Attila

 

NELLA SECONDA metà del IV secolo dopo Cristo, le popolazioni germaniche degli Alani, degli Ostrogoti e dei Visigoti, stanziate lungo il Danubio, furono prese da un improvviso terrore: avevano saputo che dalle steppe dell'Asia centrale stavano sopraggiungendo gli Unni. Uno scrittore antico ci descrive così questi mongoli nomadi: « Gli Unni hanno un aspetto mostruoso, sembrano animali bipedi più che esseri umani; e sono di una ferocia inaudita ». Germani non seppero resistere alla travolgente avanzata e, in poco tempo, gli Unni riuscirono ad occupare tutta l'Europa settentrionale, dal Volga al Reno. Sembrava naturale ormai che ben presto avrebbero tentato di invadere e saccheggiare il territorio romano.
Allora l'imperatore d'Oriente, Teodosio II, decise di tentare un accordo con quei feroci mongoli, proponendo loro di prestare servizio nell'esercito romano. Di fronte all'offerta di una paga annua di 3 450 libbre d'oro, il re degli Unni, Rua, accettò di porre il suo popolo al servizio dell'Impero. E così un grosso esercito unno partì per Costantinopoli e un altro, non meno numeroso, prese la via per l'Italia. In pegno di fedeltà a tale alleanza, i Romani inviarono tra gli Unni il giovane patrizio Ezio e Rua mandò a Roma un suo nipote: Attila.

RE DEGLI UNNI
Quando Attila viene trasferito come ostaggio nella capitale dell'Impero Romano, non ha che dieci anni. I Romani pensano di educarlo secondo la loro civiltà per fargli dimenticare la sua origine selvaggia. Ma il piccolo Attila male si adatta alle raffinatezze della corte romana e preferisce scorazzare tra i campi in groppa a un cavallo per divertirsi a lanciare il laccio.
Mentre altri principi unni, ospiti di Roma, vanno man mano adattandosi alla civiltà romana, Attila, divenuto ormai giovinetto, ha in mente un solo pensiero: riuscire a fuggire per ritornare tra la sua gente; ma ogni suo tentativo di fuga viene immediatamente scoperto. I Romani sorvegliano continuamente questo giovane ribelle. Come dunque poter evadere da questa città che lo tiene prigioniero? Attila non dispera: egli sa che alla morte dello zio Rua gli toccherà dividersi il regno col fratello Bleda. Nessuno potrà negargli tale diritto, e allora la tanto agognata libertà sarà finalmente raggiunta. Ma per quanti anni vivrà ancora Rua? Più volte Attila è tentato dall'idea di trovare il modo di far uccidere lo zio; tuttavia ogni volta pensa che un atto simile non gli gioverebbe affatto: il vecchio Rua è troppo amato dal suo popolo.
E passano così molti anni. Ma non è tempo perduto: il principe unno ha potuto intanto conoscere da vicino l'Impero Romano e ha capito che esso è andato man mano perdendo la sua antica potenza militare. Attila ha ormai deciso: quando sarà re degli Unni, condurrà il suo popolo alla distruzione di questo Impero che egli detesta. Ed ecco il momento tanto sospirato: nell'anno 434 Rua muore e Attila può finalmente raggiungere la sua gente. Egli è ora il re degli Unni.
Attila il re degli Unni
UN PROGRAMMA GIGANTESCO
Bleda, il fratello maggiore col quale ha diviso il potere, è un inetto e così Attila può considerarsi l'unico capo degli Unni. Egli ha in mente tre progetti ben precisi. Primo: fare una grande e disciplinata nazione di tutte le tribù unne sparse dal Volga al Danubio. Secondo: lanciarsi alla conquista della Persia, dell'India e della Cina per fondare un grande impero. Terzo: tentare la conquista dell'Impero Romano. Programma davvero gigantesco. Attila si pone subito all'opera. In pochi anni, percorrendo l'intera Asia, egli riesce a ridurre in suo potere tutte quelle tribù che, ignorando i suoi grandi progetti, pretendono ancora di condurre la vita indisciplinata dei nomadi. Formata così un'unica nazione e costituito un forte esercito, eccolo lanciarsi alla conquista della Cina. Qui, però, egli trova il primo vero ostacolo alle sue mire di conquista: la grande muraglia cinese, che rappresenta una barriera insormontabile per il suo esercito. Attila tuttavia non si perde d'animo: vista impossibile tale impresa, decide allora di assalire l'Impero Romano. Ma su quale fronte sferrare l'attacco? Contro l'Impero d'Occidente o contro quello d'Oriente?

IL GRANDE TENTATIVO
Nel mese di gennaio del 451 dopo Cristo, l'esercito unno appare improvvisamente sul Reno. Attila ha deciso: con i suoi settecentomila cavalieri attaccherà l'Impero d'Occidente. Superato il Reno, l'esercito di Attila invade la Gallia, occupata dai Visigoti. Questi cercano invano di sbarrare la strada ai feroci invasori. In poche settimane, Strasburgo, Colmar, Besancon e Arras sono occupate; Metz, Reims e Saint-Quentin vengono rase al suolo. I cittadini di Orléans resistono per cinque settimane; poi, stremati e senza viveri, s'arrendono: Attila li fa massacrare. A Roma intanto si trema. Chi potrà fermare quest'orda di sanguinari? Fortunatamente l'Impero Romano dispone ancora di un grande condottiero: è il generale Ezio, quello stesso che fu mandato come ostaggio presso gli Unni. Quando viene a sapere che Ezio si è posto in marcia per affrontarlo, Attila indietreggia fino nei pressi di Chàlons, ove si estende un'immensa pianura (i Campi Catalaunici), favorevole alle cariche di cavalleria. lì, attenderà le legioni romane.
Pochi giorni dopo i due eserciti sono l'uno di fronte all'altro. I primi ad attaccare sono gli Unni: Attila spera che la sua cavalleria spezzi in due lo schieramento romano. Ma le legioni di Ezio non cedono. A notte alta, mentre ancora si combatte, Attila da ordine di ritirata. La battaglia è perduta.

L'ULTIMA IMPRESA
Dalla grande sconfitta subita in Gallia, Attila ha tratto un grande insegnamento: e cioè che le scomposte cariche di cavalleria non valgono nulla contro le armi e la compattezza delle legioni di Roma. Decide allora di organizzare il suo esercito sul tipo di quello romano.
Dopo un anno gli sembra che la preparazione dei suoi soldati sia ormai a buon punto. È giunto quindi il momento di ritentare l'assalto all'Impero Romano. Questa volta Attila vuole puntare direttamente su Roma.
Nella primavera del 452 dopo Cristo, tutto è pronto per la grande spedizione: più di 600 000 uomini si mettono in marcia. Attraversate la Pannonia, l'Illiria, e varcate le Alpi Giulie, in poco tempo giungono nella pianura veneta. Che succede intanto a Roma? Consultati in fretta e furia i migliori ufficiali, l'imperatore Valentiniano III si rende conto che l'esercito romano non è in grado di resistere all'attacco degli Unni. Bisogna dunque evitare ad ogni costo una battaglia che si risolverebbe in una irreparabile sconfitta. Qualcuno consiglia di chiedere la pace. Nei momenti più difficili, Valentiniano III era solito consultare Papa Leone I: pensa quindi di ricorrere ancora a lui.
Questo barbaro dice il Papa « non è forse privo di rispetto verso la nostra religione. Otterremo la salvezza di Roma se gliela chiederemo. Con l'aiuto di Dio, andrò io stesso a implorare la pietà di Attila ». E così il vecchio Leone I, alla testa di un corteo composto di vescovi, preti, monaci e fanciulli che cantano inni sacri, si pone in marcia verso gli accampamenti di Attila. « Arriva l'esercito romano ! » urlano le sentinelle unne, quando scorgono da lontano il lungo corteo. In un baleno, l'esercito degli Unni si dispone lungo il Mincio, in formazione di battaglia.
Ma qual è mai la meraviglia di Attila quando si accorge di trovarsi di fronte a uomini disarmati, condotti da un vecchio rivestito dei sacri paramenti!
Attila vuoi rendersi conto di persona: guada a cavallo il fiume e si spinge fin presso il Santo Pontefice.
Nessuno saprà mai quali pensieri attraversarono la mente di Attila durante il colloquio con Pape Leone I. È certo comunque che Dio intervenne col suo aiuto miracoloso per piegare la ferocia d questo barbaro che si vantava di essere chiamato il flagello di Dio. Si dice infatti che Attila, preso dal terrore per aver visto Papa Leone avvolto da tuoni e da lampi, diede ordine al sue esercito di lasciare l'Italia. Ritornato nei suoi territori, Attila morì poco dopo. In pochi mesi, la sue grande opera doveva sfasciarsi: gli Unni, non più guidati da un capo energico, ripresero la vita indisciplinata dei nomadi e di loro non rimase che il ricordo del terrore sparso in tutta l'Europa.

(14) Antonio
Pigafetta
(15) Antonio
Stoppani
(17) Aristide
(18) Aristotele
(19) Assurbanipal
(20) Attila
(21) Augusto
 
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014