Benvenuto Cellini

 

Benvenuto Cellini (Firenze 1500-1571) fu scultore, orafo, architetto e scrittore italiano. La sua drammatica e intensa Autobiografia (1538-62) ritrae un artista complesso, orgoglioso, amante degli onori della corte, ma profondamente indipendente. Figlio di un architetto e musicista fiorentino, Cellini imparò l'arte orafa divenendo abilissimo nelle tecniche di lavorazione dei vari materiali; ma i tempi turbolenti, oltre che la sua inclinazione alla rivalità e alla violenza, lo portarono a spostarsi (1516-40) successivamente da Firenze a Siena, Mantova, Ferrara, Venezia, Napoli, Roma, fino in Francia. Lavorò per il papato e per l'aristocrazia: ebbe tra i suoi protettori Alessandro de' Medici, Ferdinando ed Èrcole Gonzaga, Ippolito d'Este, e i papi Clemente VII e Paolo III.
Dalla fine del 1540, l'artista lavorò a Fontainebleau e a Parigi per Francesco I, per il quale eseguì la famosa saliera in oro e smalti (1543; Vienna, Kunsthistorisches Museum), e iniziò a lavorare alle figure in argento di Giove, Giunone, Vulcano e Marte (ora perdute). Per Francesco egli realizzò inoltre le prime opere su grande scala: il busto di Giulio Cesare (1540-41; ora perduto), e il rilievo bronzeo della Ninfa di Fontainebleau (1543-44; Parigi, Louvre), per la lunetta della porta aurea di Fontainebleau; qui progettò anche una fontana (non eseguita), in previsione della quale iniziò una colossale figura di Marte.benvenuto cellini
Ritornato a Firenze al servizio di Cosimo I de' Medici nel 1545, il Cellini eseguì sculture in competizione con artisti come Bartolomeo Ammannati e Baccio Bandinella nel 1545 fuse il ritratto di Cosimo l (Firenze, Bargello) e nel 1550 quello di Bindo Altoviti (Boston, Gardner Museum), due busti nei quali, nonostante la resa minuziosa dei lineamenti, la somiglianzà ai modelli è subordinata a un interpretazione di maniera, che richiama quella del Bronzino.
L'opera più conosciuta del Cellini è il Perseo, eseguito tra il 1545 e il 1554, la cui fusione (descritta nell Autobiografia e nel Trattato sulla scultura) rappresentò una grande vittoria tecnica. La produzione contemporanea del Cellini include le statue marmoree di Apollo e Giacinto (1546), di Narciso (1547-48), e il restauro di un antico torso come Ganimede (1545-47; tutte a Firenze, Bargello). Fra il 1556 e il 1562 scolpì il Crocifisso marmoreo (Madrid, Escorial), più tardi inviato da Francesco I de' Medici a Filippo II di Spagna; a Firenze progettò su commissione medicea la fontana del Nettuno in piazza della Signoria, terminata dall'Ammannati.
Il Cellini seguì le tendenze stilistiche del tardo manierismo, secondo un vocabolario figurativo desunto dagli esempi classici e da Michelangelo; ma il debito verso quest'ultimo è subordinato a una grazia di tipo lisippeo, particolarmente evidente nei disegni. Egli influenzò notevolmente la pittura e la scultura della scuola di Fontainebleau, lasciando
in eredità agli scultori suoi contemporanei una tecnica fusoria e scultorea così sofisticata da assumere un'importanza di primo piano nel significato artistico dell'opera.

(17) Aristide
(18) Aristotele
(19) Assurbanipal
(20) Attila
(21) Augusto
(23) Bartolomeo
Colleoni
(24) Bartolomeo
Diaz
(25) Benvenuto
Cellini
(26) Bonifacio VIII
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014