Bartolomeo Diaz

 

NELL'ANNO 1447 ebbe luogo a Genova una riunione di esperti economisti europei invitati dal grande banchiere Centurione. Si voleva trovare qualche rimedio alla situazione economica veramente grave che esisteva in tutta Europa. Il denaro perdeva continuamente di valore; infatti l'enorme quantitativo di merci che l'Europa riceveva dai paesi asiatici e africani era sotto il controllo dei mercanti di altri continenti; essi non solo esigevano pagamento in oro, ma definivano i prezzi a loro piacimento e tenevano all'oscuro i mercanti europei sui luoghi nei quali trovavano le merci tanto ricercate, cioè spezie, sete, oro ecc. (l'oro veniva barattato con manufatti).
Uno dei mercati più ricchi di oro era il Continente Africano; il banchiere genovese vi inviò il suo collaboratore Antonio Malfante allo scopo di stabilire dove precisamente si ricavasse l'oro africano e se fosse possibile partecipare al commercio o alla produzione dell'oro stesso. Il genovese attraversò il Sahara, giunse fino alle oasi di Tuat, dove grandi quantitativi d'oro venivano scambiati col sale, sostanza assai 'ricercata in molte zone dell'Africa tropicale. Antonio Malfante seppe che l'oro proveniva dal sud: bisognava cercarlo non nel Sahara o sulle coste, ma in regioni molto lontane, completamente sconosciute agli Europei.

IL PORTOGALLO PRENDE L'INIZIATIVA
La situazione europea andò ancora peggiorando allorché i Turchi conquistarono l'Egitto e divennero padroni di buona parte dell'Asia Minore e quindi dei maggiori porti da cui partivano le merci per l'Europa. In questo modo potevano regolare a loro arbitrio l'economia europea. L'Europa, se non voleva soccombere, doveva fare qualcosa. Chi si mosse per primo fu lo Stato del Portogallo per iniziativa del suo re Enrico, detto poi Enrico il Navigatore. Questo re organizzò a Sagres, sulla costa, una specie di accademia navale. Cartografi, marinai, geografi vi erano chiamati per risolvere via via i problemi geografici ancora oscuri.
L'Africa, ad esempio, poteva essere circumnavigata? Le terre del tropico erano veramente deserte e disabitate? Che cosa c'era di vero nella leggenda raccolta dagli Arabi che al di là del Capo Bojador nell'Africa occidentale, si estendeva il Mare Oscuro cioè la fine del mondo? E una volta doppiata l'Africa, si poteva di là giungere nell'India favolosa? A tutte queste domande molti arditi navigatori, specialmente portoghesi, poterono rispondere prima della fine del XV secolo. Enrico il Navigatore preparò numerose flotte che, via via, navigarono sempre più verso il sud. Il grande re non vide la realizzazione dei suoi sogni perché morì nel 1460, ma la sua opera venne continuata. Grado per grado il mare oscuro venne vinto, superato e nuove terre furono conosciute. Il capitano Diego Cào raggiunse la latitudine 22 gradi sud, presso il Capo Cross, A Capo Cross nel XIX secolo è stata scoperta sepolta dalla sabbia una delle croci in marmo che il capitano aveva l'ordine di piantare nei luoghi di sbarco. Molte notizie si erano potute avere, ma rimaneva sempre da risolvere l'interrogativo più interessante: l'Africa era circumnavigabile? Colui che ne diede materialmente la prova doppiando con le sue navi la punta estrema del continente fu Bartolomeo Diaz.

LA SPEDIZIONE DI DIAZ
Bartolomeo Diaz era un cavaliere della corte del re Giovanni II. Si era guadagnato il grado di capitano al comando di navi che andavano a caricare oro e avorio lungo la costa settentrionale dell'Africa. Nel 1486 ebbe l'incarico di continuare con le esplorazioni della costa occidentale africana fino dove era possibile. Partì con due caravelle da cinquanta tonnellate e una nave di rifornimenti. Il viaggio iniziò molto bene. Forti venti settentrionali spinsero rapidamente le navi verso sud. Venne superato felicemente il temuto Capo Bojador, poi, uno dopo l'altro apparvero sulla costa i forti già costruiti dai Portoghesi. Infine, più avanti, l'equipaggio potè notare le croci di pietra dì Diego Cào alla foce del Congo, a Santa Maria di Benguela e a Capo Cross. Ora il viaggio prosegue in mari ancora inesplorati. Le navi navigano lontane dalla costa resa pericolosa da banchi e scogliere. Incappare in un banco significherebbe la fine; in essi non c'è acqua né traccia di vegetazione. A Natale del 1486 Diaz sbarca in una ampia baia (l'odierna Angra Pequefia) per festeggiare la ricorrenza e per far svagare l'equipaggio, che dimostra di non gradire la continuazione del viaggio tanto pericoloso. Ma Diaz osserva un particolare che lascia sperare bene: i fiumi che provengono dall'interno sono poveri d'acqua. Ciò vuoi dire che il retroterra non può essere molto esteso. Ci si avvicina dunque all'estremità del continente. Avanti dunque. Ma le navi si sono appena allontanate da quella costa quando si leva un vento che cresce via via di intensità. Scoppia la tempesta. L'acqua si riversa a torrenti sulle fragili navi che caracollano come impazzite. La visibilità è nulla. Diaz grida al nocchiero di puntare dritto a sud; pensa con raccapriccio alla costa e ai banchi insidiosi. Le caravelle vengono spinte sempre più a sud giorno dopo giorno. I marinai pensano alle leggende tante volte sentite: acque ribollenti, cielo nero più della pece, mostri che inghiottono le navi. Ma non hanno nemmeno tempo di aver paura. Finalmente, verso la metà di gennaio, la tempesta si calma. Il vento cala. Il mare ridiventa tranquillo. Dove ci troviamo ora? Tutt'attorno mare e cielo. Diaz da ordine di puntare a est. Passa un giorno, due, tre... Forse l'estremo limite è già stato superato. Girare tutto, ci dirigiamo a nord! E finalmente dopo ancora alcuni giorni la voce tanto attesa scende dall'alto della vedetta: Tierra! Tierra! È l'inizio di febbraio 1487. Diaz costeggia la costa puntando verso nord-est. La linea costiera si mantiene in quella direzione. L'Africa è stata
doppiata: il sogno di re Enrico è realizzato.
Ma ormai l'equipaggio è stanco. Durante la tempesta il vascello che trasportava i viveri si era persa. I marinai obbligano Diaz a ritornare. Seguendo ora la costa verso ovest, la piccola squadra passa davanti all'estremo meridionale dell'Africa che il Diaz a memoria della tempesta subita chiamò Capo Tormentoso. Il nome venne però cambiato, quando la squadra arrivò a Lisbona, da Giovanni II in quello di Capo di Buona Speranza perché si poteva ormai sperare che la via per le Indie fosse definitivamente aperta ai futuri naviganti.

L'ULTIMO VIAGGIO
Molti onori vennero tributati al grande navigatore. Ma dieci anni dopo, sotto il nuovo re Emanuele, Bartolomeo Diaz passò in second'ordine nella considerazione della corte. Infatti egli partecipò alfa spedizione guidata da Alvares Cabral nel Sudamerica come semplice comandante di una delle tredici navi. La squadra partita da Lisbona nel marzo 1500 raggiunse le coste della terra sudamericana che ebbe in seguito il nome di Brasile. Nel ritorno la squadra puntò verso il Capo di Buona Speranza; ma una grande tempesta fece affondare quattro navi. Tra queste vi era anche quella comandata da Diaz che morì, proprio quando il timone era volto verso il suo Capo Tormentoso.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014