercito avrà nelle regioni orientali, gioveranno per la sorte d'Italia più di quello che non abbiano fatto tutti coloro che con interpretazioni e scritti hanno cercato di rialzare l'onore delle armi italiane". Queste sono le parole di Cavour. E dimostrerà di avere ragione. A guerra ultimata vittoriosamente, a Parigi (1856) per trattare la pace, Cavour può sedere alla pari fra i rappresentanti delle grandi potenze europee. E in quella occasione si propone tre obiettivi (centrati in pieno): esporre il problema italiano, rendere impopolare la politica austriaca, trovare alleati alla causa italiana. E il ministro francese arriva ad affermare che "in Italia si deve riparare a quello stato di cose che poteva essere causa di una guerra nel cuore dell'Europa". Ora il piccolo regno sardo non è più solo nella lotta contro il potente impero camillo benso conte di cavouraustriaco. Dopo sette anni di tenace e accorta diplomazia Cavour ha in mano la carta vincente: un accordo con la Francia, dove, nel frattempo è salito al trono Napoleone III (nipote del grande Napoleone). L'accordo era questo: la Francia si impegnava a intervenire a fianco del Piemonte in caso di aggressione dell'Austria. Si trattava, dunque, di provocare l'aggressione. E Cavour con febbrile attività organizza l'esercito, lo prepara alla guerra fino a quando, nell'aprile del 1859, giunge il tanto sospirato ultimatum dell'Austria che dice: il disarmo o la guerra. Tre giorni concede l'Austria per avere una risposta e puntualmente dopo tre giorni Cavour consegna a due inviati austriaci una lettera nella quale, a nome del re, respinge l'ultimatum. E la guerra (la seconda guerra per l'indipendenza), che verrà combattuta a fianco di circa 200 000 soldati francesi. I risultati del conflitto, in seguito all'inaspettato armistizio di Villafranca firmato da Napoleone III con l'Austria, deludono le speranze di Cavour: il regno di Sardegna ottiene soltanto la Lombardia, fino allora sottoposta all'Austria.
Scopo principale dell'opera di Cavour era quello di fare dell'Italia una nazione unita e indipendente. Un progetto non certo facile: se l'Inghilterra si mostra favorevole, la Francia di Napoleone III non vede di buon occhio il costituirsi di un regno unito e forte ai suoi confini. Bisogna agire con molta circospezione. E così, quando Garibaldi organizza la spedizione dei Mille per liberare dai Borboni la Sicilia e il Meridione d'Italia (1860), Cavour decide sì di aiutarlo militarmente, ma di nascosto. Compiuta l'impresa garibaldina, il 14 marzo 1861 viene proclamato il regno d'Italia, con capitale Torino. Ma l'opera non è compiuta: mancano Venezia e Roma, come capitale d'Italia. E Cavour si mette nuovamente all'opera: per Venezia medita un'alleanza con la Prussia contro l'Austria (che di fatto avverrà nel 1866), per Roma tenta di accordarsi col Papa (il Lazio è possedimento della Chiesa).
Ma ai primi di giugno del 1861 si diffonde per Torino una tristissima notizia: Cavour è in fin di vita. La gente è sbigottita: l'immagine che si è fatta di Cavour è quella di un uomo non solo dalla volontà di ferro, ma anche in perfetta salute. Ma la salute vacillava da tempo: agli amici aveva detto "non ce la faccio più, ma devo lavorare, il Paese ha bisogno di me". La sera del 5 giugno re Vittorio Emanuele II si reca al letto del morente per salutare (per l'ultima volta) il suo fedele e illustre consigliere, l'intelligente tessitore di abilissime trame diplomatiche. La mattina dopo il grande statista cessa di vivere e viene proclamato il lutto nazionale. La sua salma si trova nella tomba di famiglia del piccolo paese di Santena(Torino).
LA "VACANZA" A PLOMBIÈRES
Una notte di luglio del 1858 a Plombières, centro termale del dipartimento dei Vosgi (Francia), giunge un uomo vestito alla buona, con barbetta intorno al mento e occhietti acuti dietro gli occhiali d'oro. Ha l'aspetto di un commerciante e invece è Cavour. Aveva fatto sapere ai suoi colleghi di governo di aver bisogno di qualche giorno di riposo "lontano dalla politica". E a Plombières, c'è anche l'imperatore dei francesi Napoleone III, (il sovrano più idoneo, secondo il Cavour, ad appoggiare le aspirazioni italiane), anch 'egli ufficialmente in vacanza. Tutti ritengono che l'incontro tra i due sia casuale. Ed è un bene che sia così, perché l'Austria tiene gli occhi ben aperti... Ed ecco che cosa scrive Cavour il 14 luglio al ministro Luciano Lamarmora, l'unico a cui aveva spiegato la vera ragione del suo viaggio: "prega il cielo di ispirarmi affinchè non faccia delle minchionerie in questo momento supremo...non sono senza inquietudine". E otto giorni dopo Cavour invia quest'altra missiva: 'Eccomi a Strasburgo dopo aver compiuto la mia "corsa" a Plombières. Sono soddisfattissimo". Nella "vacanza" di Plombières era riuscito a gettare le basi dell'alleanza per la prossima guerra contro l'Austria.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014