Alessandro Volta

 

Alessandro Volta nacque a Corno il 18 febbraio 1745, sesto figlio di una famiglia della nobiltà lombarda. Non fu proprio un bambino precoce, perché imparò a parlare dopo i sette anni. Però fin da ragazzo manifestò un vivacissimo interesse per i fatti naturali, e una spiccata inclinazione all'osservazione. Rimase presto orfano del padre, che morendo lasciò la famiglia quasi alla povertà, perciò venne accolto, insieme con tre sorelle, dallo zio Alessandro, canonico. Costui voleva che il nipote divenisse un legale. Il maestro, un padre gesuita, voleva farne un religioso. Ma il giovane risolse la questione scegliendo una terza via; si procurò le opere di alcuni dei più conosciuti fisici dell'epoca, l'olandese Pieter van Musschen-broek (scopritore delle proprietà della cosidetta bottiglia di Leida, il primo condensatore elettrico), l'italiano Giovanni Battista Beccaria, il francese Jean-Antoine Nollet, e si diede a studiarle. Intanto faceva semplici esperimenti di fisica come e con quello che poteva. Si può dire che Volta fu un autodidatta; non conseguì mai la laurea.
Nel 1776 Alessandro pubblicò i suoi primi due scritti che avevano come argomento l'elettricità, allora pochissimo conosciuta; la scienza elettrica era ai suoi primi passi.
Nel 1775 Volta realizza il suo primo apparecchio elettrico di valore scientifico
e pratico: l'elettroforo, che era una macchina elettrostatica che permetteva di produrre scariche elettriche anche senza strofinio, come invece si doveva fare con gli apparecchi di allora. Nel 1776, costeggiando i canneti ad Angera, località del Lago Maggiore, vide affiorare alla superficie dell'acqua bolle di gas che uscivano dalla melma del fondo. Egli, già conosceva "l'aria infiammabile", pensò che anche quel gas potesse essere infiammabile; ne raccolse un poco in un recipiente, e lo accese: aveva scoperto il gas delle paludi, che oggi chiamiamo metano.
Seguendo la sua vocazione di elettrologo, Volta pensò che quell'aria infiammabile, incendiata con una scintilla elettrica, potesse servire come gas detonante per le armi da fuoco: un fucile a gas. insomma.
Fra il 1777 e il 1778 compì due viaggi. Uno a Parigi, nel quale ebbe modo di incontrare due grandi, Antoine-Laurer: Lavoisier, sommo chimico, e Pierre-Simon Laplace, astronomo e matematico, e di compiere esperimenti insieme con essi. Il secondo viaggio venne compiuto a Pietramala (Firenze) per studiare le emanazioni gassose del terreno.

alessandro voltaIl 1779 fu un anno importante per Volta; venne nominato professore di fisica sperimentale all'università di Pavia. Ormai era famoso; molte società scientifiche e accademie lo eleggevano loro socio, lo invitavano a illustrare le sue ricerche e le sue scoperte; e gli studenti, lo elessero nel 1785 rettore dell'università. L'insegnamento di Volta a Pavia continuò per trent'anni. Volta fu un ottimo insegnante, un uomo sempre esemplare per onestà scientifica, rettitudine, modestia. Non c'è da meravigliarsi che i governi che si succedettero in Lombardia durante quel periodo lo apprezzassero e lo stimassero. L'attività di Volta era veramente eccezionale. Come se non fossero bastati gli impegni della scuola, gli studi e gli esperimenti, egli approfittava di ogni vacanza per incontrare scienziati italiani e stranieri.
Anche durante questi viaggi non si concedeva riposo. L'amico conte Giovio, che lo accompagnava spesso, diceva: "Volta è in continua occupazione. Quando non ha musei o uomini dotti, si da alle esperienze, tocca, esamina, medita, nota".
Quando andava a trovare i suoi colleghi, scienziati ai quali desiderava far vedere i suoi esperimenti, portava con sé gli apparecchi avvolti in un pacco; Roba da fabbro disse un giorno lo studioso scozzese Georg Cristoph Lichtenberg quando li vide; ma poi dovette ammettere che con essi egli ottiene tutto. Immerso nei suoi studi, ricerche, viaggi, Volta era arrivato a quasi cinquant'anni senza prendere moglie. Una gentildonna amica di famiglia un giorno gli disse, tra il serio e lo scherzo: Voialtri Volta, tra preti, monache (egli aveva due sorelle monache e un fratello sacerdote) potrete popolare il paradiso, ma quanto alla Terra ne fareste un deserto!
Solo nel 1794, a quarantanove anni, lo scienziato cedette, e sposò Teresa Peregrini, una affettuosissima e deliziosa donna; il matrimonio fu allietato dalla nascita di tre figli, Zanino, Flaminio Luigi, Luigi.

Nel 1799 Volta realizzò l'invenzione che dalla fama doveva farlo salire alla gloria: la pila. Il più meraviglioso strumento che mai sia stato inventato dagli uomini, come disse, con qualche esagerazione, il famoso fisico francese Jean-Francois-Dominique Arago. I primi spunti per l'invenzione vennero dati a Volta dalle esperienze di elettrofisiologia compiute attorno al 1780 da Luigi Galvani, anatomista e fisico dell'università di Bologna. Egli, toccando con le punte di un archetto, fatto con due metalli diversi, i nervi dei lombi e i muscoli della coscia di una rana morta scorticata, provocava forti contrazioni del corpo dell'animale. Si era perciò convinto che il corpo della rana (e perciò anche degli altri animali) contenesse una carica elettrica, che chiamò elettricità animale.
Volta, venuto a conoscenze delle esperienze di Galvani, all'inizio fu sostenitore entusiasta delle teorie dello scienziato bolognese; in seguito, però, notando quanto importante fosse il fatto che le due punte dell'archetto fossero costituite di due metalli diversi, si convinse che non dalla rana, ma dai due metalli, messi in contatto dal corpo della rana, nascesse la forza elettromotrice che causava le contrazioni. Ne nacque una disputa durata anni, che divenne famosa nel mondo scientifico, e che si concluse con la dimostrazione sperimentale che Volta aveva visto giusto. Volta estese subito le sue ricerche dai metalli ai liquidi più svariati, ed arrivò a scoprire che certe combinazioni fra metallo e metallo, e tra metallo e liquido, producono energia elettrica; la combinazione che egli stabilì fu: rame acqua acidulata zinco. rame acqua acidulata zinco. Questo scrisse Volta fu il grande passo fatto da me verso il finire del 1799, passo che mi ha portato ben presto alla realizzazione di un nuovo apparato scotente, che chiamò organo elettrico artificiale, ed in seguito apparato elettromotore a colonna. Oggi comunemente chiamata pila, ossia colonna. L'invenzione della pila diede fama mondiale a Volta; dopo il riconoscimento di Napoleone e della scienza ufficiale, nel 1803 venne accolto nell'Accademia di Francia.
Dopo il 1800 l'attività dello scienziato si attenuò, ma non ebbe termine. Continuò a ricercare, sperimentare, viaggiare, tenere lezioni. Si occupò anche di agricoltura, e diffuse in Lombardia l'uso della patata.
Ormai vecchio, fu colpito da grandi dolori: la morte del figlio Flaminio, la notizia del disastro di Napoleone in Russia, il ritorno degli Austriaci a Milano (era un uomo di forte sentimento patriottico).
Attorno al 1820 si ritirò dalla scena del mondo, aspettando serenamente la fine, accanto alla moglie Teresa. Morì il 5 marzo 1827, nella natia Corno. È sepolto nel piccolo cimitero di Camnago Volta, vicino a Como.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014