guerre contro i Galli o Guerre galliche

 

CHI HA PORTATO a Roma quella spaventosa notizia? È dunque vero? I Galli, atavici nemici dei Romani, hanno preparato un esercito di 70 000 uomini di cui fanno parte anche tribù germaniche, e insieme si preparano ad invadere l'Italia centrale.
Tutti pensano, con terrore, alle disastrose invasioni che già quel popolo barbaro ha effettuato fuori dei confini della Pianura Padana, dove da più di due secoli ha stabilito la sua sede.
Da molti anni Roma, impegnata nella guerra contro Cartagine, non aveva avuto il tempo di pensare alle irrequiete popolazioni nordiche. Ed ora la notizia improvvisa porta sgomento e terrore; molti cittadini, specialmente donne e vecchi, lasciano le loro case e portano al sicuro i loro beni, lontano dalla città. Vengono consultati indovini e maghi i quali predicono una nuova invasione della città e ordinano, per scongiurarla, sacrifici talvolta feroci e assurdi. Tuttavia il governo romano non si lascia prendere dal panico ed agisce subito per affrontare il pericolo.

ROMA SI PREPARA AD AFFRONTARE IL SUO ANTICO NEMICO
Il terrore che i Galli ispiravano a tutti i popoli italici facilitò al governo romano l'opera svolta per ottenere la loro alleanza. Anzi esso riuscì a portare dalla propria parte popolazioni barbare dell'Italia transpadana, quali i Galli Cenomani e i Veneti. In questo modo venivano apprestati parecchi eserciti per un totale di 200 000 uomini.
Vennero anche chiamate d'urgenza due legioni che si trovavano in Sardegna agli ordini del console Attilio Regolo (figlio di quel Regolo che morì eroicamente nella guerra contro Cartagine).
Intanto in Spagna il generale cartaginese Asdrubale ( fratello di Annibaie) occupava nuovi territori e fondava la città di Cartagena. In quel momento sarebbe stato sommamente pericoloso qualsiasi tentativo cartaginese contro l'Italia così gravemente minacciata. Saggiamente, la Curia romana volle proteggersi da questo pericolo e riuscì a concludere un trattato per cui Asdrubale si impegnava a non trasportare eserciti al di qua dell'Ebro. Nell'anno 225 avanti Cristo cominciò la marcia dell'invasione gallica.

guerre gallicheLA BATTAGLIA DI TELAMONE
Le orde galliche invasero e depredarono le terre dell'Etruria dove non incontrarono alcuna resistenza. Proseguendo la loro disordinata avanzata attraverso la Toscana, esse giunsero nei pressi di Chiusi e puntarono, come un secolo e mezzo prima, verso Roma. Intanto l'esercito romano risaliva verso il nord e una sera, verso il tramonto, le due forze avverse si avvistarono. Le due schiere di armati si accamparono a non grande distanza l'una dall'altra in attesa del mattino. Negli accampamenti vennero accesi i fuochi e disposte in giro le sentinelle. Alla prima luce dell'alba, i Romani videro che la cavalleria nemica si allontanava sulla strada per Fiesole. I Galli dunque si ritiravano; le legioni romane si schierarono in colonna ed iniziarono l'inseguimento. .Era invece un'insidia. Improvvisamente i Romani si trovarono di fronte i nemici che attaccarono con astuzia ed irruenza. I Romani persero 6000 uomini e furono costretti a fuggire. Quei barbari sapevano combattere.
I Galli, stanchi della battaglia, anziché inseguire i vinti vollero riposare e festeggiare la vittoria. Quella pausa diede modo ai Romani di riorganizzarsi. Frattanto sbarcava a Pisa il console Attilio Regolo proveniente col suo esercito dalla Sardegna; egli proseguì alla volta di Roma ma, saputa l'avventura occorsa ai Romani, a marce forzate andò loro in aiuto. Gli eserciti si incontrarono presso il capo Telamone (oggi Talamone). Questa volta i barbari si trovavano fra due fuochi: da una parte le legioni di Attilio, dall'altra quelle dell'altro console, Emilio. L'esercito gallo si schierò su due fronti; si ebbero così due eserciti galli contro due eserciti romani; due battaglie simultanee. Dapprima si scontrarono i cavalieri e nella lotta trovò la morte lo stesso console Attilio. Avanzarono poi le fanterie. Nelle prime linee i Galli coi loro corpi atletici quasi completamente nudi si lanciarono contro i Romani con grida animalesche; alcuni suonavano a perdifiato bùccine e tube. I Romani ressero all'assalto e, a poco a poco, il loro valore e la superiorità delle loro armi ebbero ragione dei barbari. La cavalleria romana riuscì a giungere sul fianco nemico e a disturbarne l'azione. Circondati da ogni parte, i Galli non avevano via di scampo : dovevano morire o arrendersi. Ne caddero 40 000 e 10 000 si arresero; dei re che li comandavano uno fu catturato, l'altro si uccise sul campo insieme ai suoi fedeli. La vittoria fu completa, tuttavia queste guerre insegnarono ai Romani che, fintanto che non avessero sottomesso le popolazioni di tutta la vallata del Po, il pericolo di nuove invasioni sussisteva sempre.

LA CONQUISTA DELLA VALLE PADANA
Nell'anno 223 avanti Cristo, sotto il comando del nuovo console Caio Flaminio, la guerra gallica venne ripresa. Le legioni romane passarono il Po, vicino alla sua confluenza con l'Adda ed entrarono nel paese degli Insubri. Questi vennero battuti e sottomessi. Ancora per un anno l'esercito romano ebbe a combattere contro le varie genti galliche: Boi, Cesati, Cenomani. Nel 222 i Romani occuparono Mediolanum, la capitale dei Galli.
Così tutta l'Italia celtica (cioè dei Celti o Galli) cadde sotto la dominazione di Roma la quale divenne padrona di una delle più ricche e feconde contrade d'Italia. Ma l'opera di civilizzazione romana si svolse molto lentamente su questa terra che solo dopo un secolo e mezzo ottenne la piena cittadinanza romana e venne incorporata all'Italia.
Ancora nel 201 e nel ,195 a.C. i Galli che occupavano l'attuale Francia varcarono i confini dell'Italia romana portando di nuovo distruzioni e stragi. Il pericolo gallico terminò definitivamente con la conquista della Gallia compiuta da Cesare (58-51 avanti Cristo).

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Napoleone
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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 14-01-2014