Guerre e battaglie

 

La parola guerra deriva dal vocabolo germanico Werra, che significa contesa, dissidio, lotta. Si dice che la guerra è antica quanto l'uomo. Purtroppo è vero.
La Bibbia, che ci riporta alle origini del genere umano, ci da il tristissimo esempio di Caino che uccide per invidia il fratello Abele. Da allora la tremenda tentazione di far del male al proprio simile per ottenere un vantaggio personale non ha più abbandonato l'uomo. Dalle contese individuali, al tempo della preistoria, si passò via via alle lotte tra famiglie, tra tribù, tra popoli e, in ultimo, tra Stati. Per convincersi di ciò basta sfogliare un qualsiasi libro di storia Alla fine di ogni conflitto gli uomini si ripromettono di salvare la pace ad ogni costo. Ma poi, il desiderio di dominio, le contrastanti idee politiche e tante altre cause trascinano di nuovo gli uomini verso la guerra, una delle più tremende sciagure che possa colpire l'umanità.
L'ARTE DELLA GUERRA
L'uomo è un essere intelligente e, come tale, è in grado di far continui progressi in ogni sua attività. Ebbene, anche nel modo di far la guerra, l'uomo ha compiuto lungo i secoli dei progressi enormi. Attualmente, le guerre sono disciplinate da regole ben precise. L'insieme di queste regole costituisce la cosiddetta arte della guerra. È facile indovinare che i creatori di quest'arte sono stati via via i grandi condottieri di eserciti.

LE PARTI DELL'ARTE DELLA GUERRA
L' arte della guerra comprende quattro parti fondamentali: l'organica, la strategia, la tattica e la logistica.
Cerchiamo ora di considerare ciascuna di queste parti.
Organica, lo dice ia parola stessa, vuoi dire organizzazione. È la prima operazione che viene compiuta in vista di un conflitto. Consiste nei procurare e nell'organizzare tutti i mezzi che sono necessari per fare la guerra. Tali mezzi sono costituiti dagli uomini e dal materiale (munizioni, mezzi di trasporto, mezzi di soccorso ecc).
La strategia (la parola deriva dai vocaboli greci stratós = esercito ed ago = conduco, ossia arte di guidare gli eserciti) è quella parte dell'arte della guerra che si occupa di stabilire il piano generale delle operazioni militari allo scopo di conseguire la vittoria L'arte della strategìa consiste nell'attaccare l'esercito nemico in condizioni il più possibile sfavorevoli per lui.
A seconda del punto dello schieramento nemico verso cui è diretto l'attacco, questo prende diverse denominazioni.
Si ha l'attacco frontale quando esso è diretto sulla fronte, ossia sulla parte centrale dello schieramento nemico.
Si chiama attacco sull'ala quello che è diretto contro una o entrambe le ali dell'esercito nemico.
Quando l'attacco è. rivolto al fianco dello schieramento nemico, esso viene detto attacco sul fianco.
Un elemento importante per la riuscita di un attacco è quello di cogliere il nemico di sorpresa: ingannarlo cioè sul momento e sulla direzione dell'attacco.
La tattica è quella parte dell' arte della guerra che si occupa dell'impiego di ciascuna unità organica (reggimenti, battaglioni ecc.) durante il combattimento. Alla tattica è affidato insomma il compito di eseguire i piani elaborati dalla strategia.
L'arte della tattica consiste nel sapere escogitare di volta in volta le operazioni più adatte (avanzata, ritirata, spostamenti laterali ecc.) tenendo però di mira lo scopo ultimo da raggiungere (la vittoria).
La logìstica (dal greco logisticós = calcolatore) è quella parte della strategia che procura il necessario per trasportare le truppe, alloggiarle, nutrirle, e rifornirle di tutto quanto occorre loro. Da quanto è stato detto si può capire che l'arte della guerra è molto complessa.

ALCUNI GENIALI UOMINI DI GUERRA
Per molto tempo nell'antichità il modo di combattere consistette unicamente in questo: uno scontro frontale tra due masse di guerrieri. Non si poteva quindi ancora parlare di manovre tattiche. Una innovazione fu portata da Ciro il Grande, re dei Persiani (VI sec. av. Cristo).
Egli dotò il suo esercito di reparti speciali ai quali affidò il compito di attaccare il nemico sui fianchi.
Ma un innovatore veramente originale fu il tebano Epaminonda (IV secolo avanti Cristo). Egli ideò il cosiddetto ordine obliquo. Esso consiste in questo: il nemico viene attaccato con l'ala destra dell'esercito, mentre l'ala sinistra viene tenuta di riserva. Quando l'ala destra è riuscita a impegnare tutte le forze nemiche, ecco che entrano in azione i soldati dell'ala sinistra. Questi, non essendosi ancora impegnati nei
combattimento, sono in perfetta efficienza e in vantaggio rispetto ai soldati nemici già provati dalla battaglia. Si trovano quindi nella possibilità di concludere vittoriosamente la battaglia. Con questo procedimento tattico Epaminonda vinse la grande battaglia di Mantinea (362 avanti Cristo) contro le forze spartane e ateniesi assai superiori di numero. Altri geniali condottieri furono Alessandro Magno (IV secolo avanti Cristo) e Giulio Cesare (I secolo avanti Cristo). Il principio fondamentale del grande condottiero romano era questo: fare sempre guerra offensiva: riuscire cioè ad avere in ogni momento la iniziativa delle operazioni. La sua tattica consisteva, nel colpire ai fianchi e alle spalle l'esercito nemico. Quest' ultimo accorgimento serviva per tagliare la strada al nemico in caso di ritirata. Il valore della tattica di Cesare è dimostrato dalle numerose vittorie da lui conseguite.
Sia il procedimento tattico di Epaminonda che quello di Cesare furono apprezzati e seguiti anche nell'età moderna.
Federico il Grande di Prussia (XVIII secolo dopo Cristo) portò i suoi eserciti di vittoria in vittoria adottando l'ordine obliquo. Naturalmente, da geniale condottiero qual era, vi apportò delle innovazioni, adattandolo ai mezzi d'offesa del suo tempo. Napoleone, uno dei più grandi condottieri di tutti i tempi, si ispirò al principio di Cesare. Infatti, sua massima preoccupazione fu quella di fare la guerra offensiva, ossia di riuscire ad imporre sempre la propria iniziativa al nemico. Anch'egli, al pari di Cesare, attaccò spesso l'avversario ai fianchi e alle spalle.

LA DICHIARAZIONE DI GUERRA
Quando un paese ha deciso di iniziare le ostilità con un altro, generalmente invia a questo la cosiddetta dichiarazione di guerra. La dichiarazione di guerra deve essere redatta in termini molto chiari e deve precisare i motivi per cui lo Stato intende iniziare le ostilità. Riportiamo parte della dichiarazione di guerra inviata dall'Italia all'Impero Austro-Ungarico il 23 maggio 1915: S. M. il re dichiara che l'Italia si considera in stato di guerra con l'Austria Ungheria da domani (24 maggio 1915).

L' ULTIMATUM
Alcune volte, prima di arrivare alla dichiarazione di guerra, inviato allo Stato contro cui si intendono iniziare le ostilità il cosiddetto ultimatum.
Nell'ultimatum si invita il governo del paese nemico a far cessare entro un periodo di tempo fissato (alcuni giorni o, a volte, poche ore) le cause che determinerebbero il conflitto.
Se il governo del paese nemico risponde negativamente o in modo non soddisfacente, gli viene dichiarata la guerra. Un famoso ultimatum fu quello inviato al Piemonte dall'Austria, nell'aprile del 1859. Con esso l'Austria ordinava al Piemonte il disarmo generale entro tre giorni. Poiché il Piemonte rispose con un netto rifiuto ebbe inizio tra i due Stati la guerra (II guerra per l'indipendenza).

CESSAZIONE DELLO STATO DI GUERRA
Lo stato di guerra può avere termine in due modi:
1) con la cessazione delle ostilità.
2) con un trattato di pace.
Il trattato di pace è preceduto dall'armistizio.
Esso è una sospensione delle ostilità, convenuta tra gli Stati in guerra.

PRIGIONIERI DI GUERRA
Durante una battaglia, può accadere che dei soldati cadano prigionieri del nemico.
A differenza di ciò che avveniva nell'antichità, quando questi potevano anche essere uccisi, oggi l'esistenza dei prigionieri viene tutelata da convenzioni internazionali (quella definitiva fu firmata a Ginevra nel 1929). Ecco le più importanti: I prigionieri devono essere rispettati: possono essere costretti a lavorare (ad eccezione degli ufficiali), ma non gratuitamente; restano proprietari di quanto hanno, tranne che degli oggetti di uso militare; sono liberi di esercitare il loro culto. Con la cessazione delle ostilità, i prigionieri di guerra devono essere liberati.

VOCI ATTINENTI
Teatro di guerra; la zona dove si svolgono le operazioni militari. Consiglio di guerra: riunione di ufficiali, convocati dal Comandante Supremo per prendere importanti deliberazioni. Bollettino di guerra: resoconto (generalmente giornaliero) delle operazioni militari, emanato dal Comandante Supremo dell'esercito. Parlamentare di guerra: chi in tempo di guerra è mandato a trattare con il nemico.
Guerra civile: guerra combattuta tra gente della stessa nazione Guerra religiosa: guerra combattuta per motivi di religione.

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Canne
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Lissa
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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 14-01-2014