Alessandro Magno

 

UN GIORNO, un certo Filonico condusse alla corte di Filippo, re di Macedonia, un cavallo selvaggio. Voleva venderlo per 13 talenti. Il re affidò il cavallo ai suoi scudieri, ma la bestia era così selvaggia e feroce che nessuno riusciva a domarla.
Il re ordinò allora di rimandarlo, perché era inservibile. Ma l'adolescente figlio di Filippo, che era presente alla scena, disse: « Scartano quel cavallo perché non sanno servirsene. Io saprei certamente domarlo ». Il re invitò allora suo figlio a dimostrare la sua abilità. Il giovane accettò. Si avvicinò al cavallo, lo prese per la briglia e gli fece volgere la testa verso il sole. Poi lo accarezzò, gli parlò dolcemente, e quindi, con un agile balzo, gli montò in groppa. Il cavallo si imbizzarrì e scalpitò, poi cominciò a correre.
Il giovane figlio del re lo incitò allora con voce aspra e lo colpì con i talloni. Filippo lo guardava timoroso, ma non volle intervenire. Quando però vide che suo figlio, giunto in fondo alla spianata, seppe far voltare il cavallo e ritornare al punto di partenza, non potè trattenersi dal manifestare la sua ammirazione e la sua gioia. E disse: « O figlio, ti occorre cercare un regno che sia degno di te, perché un giorno la Macedonia sarà troppo piccola per contentarti ».
Sembrava una profezia. Il giovane infatti, divenuto re dei Macedoni, seppe conquistare un impero vastissimo. Quel bravo domatore di cavalli si chiamava Alessandro. Gli storici, ricordando le sue imprese militari, gli diedero il titolo di « Magno » {cioè grande).
Anche il nome del focoso cavallo è passato alla storia: si chiamava Bucefalo e fu il cavallo di battaglia di Alessandro in tutte le sue guerre.

INIZIO DEL REGNO DI ALESSANDRO
Alessandro Magno diventò re di Macedonia a soli vent'anni, nel 336 avanti Cristo. Successe al padre Filippo, il quale aveva già conquistato tutta la Grecia ed era stato misteriosamente assassinato mentre stava preparando la guerra contro i Persiani.
Gli inizi del regno di Alessandro furono piuttosto burrascosi. Infatti, alla notizia della morte del re Filippo, i Greci si ribellarono, nella convizione che il giovane successore non avesse autorità e forza a sufficenza per sottometterli. La città di Tebe fu la prima a insorgere uccidendo i capi del presidio militare macedone. Intanto ad Atene il grande oratore Demostene incitava i concittadini a ribellarsi alla dominazione straniera. Anche altri popoli barbari a nord della Macedonia, già sottomessi da Filippo, volevano ottenere la loro indipendenza e persino un generale macedone, Attalo, si preparava a tradire il giovane sovrano.
Ma Alessandro, benché ventenne, diede subito prova di energia e di valore. Raccolto un esercito, marciò su Tebe e la conquistò. Le altre città greche si resero conto del pericolo e mandarono ambasciatori al re per chiedere la pace. Alessandro fu generoso: perdonò i ribelli e rinnovò i trattati conclusi da suo padre; dopo di che i rappresentanti delle città greche, riuniti a Corinto, proclamarono Alessandro capo supremo di tutti i Greci. Successivamente Alessandro sconfisse le tribù barbare della Tracia. Il generale ribelle Attalo fu ucciso e le sue truppe giurarono di nuovo fedeltà al re. Poco dopo la città di Tebe si ribellò ancora. Alessandro mosse allora contro di essa e sconfisse l'esercito tebano. I Macedoni, penetrati nella città, vi massacrarono 6 000 abitanti. Altri 30 000 furono venduti come schiavi. Poi, per ordine di Alessandro, le mura e le case di Tebe furono rase al suolo (335 avanti Cristo). I Greci alessamdro magnoimpararono allora a temere « il re fanciullo » (come lo chiamava scherzosamente Demostene) e si sottomisero completamente. Tornata la pace, Alessandro rientrò in Macedonia per preparare la spedizione già progettata dal padre contro la Persia. Nella primavera del 334 avanti Cristo, l'esercito greco-macedone, formato da 30 000 fanti e da 5 000 cavalieri, mosse alla volta dell'Asia Minore.

LA CONQUISTA DELL'IMPERO PERSIANO
La spedizione di Alessandro contro la Persia fu una delle più grandi imprese militari che la storia ricordi. Dopo aver passato lo stretto dei Dardanelli, l'esercito macedone affrontò e travolse i Persiani in due grandi battaglie: la prima presso il fiume Grànico e la seconda ad Isso. Dopo queste vittorie, Alessandro passò in Fenicia e vi distrusse la città di Tiro che si era rifiutata di aprirgli le porte. Andò quindi in Egitto, dove, sulle foci del Nilo, fondò la città di Alessandria. Ritornato in Oriente, l'esercito macedone sconfisse nuovamente i Persiani a Gaugamela, presso il fiume Tigri.
Dopo quella famosa battaglia, lo stesso re dei Persiani, Dario III, fuggì attraverso le montagne abbandonando i propri soldati. Alessandro attraversò poi con tutto l'esercito l'immenso Altipiano Iranico e giunse alle foci dell'Indo (Mare Arabico). Ormai il suo esercito era sfinito per le lunghe marce e per le grandi fatiche ed il grande condottiero preparò allora il ritorno. La grande impresa di Alessandro era così terminata. Erano passati ben nove anni dal giorno della partenza.
L'esercito macedone aveva combattuto duramente e sofferto moltissimo per le marce attraverso deserti e territbri immensi. Ma Alessandro aveva conquistato un impero vastissimo e, a soli trent'anni, era signore di sconfinati territori e di milioni di sudditi.
Il suo dominio si estendeva dalle montagne dei Balcani fino alle foci dell'Indo. Durante la lunga campagna militare, l'esercito macedone fondò ben dieci città alle quali fu imposto il nome di Alessandria. La prediletta dal grande conquistatore fu quella fondata in Egitto, diventata poi la più famosa. Terminata la guerra, Alessandro Magno stabilì la sua capitale a Babilonia e si diede a organizzare i territori conquistati, incoraggiando con ogni mezzo la pace e l'amicizia tra vincitori e vinti. Egli stesso, per dare l'esempio, sposò una principessa persiana di nome Rossana e adottò gli usi e i costumi sfarzosi propri dell'Oriente. Ma l'ansia di conquiste non era ancora placata : l'instancabile imperatore voleva preparare un'altra spedizione in Arabia e, forse, in Italia. Aveva solo 33 anni e sognava di portare i confini del suo impero ai confini del mondo. Un sogno ardito che, forse, solo la morte, sopravvenuta lopo una improvvisa, violentissima febbre nel 323 avanti Cristo, impedì che venisse realizzato.

CARATTERE DI ALESSANDRO MAGNO
Alessandro Magno, generoso e intelligente, era sempre pronto a beneficare i suoi seguaci e a colmare di doni i suoi amici e i soldati più valorosi. Ma era facile anche all'ira e sotto l'impulso del furore perdeva facilmente ogni controllo, arrivando persino al delitto.
Una volta, ad esempio, durante un banchetto, colpì improvvisamente con la lancia Clito, un suo generale che aveva osato dubitare del suo valore. Clito cadde a terra morto. Alessandro fu preso dal dolore, dal rimorso e dalla disperazione. Si prostrò sul corpo di Clito e per tre giorni interi rimase presso il cadavere senza mangiare, senza dormire, senza dire parola.
Un altro famoso personaggio rispose una volta arrogantemente ad Alessandro. Era costui Diogene, un filosofo ateniese che, per disprezzo di ogni ricchezza, si era ridotto a vivere seminudo in una botte. Quando Alessandro si recò ad Atene, volle andare a trovare il curioso individuo.
Si presentò davanti a lui e gli chiese se aveva un desiderio da esprimere. Diogene, che se ne stava seduto al sole, gli rispose soltanto: « Desidero che tu ti allontani, perché mi fai ombra ». Alessandro rimase stupito per la risposta, ma seppe dominarsi e poi disse: « Se non fossi Alessandro, vorrei essere Diogene ».

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014