rivoluzioni in europa nel 1848

 

13 MARZO 1848: davanti al ministero degli esteri dell'Impero Austriaco, a Vienna, la folla è in tumulto. Sulle teste si agitano bastoni e fucili. « Abbasso Metternich! Impiccatelo! ». Nel suo studio, mentre le grida della folla si fanno più minacciose, il principe Clemente di Metternich deve prendere in pochi istanti una decisione. Può dare ordine dì sparare ancora, come è accaduto nei primi istanti della rivolta; ma servirebbe soltanto a dare ancora più forza a quella marea di popolo scatenato. Preferisce attendere con calma che i dimostranti invadano il palazzo. Eccoli, alcuni di essi sono già nell'anticamera. Sulla porta si fa avanti un giovane avvocato: « Cinque minuti ancora, e non garantisco più niente! ».
È lui il capo di quel drappello di rivoltosi, ma non li potrà tenere a freno ancora per molto.
Metternich si alza: « Se credono che la mia permanenza in questo ufficio comprometterà la tranquillità del paese, il mio ritiro non sarà per me un sacrificio ». Dalla folla si alza un grido di trionfo: l'odiato Metternich è finalmente caduto!

PRIMI MOVIMENTI RIVOLUZIONARI
Episodi simili avvenivano in quasi tutte le capitali d'Europa, all'inizio del 1848. Erano già vari anni che il fuoco covava sotto la cenere. Ad appiccarlo era stata la grande avventura di Napoleone. Quando le armate dell'Imperatore erano giunte vittoriose in tutti gli angoli del Vecchio Continente, non avevano solo portato un nuovo padrone: insieme a Napoleone, erano arrivati dalla Francia gli uomini, i libri, le idee della Rivoluzione Francese. Poi Napoleone era caduto, travolto dalla sua stessa grandezza; ma le idee erano rimaste. Il Congresso di Vienna aveva ristabilito gli stessi regimi precedenti alla Rivoluzione Francese; ma chi aveva sentito parlare di libertà, uguaglianza e fraternità non si assoggettò al fatto che tutto fosse tornato come prima. Vari movimenti erano sorti per scuotere l'oppressione delle monarchie assolute: il 1848 fu l'anno in cui quasi contemporanearnente essi sfociarono in tutti i paesi europei in azioni rivoluzionarie.

IN FRANCIA
La sommossa scoppiò il 22 febbraio. Il governo aveva vietato una dimostrazione a favore della riforma elettorale, provocando un moto di protesta immediato e deciso. La Guardia Nazionale fraternizzò con gli insorti, e il re Luigi Filippo fu scacciato da Parigi. Il movimento di rivolta era guidato dai repubblicani, fra i quali vi era il poeta Lamartine, poi deputato e ministro. Il 24 febbraio fu proclamata la repubblica.
Passato il primo momento di entusiasmo repubblicano, le discordie fra i partiti si fecero subito gravi: nelle elezioni, i repubblicani riuscirono a strappare il potere ai socialisti. Intanto gli operai, che miravano a riforme immediate senza occuparsi delle loro conseguenze economiche, si ribellarono al governo. La rivolta scoppiò violentissima: nelle giornate di giugno, Parigi ebbe ben 4000 morti. Alla fine il governo ebbe il sopravvento, e nel dicembre la repubblica, ormai saldamente in ma no alla borghesia, ebbe a presidente Luigi Napoleone. Così, anche se era cambiata la forma di governo, la situazione era rimasta praticamente quella di prima.

IN UNGHERIA
I patrioti ungheresi si sollevarono sotto la guida di Luigi Kossuth. Il popolo ungherese era soggetto alla corona d'Austria, che appoggiava il proprio potere sulla nobiltà e sui grandi proprietari. Esisteva una Dieta d'Ungheria, cioè una specie di assemblea che rappresentava il popolo, ma essa era priva di poteri effettivi. I rivoluzionari ottennero, come primo successo, che la Dieta abolisse gli ingiusti privilegi della nobiltà.
Le notizie delle difficoltà nelle quali si trovava il governo centrale di Vienna, alle prese con le rivolte italiane e i disordini interni, entusiasmarono i patrioti. Non bastava più la costituzione, non bastavano più i provvedimenti della Dieta: secondo Kossuth e i suoi valorosi compagni, era il momento di battersi per l'indipendenza nazionale, cioè per la definitiva separazione dell' Ungheria dall'Austria. L'inverno ungherese vide l'inizio della lotta; ma nel dicembre l'inetto Ferdinando I abdicava in favore del nipote Francesco Giuseppe, un diciottenne che avrebbe seguito i consigli del Metternich. Ancora otto mesi di lotta disperata dei patrioti, poi la situazione politica sarebbe tornata inevitabilmente come prima.

IN AUSTRIA
Il governo degli Asburgo, che teneva il potere con sistemi molto antiquati, vacillò sotto la spinta degli avvenimenti. Esso non ebbe da fronteggiare soltanto i moti rivoluzionari dei paesi dominati, come l'Ungheria e l'Italia; anche all'interno era grande lo scontento contro la monarchia assoluta.
I rivoluzionari austriaci ottennero l'allontanamento del Metternich e la convocazione dell'Assemblea Costituente. Dopo il pauroso momento di crisi le classi dominanti, cioè nobiltà ed esercito, ripresero però in pugno la situazione. La reazione del popolo fu immediata: l'imperatore fu costretto a fuggire per la seconda volta da Vienna. Ma l'impennata popolare non poteva durare; l'esercito si era riorganizzato e la forza delle armi faceva sentire definitivamente il suo peso: alla testa delle truppe imperiali il barone Windischgratz entrava in Vienna il 31 ottobre, e parecchi patrioti venivano mandati al patibolo. II potere monarchico era così pienamente ristabilito, e il nuovo giovane imperatore Francesco Giuseppe sedeva saldamente sul trono, che avrebbe occupato per oltre sessantanni, esattamente dall'anno 1848 fino alla sua morte (1916).

IN GERMANIA
I successi del movimento liberale furono ancor più notevoli che in Austria. Durante i tumulti scoppiati il 18 marzo le truppe, aperto il fuoco, avevano ucciso alcuni dimostranti. Il re Federico Guglielmo IV constatò la gravità degli avvenimenti e rese omaggio ai caduti del popolo; poi dichiarò solennemente di accettare là volontà della nazione e di volerla guidare verso l'unificazione senza che si dovesse spargere inutilmente altro sangue.
La rivoluzione si risolse pacificamente. I patrioti dei diversi Stati che costituivano la Germania riuscirono a ottenere che si riunisse l'Assemblea Costituente. Mentre duravano i lavori, la corona venne affidata a Giovanni d'Austria, uomo mite ed estraneo agli intrighi della politica. L'assemblea discusse a lungo tutti i problemi del nuovo Stato unitario tedesco che avrebbe dovuto nascere, ma si trovò divisa sulla questione della partecipazione dell'Austria alla federazione. In questa atmosfera, apparentemente tranquilla, il tempo trascorse senza che si giungesse a risultati pratici: infatti nell'anno seguente l'Assemblea Costituente si sciolse senza aver concluso nulla.

IN ITALIA
Più che in ogni altro paese d'Europa, le aspirazioni dei patrioti si rivolsero in Italia all'indipendenza nazionale. Già nel marzo tutti gli Stati avevano avuto una forma di costituzione, tranne la Lombardia e il Veneto. Ma le notizie provenienti da Vienna spinsero il popolo di Venezia e di Milano ad insorgere (17 e 18 marzo). Queste insurrezioni indussero il re del Piemonte, l'esitante Carlo Alberto, a dichiarare finalmente guerra all'Austria.
Il 1848 finì però tragicamente per l'Italia, più tragicamente che per ogni altro paese europeo. Infatti la divisione degli insorti, fra i quali si distinguevano moderati, repubblicani, monarchici costituzionalisti, cattolici federalisti e appartenenti ad altre fazioni, fece fallire il movimento che pareva così felicemente iniziato. La guerra contro l'Austria finì con le tristi giornate di Custoza e con la rioccupazione di Milano e Venezia. In Sicilia il re di Napoli fece bombardare e saccheggiare Messina, roccaforte popolare. Solo in Toscana si giunse a una soluzione del problema costituzionale con alcune concessioni fatte dal granduca Leopoldo II (che governò dal 1824 al 1859).

(17) Italia
nella prima guerra mondiale
(18) Lotte Atene e Sparta
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(21) Prima
campagna
Napoleone
(22) Prima guerra d'indipendenza
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(24) Prima guerra punica
(25) Resistenza
Brescia Venezia
(26) Rivoluzioni
europee 1848
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conquista la Grecia
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 14-01-2014