Bartolomeo Colleoni

 

POCHE ALTRE STATUE equestri sono belle come quella che sorge nella piazza Santi Giovanni e Paolo in Venezia. La mirabile statua, che è opera del Verrocchio (1435-1488), rappresenta uno dei più celebri capitani di ventura: Bartolomeo Colleoni, soprannominato l'invincibile.

SI RIVELA BEN PRESTO ABILE CONDOTTIERO
Bartolomeo Colleoni nacque nell'anno 1400 a Solza, una cittadina del Bergamasco di cui suo padre era riuscito a farsi signore. Intorno ai primi anni della vita del Colleoni si hanno ben poche notizie. È noto solamente che, in qualità di paggio, trascorse buona parte della sua fanciullezza al servizio di Filippo Arcelli signore di Piacenza. Anche intorno a questi anni trascorsi a Piacenza le notizie sono piuttosto scarse. Ma possiamo essere certi che il Colleoni mostrò ben presto di sapere maneggiare le armi con non comune abilità. E la prova più sicura è questa: a soli 19 anni, il giovane Colleoni ottenne di entrare a far parte della compagnia di Braccio da Montone
Al servizio di questo grande condottiero, il Colleoni si fece subito notare per le sue eccezionali capacità: vinceva ogni torneo e, armato di corazza, riusciva a superare nella corsa i più veloci guerrieri della compagnia che correvano senza corazza. Inoltre, combattendo a piedi, era in grado di vincere un soldato a cavallo. Successivamente il Colleoni passò al servizio di due altri illustri condottieri dell'epoca: Muzio Attendolo Sforza, e Giacomo Caldora. Al servizio di quest'ultimo, Bartolomeo Colleoni potè finalmente mostrare le sue doti di condottiero. All'assedio dell'Aquila (anno 1424), durante la guerra tra Angioini e Aragonesi, egli si distinse per spirito di iniziativa e grande perizia militare. Per questa e altre brillanti imprese militari seguite a poca distanza, il Colleoni meritò di far parte della compagnia del Conte di Carmagnola, il grande condottiero che era allora al servizio della Repubblica di Venezia. Nell'assedio di Cremona (15 ottobre 1431), a fianco del Carmagnola, Bartolomeo Colleoni diede una delle sue migliori prove di condottiero. Si dovette infatti a lui se l'esercito dei Visconti non sconfìsse in modo irreparabile l'armata della Serenissima. Alcuni storici attribuiscono inoltre al Colleoni la più straordinaria impresa militare dell'epoca. Essi riferiscono che, per sorprendere nel Garda la flotta viscontea, il Colleoni fece giungere nel lago una flottiglia, conducendola prima attraverso l'Adige e poi per i monti. Infatti, tra il febbraio e il marzo del 1439, venticinque barche e sei galee venete furono fatte scendere dalle montagne nel Garda per mezzo di uno speciale congegno di funi.
la statua di Bartolomeo Colleoni a Venezia
UN ANNO DI CARCERE
Consapevole ormai delle sue grandi doti di condottiero, il Colleoni non si accontentò più dei compensi della Serenissima. Così, quando nel 1442 seppe che il Duca di Milano, Filippo Maria Visconti, era disposto ad offrirgli un maggiore compenso in danaro, non esitò a passare al suo servizio. La sua venuta a Milano non fu però vista di buon occhio da Francesco Piccinino, un condottiero al servizio dei Visconti che desiderava primeggiare su tutti. Per sbarazzarsi del pericoloso rivale, il Piccinino non tardò a spargere la voce che il Colleoni era rimasto ancora fedele alla Repubblica di Venezia. Impressionato da tali voci, il Duca di Milano fece arrestare il Colleoni e lo trasferì ai Forni di Monza (orride carceri fatte costruire nel 1325 da Galeazzo I Visconti). Ma la prigionia del grande condottiero non durò a lungo. Infatti un anno dopo, e precisamente nell'agosto del 1447, egli riusciva a fuggire dal carcere calandosi dalla finestra con l'aiuto di una fune.


SUPREMO GENERALE DELL'ARMATA VENEZIANA
Deciso a vendicarsi del trattamento inflittogli dai Visconti, Bartolomeo Colleoni tornò al servizio di Venezia (anno 1448). Per tre anni, il Colleoni condusse la Repubblica Veneta di vittoria in vittoria. Un capolavoro di strategia fu la battaglia che egli condusse a Borgomanero (provincia di Novara) nell'aprile del 1449 contro le'truppe della vedova di Filippo Maria Visconti (questi era morto nel 1447). Ma i rapporti fra il grande condottiero e Venezia si guastarono nuovamente. Offeso perché la Repubblica di Venezia aveva dato il comando dell'esercito al condottiero Gentile da Lionessa (anno 1451), Bartolomeo Colleoni passò di nuovo al Ducato di Milano. Allora il Senato della Serenissima si accorse del gravissimo errore commesso: al servizio del Ducato di Milano, il Colleoni avrebbe potuto procurare a Venezia guai molto seri. Pur di riaverlo, la Repubblica di San Marco gli fece sapere di essere disposta a versargli un altissimo stipendio annuo e a nominarlo supremo generale dell'armata veneziana. Di fronte a tali proposte, il Colleoni non rimase insensibile. E infatti, terminato il periodo di servizio convenuto col Ducato di Milano (anno 1454), egli ritornò ai Veneziani. Da allora e fino alla morte, avvenuta nel 1475, Bartolomeo Colleoni rimase al servizio della Repubblica Veneta. Durante questo ventennio, egli diede ancora parecchie prove delle sue grandi doti di condottiero. Fu il primo a fare uso in battaglia delle artiglierie che, fino allora, erano state usate soltanto durante gli assalti alle fortezze.
Il Colleoni trascorse gli ultimi anni della sua vita nel fastoso castello di Malpaga (nel Bergamasco), dedicandosi ad opere di bene. Soprattutto a Bergamo, città alla quale era molto affezionato, fece costruire chiese, monasteri e istituti di beneficenza. Secondo alcuni studiosi, la sua salma riposa tuttora nella Cappella Colleoni, che egli stesso aveva fatta erigere a Bergamo, nella parte alta della città.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014