Siddhatta Gotama il Buddha

 

GIÀ MOLTI SECOLI prima dell'inizio dell'era cristiana, l'India era un magnifico paese. Vi era fiorita una grande civiltà che aveva dato grandi opere d'arte e soprattutto opere di poesia e di pensiero. Gli antichi inni dei Veda, i testi dei Brahmana e delle Upanisad erano i frutti delle meditazioni di molte generazioni di saggi.
Erano infatti costumi assai diffusi, in quel paese, che gli uomini dedicassero la propria vita a cercare di risolvere i più importanti problemi della vita umana: per qual fine siamo stati creati? che cosa ci aspetta dopo che siamo morti? forse nuove incarnazioni? e quale importanza hanno per l'uomo i dolori e le gioie della sua vita? Per trovare la risposta a tutte queste domande, molti uomini passavano gran parte della loro giornata raccolti in profonde meditazioni. Osservando la vicenda della vita umana e meditandovi sopra, essi erano arrivati alla convinzione che l'unica parte dell'uomo degna di considerazione fosse lo spirito e che il corpo fosse un ingombrante fardello. Il corpo, pensavano, procura dolori, malattie e, infine, la morte; anche i sentimenti legati alla nostra vita terrena: affetti, gloria, orgoglio, amore della ricchezza danno più spesso dolori che gioie.
Quelli che erano più convinti di questa verità esposero di soffocare tutti i propri sentimenti e tutte le esigenze del proprio corpo: pensavano in questo modo di liberarsi da ogni dolore.
Lasciavano la casa e la famiglia e si accontentavano di vivere di elemosine, senza possedere nulla: venivano chiamati samana, che vuoi dire asceti. Per rendersi insensibili ad ogni sofferenza, con anni di esercizi imparavano a stare anche per giorni e giorni digiuni, assolutamente immobili, sotto il sole cocente del meriggio e nel gelo della notte; e così rimanevano finché il corpo, domato dalla volontà dello spirito, non sentisse più né fame né sete, né calore né gelo.
Credevano allora che lo spirito, non più distratto da problemi terreni, potesse trovare le grandi Risposte.
la monumentale statua d'oro del Buddha a Bangkok
L'ILLUMINATO
Sul finire del VI secolo avanti Cristo, una grande notizia si sparse fra le genti dell'India.
Era apparso un uomo che veramente aveva superato il dolore e che aveva fermato per sempre il ciclo delle proprie reincarnazioni. Egli aveva trovato la Verità, perciò era chiamato il Buddha, che significa l'Illuminato, il Sublime.
Il Buddha andava di paese in paese, attorniato da una folla di discepoli, e a tutti insegnava quello che aveva appreso durante le sue lunghe meditazioni. Chiunque lo avvicinava restava intimamente toccato e commosso, solo osservando il suo volto, i suoi gesti e il suo modo di parlare. Sul suo viso v'era perennemente un fine, lievissimo sorriso, benigno e infantile ma forse un poco ironico; era impenetrabile, ma esprimeva saggezza e tranquillità. Il suo sguardo era costantemente abbassato ed esprimeva modestia, discrezione, riservatezza.
Ogni suo gesto emanava pace e perfezione: nulla mai che indicasse fretta, agitazione, desiderio di qualche cosa. La sua parola fluiva pacata, calma: esprimeva serenità, comprensione, tolleranza.
Egli era l'esempio vivente di quell'assoluto distacco dalle cose terrene, a cui tutti i saggi e gli asceti aspiravano a giungere.
Eppure il Buddha non invitava a praticare le dure penitenze degli asceti; egli era giunto ed insegnava a giungere alla perfezione pur rispettando le esigenze della condizione umana ( Via Media ).
Sì, la vita è dolore, egli insegnava, e la massima felicità per un uomo è quella di non dover più rinascere. Ma per ottenere ciò, l'uomo deve, in ogni reincarnazione, sempre più avvicinarsi alla perfezione; l'uomo che sarà divenuto perfetto potrà finalmente entrare nel Nirvana, cioè divenire una sola cosa con lo Spirito Universale. Con questo nome egli indicava la Forza che presiede il creato, della quale, però, evitò di parlare e che non volle mai personificare in un dio.

LA VITA DEL BUDDHA
Siddhatta Gotama nacque nella città di Kapilavatthu, nel territorio dell'attuale Stato del Nepal, circa l'anno 567 prima della venuta di Cristo.
Era figlio del re Suddhodana, appartenente alla nobile stirpe dei Sakya.
La sua vita, avvolta in gran parte nella leggenda, è simile a quella di tanti grandi che si dedicarono a far dono agli uomini della luce della loro saggezza; è simile, persino, alla vita di alcuni grandi santi cristiani, che lasciarono le ricchezze in cui erano cresciuti per dedicarsi alla diffusione della loro fede.
Anche Gotama, infatti, trascorse l'infanzia e la giovinezza fra lo sfarzo e gli agi della casa paterna. Si sposò ed ebbe un figlio.
Ma, giunto a ventinove anni, cominciò a riflettere sulla vanità delle gioie umane e a sentirsi turbato dalla visione del dolore. Decise di dedicare la propria vita ad uno scopo più alto che il proprio benessere.
Abbandonò la famiglia e si fece monaco, vivendo di elemosine. Studiò presso i dotti; ma, non trovando ancora la pace del cuore, si unì a un gruppo di asceti. Trascorse con essi alcuni anni macerandosi in durissime penitenze. Un giorno, mentre meditava seduto sotto un albero, il suo pensiero trovò la verità che cercava ed egli conquistò la pace assoluta; fu il giorno della « illuminazione ».
Il Buddha smise la vita dell'eremita e si diede alla predicazione. Tenne a Benares il suo primo grande sermone, nel quale parlò della Via Media ed espose le Quattro Nobili Verità e l'Ottuplice Sentiero.
Trascorse poi tutta la sua vita come un semplice monaco ; non possedeva altro che la sua tunica e la ciotola nella quale, girando egli stesso di casa in casa, raccoglieva il riso e i legumi per il suo unico pasto giornaliero. Dotti sacerdoti, anacoreti, ricchi mercanti, guerrieri, lasciavano anch'essi la loro casa per unirsi a lui. Attorniato dai suoi discepoli, il Buddha andava continuamente di paese in paese insegnando a quanti lo avvicinavano la sua verità, confortando tutti ed esortando a vivere rettamente. Morì più che ottantenne.

Buddha riassume i propri insegnamenti nelle Quattro Nobili Verità. che sono:
1) II dolore è universale.
2) La causa del dolore sta nel desiderio egoistico.
3) II dolore viene guarito eliminando il desiderio.
4) II modo di eliminare i desideri è di seguire la Via Media, attenendosi agli Otto Nobili Sentieri.
Il simbolo del Buddhismo è la Ruota della Dottrina. Gli otto raggi rappresentano gli otto Sentieri, seguendo i quali si giunge al Nirvana. I Sentieri indicati dal Buddha sono:
1) Purezza nella fede 5) Purezza nella vita
2) Purezza nella volontà 6) Purezza d'applicazione
3) Purezza nel linguaggio 7) Purezza nella memoria
4) Purezza d'azione 8) Purezza nella meditazione
Per la loro pratica di vita, i seguaci del Buddha specificarono poi il significato del Terzo e del Quarto Sentiero, formulando Cinque precetti, che suonano tanto simili ad alcuni dei Comandamenti della Bibbia:
1) Non uccidere
2) Non rubare
3) Non commettere atti impuri
4) Non mentire
5) Non bere bevande inebrianti.
Questi sono gli insegnamenti di Gotama Siddhatta, sulla scorta dei quali è sorta una delle più grandi religioni della Terra. Gotama non affermò di essere un Dio; e oggi è venerato da più di trecento milioni di fedeli soltanto come un uomo perfetto, illuminato.

LA PAROLA DEL BUDDHA
Chi ha capito che tutte le cose create periscono, non sente più dolore.
Chi ha reciso tutti i legami, allontanato le tentazioni, rinunciato ai desideri, è il più grande degli uomini.
È difficile disciplinare il proprio essere! E potrai insegnarlo agli altri, con l'esempio, allorché sarai riuscito con te stesso.
Le azioni cattive e dannose a noi stessi sono facili a compiersi. Diffìcile è fare ciò che è utile e buono.
È caro al mondo colui che è virtuoso, intelligente, giusto, sincero, e bada ai fatti suoi.
L'odio non cessa con l'odio, ma con l'amore: questa è una vecchia regola.
Un parlare adirato è doloroso e ricadrà su di te. Non parlare aspramente a nessuno perché ti verrà risposto allo stesso modo.
Chi saluta e riverisce i vecchi aumenterà vita, felicità, forza e bellezza proprie.
Chi agisce male, piange in questo e nell'altro mondo, piange in tutti e due.

(18) Aristotele
(19) Assurbanipal
(20) Attila
(21) Augusto
(23) Bartolomeo
Colleoni
(24) Bartolomeo
Diaz
(25) Benvenuto
Cellini
(26) Bonifacio VIII
(27) Buddha
(28) Cavour
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014