Alexander von Humboldt

 

IL NOME DI ALEXANDER von Humboldt è ricordato ancora dalla corrente marina che scorre al largo delle coste del Cile e del Perù. È giusto che un elemento geografico, diciamo così, ricordi il nome di colui che è considerato il fondatore della geografia moderna.

UNA GIOVINEZZA MOLTO ATTIVA
Alexander Friedrich Heinrich, barone von Humboldt, nacque in una ricca e nobile famiglia di Berlino, il 14 settembre 1769. Era figlio di un maggiore prussiano, che diede, assieme al fratello Wilhelm (il quale divenne un famoso letterato e uomo politico), una educazione di prim'ordine. A diciannove anni Alexander si laureò in scienze economiche all'Università di Gottinga; ma la sua passione erano le scienze naturali e i viaggi scientifici. Perciò, nel 1790, assieme a un amico, compì una lunga peregrinazione lungo il Reno e in Olanda, Belgio, Inghilterra, Francia. Tornò entusiasta e nel 1791 si iscrive alla Scuola Mineraria di Freiberg in Sassonia, l'anno dopo, acquistata un'ottima competenza mineraria e geologica. Nel 1795 compì nuove peregrinazioni a scopo di studio nell'Italia settentrionale e nella Svizzera, nel 1797 percorse le Alpi orientali; ma ben altro egli voleva conoscere, studiare sulla faccia della Terra! Nel 1798 si recò a Parigi, e là conobbe il botanico Aimé Bonpland, che fu poi il fedelissimo compagno di tante esplorazioni.
Autoritratto di Alexander von Humboldt
SEDICI MESI NELL'AMAZZONIA
E così giunse il 1799, l'anno in cui cominciò la vera vita, la gloria di Humboldt. Ai primi di quell'anno pensò di compiere un viaggio di studio nelle regioni tropicali. Si pose in viaggio assieme a Bonpland per recarsi in Algeria; ma a Marsiglia non trovarono navi che potessero imbarcarli; perciò i due studiosi proseguirono per via terra e a piedi raggiunsero la Spagna, dove ottennero il permesso di visitare le colonie spagnole d'America. Il 5 giugno 1799 Humboldt, con l'amico, salpò da La Coruna a bordo della corvetta Pizarro e quattro settimane dopo sbarcò a Cumanà, nel Venezuela. Visitò la Colombia, il Venezuela e la Guayana (allora spagnola), terre a quei tempi quasi completamente sconosciute nella zona interna. Poi puntò verso Sud, verso la favolosa Amazzonia, fino ai confini col Brasile. Humboldt rimase nell'Amazzonia sedici mesi; soffrendo stenti incredibili, egli percorse alcune migliaia di chilometri, compiendo senza riposo osservazioni, collezioni, misurazioni.
Nel 1801 si recò a Cuba, dove rimase tre mesi; poi tornò in Colombia, risalì il Rio Magdalena per 1300 chilometri, attraversò le Ande e raggiunse Quito, capitale dell'Ecuador, dove arrivò nel gennaio 1802. Là egli fece base per lunghi viaggi di studio e di ricerca sulle Ande, specialmente nella zona dei grandi vulcani. Dopo circa un anno salpò per il Messico e ne visitò la parte centrale, raccogliendo una quantità enorme di dati geografici e scientifici.

ANCORA MEZZO SECOLO DI LAVORO
Nel 1804 Humboldt, dopo avere compiuto nel corso delle sue esplorazioni oltre 60 000 chilometri, raccolto con Bonpland circa 60 000 piante, eseguito 1500 misurazioni e migliaia di altre osservazioni scientifiche, tornò in Europa. Si stabilì a Parigi. ormai celebre e vi rimase fino al 1827, intento a una colossale opera di elaborazione dei formidabili risultati scientifici dei suoi viaggi. Durante i cinque anni trascorsi in America, egli con le sue osservazioni aveva costituito il fondamento della geografia fisica e della meteorologia moderna: creò la fìtogeografia, cioè la parte della geografìa che si occupa della distribuzione delle piante nel mondo; fu il primo a introdurre le isoterme per rappresentare le zone di uguale temperatura, rinnovò dalla base gli studi climatologici, scoprì la diminuzione d'intensità del campo magnetico terrestre dal Polo all'Equatore.

LA CELEBRITÀ E LE ULTIME IMPRESE
Humboldt divenne, dopo Bonaparte, l'uomo più celebre d'Europa e tutte le Società scientifiche lo vollero come membro. La sua vecchiaia fu operosissima; venne più volte in Italia per compiere ricerche sulla declinazione magnetica, ed ebbe anche parecchi incarichi politici. Nel 1829, a sessantanni, compì la sua seconda grande spedizione, in Asia centrale: attraverso gli Urali si portò a Tobolsk e di là nella Zungaria (Siberia meridionale); fece ritorno passando da Omsk e da Astrakhan (Mar Caspio). In poco più di sei mesi percorse oltre 4000 chilometri. Tornato a Parigi, Humboldt vi rimase fino al 1848; poi tornò nella sua città, Berlino, e là rimase, lavorando senza posa; a 76 anni iniziò la pubblicazione della sua maggiore opera, Cosmos. E giunse la fine, dopo una lunga vita molto ben spesa al servizio della scienza. Humboldt morì a Berlino il 6 maggio 1859, a novant'anni di età.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014