Italia nella prima guerra mondiale

 

A TARDA SERA del giorno 23 maggio 1915 dentro e fuori la villa Volpe a Fagagna, presso Udine, c'era molta animazione. Nell'interno, c'era un via vai di soldati e ufficiali; essi entravano e uscivano da quelli che erano stati eleganti saloni, ora trasformati in uffici, nei quali alcuni ufficiali di Stato Maggiore stavano chini sulle carte, discutevano, telefonavano. Tutto funzionava con ordine, senza affanno e senza clamore: suonavano i telefoni, gli stivali dei portaordini risuonavano sui pavimenti, i visi di tutti erano seri, le voci basse.
Il momento era solenne e grave: i portaordini, che a cavallo, in bicicletta, in motocicletta lasciavano la villa e sparivano nella notte verso l'Est, le telefonate, che sui telefoni da campo partivano dalla villa, portavano un solo ordine alle truppe al fronte: alle ore 24 iniziare le operazioni di guerra. Così, alla mezzanotte fra il 23 e il 24 maggio 1915 l'Italia entrava in guerra contro l'Austria; entrava nella prima Guerra mondiale.

LE CAUSE DELL'ENTRATA IN GUERRA
Quando, fra il luglio e l'agosto del 1914, si susseguirono le dichiarazioni di guerra e l'Europa si divise in due campi (gli imperi centrali, cioè Austria e Germania da una parte, gli Stati dell'Intesa, cioè Francia, Inghilterra, Serbia, Russia dall'altra), l'Italia dichiarò la sua neutralità. Essa nel 1912 aveva rinnovato il Trattato della Triplice Alleanza, quindi era ancora legata all'Austria e alla Germania. Ma questo trattato aveva un carattere difensivo, mentre l'Austria con la dichiarazione di guerra alla Serbia diveniva uno Stato aggressore. D'altra parte, in Italia molti pensavano che quella fosse l'occasione buona per riprendere i territori italiani in possesso dell'Austria, continuando la guerra del 1866. In ogni modo, il Governo italiano mantenne la propria neutralità per 10 mesi, anche se all'interno del paese buona parte degli uomini politici, dei patrioti, del popolo, premeva perché l'Italia entrasse in guerra; la guerra sarà breve, si pensava, non lasciamoci sfuggire l'occasione. Se avessero vinto gli Stati dell' Intesa senza l'Italia, come avrebbe potuto questa richiedere Trento e Trieste?

LA DICHIARAZIONE DI GUERRA
Nei primi mesi del 1915, il Governo italiano iniziò trattative, « sondaggi » con l'Austria : propose, in cambio della definitiva neutralità italiana, l'immediata cessione del Trentino e di alcune isole dell'Adriatico, una correzione del confine orientale, la creazione di uno « Stato libero » a Trieste. L'Austria rifiutò, e il 26 aprile 1915 il nostro governo concluse segretamente con Francia, Gran Bretagna e Russia il Patto di Londra, col quale s'impegnava a entrare in guerra contro l'Austria. In caso di vittoria, l'Italia avrebbe avuto il Trentino e l'Alto Adige, Trieste e l'Istria, la Dalmazia settentrionale, Valona, un protettorato sull'Albania, il possesso del Dodecaneso. Lo scoppio delle ostilità era inevitabile. Il 23 maggio 1915 l'ambasciatore d'Italia a Vienna presentava la dichiarazione di guerra.

L'INIZIO DELLA GUERRA
Nella notte tra il 23 e il 24 maggio l'esercito italiano, schierato lungo il confine dallo Stelvio all'Adriatico (quasi km 800) iniziava la sua marcia offensiva contro le posizioni austriache, al comando del generale Luigi Cadorna. Furono occupati i primi paesi dell'Isonzo, del Friuli, si penetrò nella Val d'Adige e in Val Sugana; in Cadore fu presa Cortina d'Ampezzo. Furono conquistate Grado, Aquileia, Cervignano e si giunse a pochi chilometri da Monfalcone e da Gorizia, poi sui monti del Sabotino, del Podgora, del Carso, della Bainsizza e dell'Hermada. Ma in complesso nel primo anno di guerra si poterono conquistare modeste zone di territorio. In ogni modo l'Italia diede il suo formidabile contributo agli alleati tenendo immobilizzate sul suo fronte ben tre armate austriache.

LE GRANDI OFFENSIVE DEL 1916
II 1916 iniziò così con la guerra di trincea, la squallida, orribile guerra nella quale gli uomini rimanevano per mesi nelle trincee, guazzando nel fango, esposti alla pioggia, al gelo, alle granate nemiche. Dove si dormiva? Nel fango o in orribili tane, avvoltolati nei mantelli. Si mangiava quando il rancio arrivava, cioè non sempre. E si moriva, per le malattie, per il freddo, per i colpi del nemico.
Nel maggio l'Austria decise di compiere il primo tentativo di liquidarci con una offensiva a cui diede il significativo nome di « Strafexpedition », cioè spedizione punitiva. Il 14 e il 15 maggio nel Trentino, dalla Val d'Adige agli Altipiani, un terrificante bombardamento sconvolse con migliaia di proiettili le nostre linee; poi truppe austriache di montagna appositamente addestrate attaccarono e riuscirono a sfondare il fronte italiano, giungendo quasi alla pianura veneta. Lo scopo era quello di prendere alle spalle le tre Armate italiane dell'Isonzo e del Carso. Fortunatamente i due cardini difensivi del Coni Zugna e del Pasubio non caddero; le nostre truppe resistettero e frenarono l'avanzata nemica. In giugno praticamente le cose erano tornate normali.
Toccò allora all'Italia restituire il colpo; il 6 agosto, precedute da un bombardamento infernale effettuato con cannoni da 305 millimetri, le nostre truppe scatenarono una grande offensiva sul fronte dell'Isonzo; dopo lotte furibonde e sanguinosissime il nemico cedette su tutta la linea e il 9 agosto conquistammo Gorizia.
Pochi giorni dopo, il 28 agosto, l'Italia dichiarò guerra anche alla Germania. Durante il resto dell'estate e fino, all'inverno gli Italiani non si stancarono di attaccare in sanguinose battaglie le linee del Carso, costringendo ogni volta il nemico ad arretrare. In quell'anno tutte le parti in guerra, ma specialmente gli Austriaci, cominciarono a usare in forza gli aerei; furono compiute anche violente azioni di bombardamento sulle nostre città: Schio, Monza, Milano (dove ci furono 16 morti), Padova.

1917: L'ANNO TERRIBILE
E venne il 1917, l'anno terribile, l'anno dei sacrifici e dell'eroismo. Dal maggio al settembre l'esercito italiano, con gli alpini in prima linea, attaccò in massa il nemico su due fronti; a Ovest sull'altipiano di Asiago e sull'Ortigara, a Est sul fiume Isonzo da Tolmino al mare. Furono giorni di lotta feroce, condotta con una violenza che è difficile immaginare. Sul fronte dell'Isonzo l'esercito italiano impiegò una massa d'urto di mezzo milione di uomini, sostenuta da oltre 5000 fra cannoni e bombarde. L'eroismo dei nostri soldati lasciò il mondo sbalordito; ma le perdite, nostre e anche degli Austriaci, furono spaventose, del tutto sproporzionate ai risultati raggiunti, che furono scarsi. A metà settembre il silenzio tornò sui campi di battaglia e sui monti crivellati dalle granate. Ma il nemico preparava il suo grande, disperato tentativo per piegarci.

CAPORETTO
La Germania, per aiutare l'Austria che si trovava in difficoltà, aveva inviato sul fronte austriaco più di 80 000 uomini con ottocento cannoni: questi, assieme a 120 000 uomini e più di 2000 cannoni austriaci, furono concentrati nella zona fra Plezzo e Tolmino. La notte del 24 ottobre 1917 circa 3000 cannoni lanciarono decine di migliaia di granate sulle nostre linee, sconvolgendole. Poi, in un'alba nebbiosa, gli austro-tedeschi attaccarono con decisione le nostre posizioni. Il colpo riuscì: le nostre linee furono sfondate a Caporetto e la marea nemica dilagò oltre Udine, oltre il Tagliamento, oltre Belluno. La nostra ritirata in certi momenti fu caotica, sembrò che il disastro piombasse sull'Italia : la Seconda Armata fu distrutta, ma la Terza Armata e le truppe della Carnia e del Cadore riuscirono ad arretrare in buon ordine dietro la linea del Piave, dove si era deciso di opporre la resistenza ad oltranza. « II Piave mormorò : non passa lo straniero ! » — dice la famosa canzone del Piave che è ancora così conosciuta in Italia. E infatti il nemico non passò oltre: sul Piave, sull'Altipiano di Asiago, sul Monte Grappa la migliore gioventù italiana si sacrificò per fermare il nemico. Erano 33 divisioni italiane contro 55 nemiche: le nostre perdite furono tremende, ma gli austro-tedeschi a metà dicembre erano definitivamente fermati.

1918: L'ANNO DELLA VITTORIA
La sbalorditiva resistenza del Piave entusiasmò e incoraggiò tutti gli Italiani, soldati e civili. A dare ancora più fiducia era l'opera della Marina, la quale compiva imprese audacissime. Il 10 dicembre 1917 Luigi Rizzo e Andrea Ferrarini erano entrati di notte con due Mas nel porto di Trieste e avevano silurato e affondato la corazzata austriaca « Wien » (Vienna). Il 10 giugno 1918, all'altezza dell'isola di Premuda (costa dalmata), Rizzo e Aonzo affondarono la corazzata « Szent Istvan » (Santo Stefano). I primi mesi del 1918 trascorsero senza grandi eventi; ma l'esercito austriaco preparava il suo terzo grande sforzo contro l'Italia, un' offensiva appoggiata da 7500 cannoni, 500 aerei e gas asfissianti. L'attacco fu scatenato il 15 giugno 1918 sull'Altipiano di Asiago e sul Monte Grappa, per prendere alle spalle l'esercito del Piave. Parecchie divisioni austriache passarono il fiume e avanzarono sul Montello; ma la nostra difesa, sostenuta da un formidabile fuoco di artiglieria, fu decisissima. In sette giorni gli Austriaci ebbero 35 000 morti e 25 000 prigionieri, oltre a 100 000 feriti. Il giorno 21, sconfitti, ripassarono in disordine il fiume. La battaglia del Piave segnò l'inizio della fine per l'Austria.

VITTORIO VENETO
Logorata all'interno dalle agitazioni dei popoli sottomessi, tormentata dalla carestia, con tutti gli uomini validi impegnati nella guerra, l'Austria mostrava i segni del suo prossimo cedimento. Per questo il generale Armando Diaz, nuovo Capo di Stato Maggiore, stabilì il grande, decisivo attacco, scatenato il 24 ottobre 1918 da oltre mezzo milione di uomini, appoggiati da 9500 cannoni, sul Grappa e sul Piave. Gli Austriaci resistettero con eroismo fino al 28; quella sera stessa il Comando italiano ordinò l'ultimo sforzo a Vittorio Veneto. Le linee nemiche furono sfondate ovunque. Tutto il Veneto fu riconquistato in pochi giorni: il 3 novembre furono occupate Trento e Trieste. La battaglia di Vittorio Veneto ci era costata oltre 35 000 morti; ma ci aveva dato la vittoria.

L'ARMISTIZIO E LA VITTORIA
Alle ore 10 del 29 ottobre 1918 un capitano austriaco di Stato Maggiore, con la bandiera bianca, si presentò alle nostre linee di Serravalle, in Val d'Adige, con una lettere del Comando supremo austriaco, che chiedeva di entrare in trattative. La guerra era terminata con la nostra vittoria. Il 3 novembre a Villa Giusti, presso Padova, l'Austria firmava l'armistizio e la resa a discrezione, ed entro il 18 novembre l'Italia aveva occupato il territorio stabilito con il Patto di Londra. La grande opera iniziata nel 1848, dopo settantanni di sforzi, di lotte, di sacrifìci era compiuta; ora l'Italia era definitivamente una, unita, indipendente.

(8) Guerra dei
cento anni
(9) La guerra contro Giugurta
(10) Guerra contro
i pirati
(11) guerra
Trent'anni
(12) Guerre contro Mitridate
(13) Guerre Galliche
(14) Guerre
macedoniche
(15) Guerre persiane
(16) Impresa dei mille
(17) Italia
nella prima guerra mondiale
(18) Lotte Atene e Sparta
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 14-01-2014