Caio Ottaviano Augusto

 

ERA UN UOMO DEBOLE nervoso e malaticcio; i reumatismi, anche quando era ancora giovane, lo facevano zoppicare; un l'artrite gli rendeva difficile l'uso della mano destra. Soffriva di insonnia, pativa terribilmente il freddo e si stancava per nulla. È il ritratto, questo, di un pover'uomo, dal fisico debole: nessuno può pensare che egli abbia fatto qualcosa di notevole nella sua vita. Ebbene, quell'uomo era Caio Ottaviano Augusto, padrone del mondo a trentatrè anni, principe di Roma per quasi mezzo secolo, fondatore del più grande impero della storia antica.

LA NASCITA E LA GIOVINEZZA
Caio Ottavio nacque il 23 settembre dell'anno 63 avanti Cristo a Roma, in una casa sul Palatino. Sua nonna era la sorella di Cesare, Giulia; suo padre era governatore della Macedonia. A cinque anni, il piccolo Ottavio perse il padre. La madre, più tardi, lo fece educare con molta semplicità, anche perché il ragazzo era gracile e spesso malato. A diciassette anni, fu adottato da Cesare, che si affezionò molto a quel suo nipote dal viso mite e sensibile; lo prese con sé durante la spedizione del 45 in Spagna e fu felice nel vedere il coraggio e l'entusiasmo con cui, sebbene fosse debole e malaticcio, affrontava i rischi e le fatiche della guerra.

L'ASCESA AL POTERE Alla fine di marzo del 44 avanti Cristo, mentre Ottaviano si trovava con l'esercito ad Apollonia, in Illiria, gli giunse la notizia della morte di Cesare. Da quel momento cominciò la lunga lotta che doveva condurlo al potere. Egli assunse, al pari di Cesare, la denominazione di imperator; ma essa non indicava una nuova carica, né un particolare tipo di onore: era l'appellativo proprio dei comandanti di esercito. Solo con lui e dopo di lui tale denominazione servì a indicare" i capi dello Stato romano, gli imperatori veri e propri. Il titolo di Augustus, che il Senato gli conferì, era stato usato solo per oggetti e luoghi sacri o per alcune divinità preposte alla creazione o all'accrescimento (dal latino augere aumentare, da cui appunto Augustus), applicato a Ottaviano, questo titolo lo fece divenire una divinità.statua di augusto museo nazionale romano a roma

LA PERSONA Augusto era di statura normale (cinque piedi e tre quarti di altezza, cioè circa un metro e settanta); aveva i capelli color della sabbia, una testa triangolare, sopracciglia scolorite, occhi chiari e penetranti. Aveva sul viso un'espressione sempre calma e parlava con voce tranquilla, lievemente stridula. Per tutta la vita si curò l'erpete, l'artrite, il fegato;, d'inverno si aggirava coperto da un copripetto di lana, coperte per ripararsi le gambe, una camicia, quattro tuniche di lana e una toga pesante. Ma sopportò tutto senza lamentarsi. Mangiava poco, cosa non molto comune fra i Romani, e cibi semplicissimi: pane comune, formaggio, pesce e frutta, e non rompeva questa dieta per nessuna ragione. Quando nel suo palazzo, la grandiosa Domus augustana sul Palatino, c'era un banchetto, mangiava da solo, o prima o dopo il pranzo.

LA PERSONALITÀ Augusto non fu un uomo felice. Nonostante la sua posizione, che forse nessun altro uomo mai raggiunse, non gustò la gioia del potere, del comando. Anzi, fu sempre un uomo modesto, che sapeva accettare critiche e consigli con umiltà. Aveva uno spirito di decisione che non si piegava, una formidabile capacità di ragionamento. Nei 44 anni del suo governo (dal 30 avanti Cristo al 14 dopo Cristo), lavorò molto, molto più dei suoi sottoposti: accettò un numero enorme di cariche e prese sopra di sé grandi responsabilità; adempì ai doveri di questi uffici con la massima coscienziosità, giudicò centinaia di cause, progettò piani di campagne in lontani paesi, comandò legioni e governò province, le visitò quasi tutte (lui che detestava i viaggi) e volle occuparsi di tutti i particolari dell'amministrazione. Augusto, in poche parole, prese sul serio i suoi doveri; e sotto di lui gli ingranaggi del meccanismo statale, che egli aveva ricevuto arrugginiti, si mossero alla perfezione.

LA FINE Nell'agosto dell'anno 14 il vecchio imperatore si imbarcò per accompagnare Tiberio, in viaggio per l'Illiria, fino a Benevento, Ma al ritorno, i suoi disturbi viscerali si aggravarono, per cui dovette fermarsi a Nola, villaggio a 27 chilometri da Napoli, e mettersi a letto. Peggiorò rapidamente e il suo trapasso fu sereno e tranquillo; il 19 agosto reclinò il volto emaciato sulla spalla di Livia, che stava al suo capezzale, mormorò: Addio, Livia, ricordati della nostra lunga unione e spirò. Alcuni giorni dopo, il suo corpo fu portato a spalle dai senatori attraverso Roma, che egli aveva fatto grandiosa e potente, fino in Campo Marzio, e qui venne arso. Tutti a Roma furono convinti che fosse morto un dio.

LA FAMIGLIA
Augusto ebbe tre mogli, Claudia, Scribonia e Livia, e una sola figlia, Giulia, ma essa si comportò in modo indegno, ed egli, che era un difensore dell'onestà dei costumi, la fece esiliare nell'isoletta Pandataria, al largo della costa della Campania. Dopo quest'ultimo atroce dolore. Augusto si sentì vecchio, finito: adottò come figlio il genero Tiberio marito di Giulia e cominciò a preparargli la via per la successione (4 d. Cristo).

(14) Antonio
Pigafetta
(15) Antonio
Stoppani
(17) Aristide
(18) Aristotele
(19) Assurbanipal
(20) Attila
(21) Augusto
(23) Bartolomeo
Colleoni
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014