Lotte tra Francia e Spagna

 

NEL '400, mentre l'Italia si trovava divisa in tanti Stati in discordia tra loro, in Europa si andavano formando tre grandi nazioni: la Francia, la Spagna e l'Austria. Era naturale che l'Italia, a causa della sua posizione strategica nel Mediterraneo e per le ricchezze d'ogni genere dei suoi territori, dovesse attirare l'attenzione di questi Stati, desiderosi di estendere il loro dominio. Per di più, la conquista degli Stati italiani, difesi da truppe mercenarie male armate e non sempre fedeli, si presentava un'imprésa non molto difficile.
Il primo a tentare tale impresa fu il re di Francia Carlo VIII. Nel settembre del 1494 occupò buona parte della nostra Penisola.
Ma il dominio francese in Italia ebbe breve durata. Appoggiati soprattutto dal re di Spagna Ferdinando il Cattolico, desideroso di abbattere la potenza della Francia, i principi italiani formarono una lega contro Carlo VIII. Il 6 luglio 1495, l'esercito della lega si scontrò con i Francesi e Carlo VIIi riuscì a stento a ritornare in Francia. Da allora, e per oltre mezzo secolo, Francia e Spagna furono in continua guerra: scopo della lotta non era soltanto la conquista dell'Italia, bensì anche quello di acquistare una posizione di predominio in Europa. La lotta tra queste due nazioni divenne accanita quando si trovarono di fronte due sovrani desiderosi entrambi di gloria e dotati di grandi ambizioni dì conquista: Francesco I di Francia e Carlo V di Spagna. Carlo V, salito al trono nel 1519, aveva ereditato un vastissimo impero: oltre alla Spagna, possedeva la Germania, l'Austria, il Belgio, l'Olanda, il Regno di Napoli, la Sicilia, la Sardegna e territori sconfinati in America. Per evitare che la Francia rimanesse accerchiata da tanta potenza, Francesco I vide la necessità di una lotta a fondo contro Carlo V. La guerra tra le due potenti nazioni rivali iniziò nel 1521 e fu combattuta su suolo italiano.

LA BATTAGLIA DI PAVIA
Il primo anno di guerra si chiude a favore delle truppe di Carlo V: esse non solo hanno occupato la Lombardia (in possesso della Francia dal 1516), ma sono anche riuscite a cacciare i Francesi dall'Italia.
Francesco I non si da affatto per vinto: egli medita di riconquistare quanto prima i territori italiani perduti. Ed ecco che, nell'ottobre del 1524, sferra la sua offensiva: con un numeroso esercito discende per il Moncenisio, giunge a Milano e la occupa. Prosegue quindi per Pavia e pone l'assedio alle fortificazioni della città, nelle quali si sono ritirate alcune migliaia di Spagnoli. Basterebbe che Francesco I, superiore di forze e di mezzi, desse ordine di assaltare le fortificazioni, perché le truppe spagnole assediate si arrendessero. Ma il Re di Francia non è di questo parere. Mentre Francesco I progetta piani rischiosi con l'intento di conquistare l'intera Penisola, ecco giungere un poderoso esercito spagnolo in soccorso degli assediati. Francesco I non si impressiona: egli confida molto nella sua cavalleria. Ma intanto non si accorge del tranello che i generali spagnoli gli stanno preparando: occupato il grande parco circostante la Certosa di Pavia, essi non solo si vanno schierando alle spalle dell'esercito francese, ma si preparano anche a bloccargli ogni via di ritirata verso Milano. All'alba del 24 febbraio 1525, ha inizio l'attacco delle truppe spagnole.
Francesco I, lasciati pochi uomini intorno alle fortificazioni di Pavia, si avvia con tutte le sue forze verso il Parco. La battaglia si fa subito violenta: la cavalleria francese, guidata dallo stesso re, irrompe contro il nemico, minacciandolo di accerchiamento. Sembra proprio che Francesco I stia per condurre alla vittoria i suoi uomini, quando improvvisamente la situazione si capovolge. A centinaia i cavalieri francesi stramazzano al suolo, mentre gli altri si danno a precipitosa fuga. Che mai è successo? Contro la coraggiosa cavalleria francese, gli Spagnoli hanno fatto entrare in azione 1 500 archibugieri. Ma non è tutto: intanto le truppe spagnole, assediate a Pavia, sono uscite dalle fortezze, hanno travolto le truppe francesi ed ora si avviano anch'esse verso il Parco. Per l'esercito del Re di Francia non vi è ormai più scampo. Infatti, dopo poche ore, la sconfitta dei Francesi è irreparabile: lo stesso sovrano cade in mano nemica. Francesco I viene condotto prigioniero in Spagna; ma l'anno dopo, impegnandosi con un trattato a rinunciare ad ogni possesso in Italia e a cedere la Borgogna, potrà riottenere la libertà.
i lanzichenecchi distruggono roma
IL SACCO DI ROMA
Francesco I aveva firmato il trattato per porre fine alla sua prigionia, ma in cuor suo era ben deciso a non rispettarlo. Non esitò infatti a stipulare un'alleanza con i principali Stati italiani (Repubblica di Venezia, Ducato di Milano, Stato Pontificio, Signoria di Firenze), desiderosi di liberarsi dal dominio spagnolo.
Ma, prima ancora che gli alleati potessero organizzare un esercito in grado di affrontare quello spagnolo, Carlo V scendeva in campo. Deciso a colpire il papa Clemente VII, promotore dell'alleanza contro la Spagna, Carlo V inviò in Italia 15 000 Lanzichenecchi tedeschi, con il compito di dare l'assalto alla stessa Roma.
Gli alleati non riuscirono a fermare la marcia dei Lanzichenecchi, i quali nel maggio del 1527 entravano in Roma. I Lanzichenecchi poterono così dare sfogo alla loro brama di distruzione e di saccheggio. Fu un tristissimo episodio della storia italiana, che si suole denominare il «sacco di Roma ». Ecco una riduzione di ciò che ha scritto sul sacco di Roma lo storico Francesco Guicciardini, vissuto in quell'epoca : « Entrati a Roma, i nemici corsero immediatamente alla preda. Furono saccheggiati i palazzi di tutti i cardinali e le chiese vennero depredate. Tutti gli oggetti sacri e le reliquie dei Santi, delle quali erano piene le chiese, furono gettati in terra e calpestati. Tutto intorno si udivano le urla delle donne e i lamenti di quelli che venivano crudelmente torturati ».
Le truppe di Francesco I, giunte in Italia dopo lo spaventoso saccheggio di Roma, non portarono alcun contributo nella lotta contro Carlo V: esse vennero infatti battute in Lombardia e nel Napoletano, ove si erano spinte nella speranza di venirne in possesso. La Francia aveva di nuovo perso la lotta contro la Spagna.

I LANZICHENECCHI
I Lanzichenecchi erano soldati tedeschi mercenari, i quali si resero tristemente famosi per gli atti di barbarie che commisero.La parola Lanzichenecchi deriva dal vocabolo tedesco « Landsknecht » che significa « servo di paese » e poi « fantaccino ». Le armi di cui disponevano i Lanzichenecchi erano: l'alabarda, la daga, la spada e lo spadone. Quando furono inventate le armi da fuoco, essi furono anche muniti di schioppo e pistola.

IL TRIONFO DELLA SPAGNA
Francesco I non volle tuttavia rassegnarsi ai successi militari del suo grande rivale e tentò nuovamente la fortuna delle armi. La guerra franco-spagnola riprese nel 1535: dopo vari anni di lotte incerte, fu conclusa la pace di Crepy (anno 1544), secondo la quale venne riconosciuto alla Francia il possesso del Piemonte. Nel 1547 Francesco I morì e la lotta contro la Spagna venne ripresa da suo figlio Enrico II nel 1552.
Ma mentre la guerra era ancora in atto, Carlo V, desideroso di ritirarsi a vita privata, cedette il Regno di Spagna al figlio Filippo II. Le ostilità, continuate dai due giovani sovrani, ebbero termine nel 1557. Il 10 agosto di quell'anno, l'esercito di Filippo II, guidato da Emanuele Filiberto di Savoia, sconfìsse definitivamente i Francesi a San Quintino (nelle Fiandre).
La pace di Cateau-Cambrésis (pron. cató cambresì), conclusa nel 1559, segnò il trionfo della Spagna.
Nella lunghissima lotta contro la Francia, essa non solo non aveva perduto alcun suo territorio, ma si trovava ora padrona assoluta di quasi tutta l'Italia (unici Stati indipendenti di una certa importanza furono la Repubblica di Venezia e il Ducato di Savoia). Filippo II poteva ormai considerarsi il più potente sovrano d'Europa.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 14-01-2014