Campagne napoleoniche dal 1800 al 1815

 

ALL'ALBA del giorno 9 ottobre 1799 la piccola cittadina di Fréjus, sulla costa mediterranea francese (fra Cannes e Tolone), è in subbuglio. Il porto è affollato da decine di imbarcazioni che si stringono attorno a una piccola fregata, la « Muiron », che sta attraccando al mòlo. Sulle banchine, centinaia di persone gridano e applaudono. Ecco: è gettata la scaletta. Alla sua sommità appare un uomo, in divisa di generale: le urla e i battimani della folla salgono al cielo. L'uomo discende rapidamente la scaletta, seguito da altri ufficiali, e pone piede a terra.
Così, in quella mattina d'autunno, Napoleone poneva piede di nuovo in terra di Francia, reduce dalla campagna d'Egitto. Pochi giorni dopo era a Parigi, accolto trionfalmente.

COLPO DI STATO Nella capitale, trovò una situazione disastrosa, sia politicamente che militarmente. I due enti che governavano il paese (i due Consigli, a cui era affidato il potere legislativo, e il Direttorio, che aveva il potere esecutivo) erano composti di chiacchieroni inconcludenti e pessimi governanti; il popolo era malcontento; la guerra iniziata l'anno prima contro Austria, Russia e Inghilterra andava malissimo. La situazione quindi era matura per un colpo di Stato, destinato a portare Napoleone al potere. In una malinconica sera di novembre (9 novembre 1799), nella grande serra del Parco di Saint Cloud, presso Parigi, i Consigli furono riuniti per discutere (e approvare, s'intende) un mutamento di regime e la concessione di pieni poteri a un triumvirato di Consoli. Uno dei consigli, quello dei Cinquecento, si oppose con decisione, ma tutto era stato previsto; alcuni reparti di granatieri, comandati da Luciano Bonaparté (fratello di Napoleone) e da Gioachino Murat, irruppero nel salone e buttarono fuori i deputati.

NAPOLEONE IN ITALIA
Austria e Inghilterra nel 1799 avevano rioccupato quasi tutti i territori conquistati dai Francesi oltre il Reno e in Italia, e premevano minacciose ai confini. Napoleone si comportò da uomo responsabile: scrisse all'imperatore d'Austria e al re d'Inghilterra, chiedendo e offrendo pace. La risposta austriaca fu negativa, ma corretta; quella inglese fu insolente e quasi offensiva : gli Inglesi volevano che in Francia fosse restaurata la vecchia monarchia!
Napoleone, allora, lasciò la... parola al cannone; con un esercito di 60 000 uomini, attraversò il San Bernardo e precipitò a valanga sugli Austriaci in Lombardia e Piemonte; un altro esercito intanto penetrava fulmineamente in Baviera (maggio-giugno 1800). Gli Austriaci furono sconfitti a Marengo, presso Alessandria, e a Hohenlinden, in Baviera. L'Austria si affrettò a chiedere la pace, conclusa a Lunéville il 9 febbraio 1801. Gli Inglesi, rimasti soli, temevano un'invasione nella loro isola; d'altra parte, tutti gli ambienti commerciali e industriali, che vedevano chiuso per loro il ricco mercato francese, sollecitavano la pace. E la pace fu conclusa ad Amiens nel 1802. L'Inghilterra riconobbe la Repubblica francese nei suoi confini e con le sue conquiste. Ma quella pace insincera non poteva durare.

NAPOLEONE IMPERATORE
Napoleone trionfava: la Francia era uno Stato forte, compatto, ordinato; aveva vinto i suoi potenti nemici; aveva raggiunto la cerchia dei suoi confini naturali (Pirenei, Alpi, Reno) ed estendeva la sua influenza oltre il Reno e oltre le Alpi. Non è diffìcile quindi spiegare perché Napoleone veniva a poco a poco sospinto verso il più alto gradino dell'autorità: il trono imperiale. La prima tappa di questa marcia verso l'incoronazione reale fu compiuta nel 1802, quando, in premio ai grandi servigi resi al paese, fu concessa a Napoleone la nomina a Primo Console a vita, con la facoltà, per giunta, di scegliersi un successore. Così, Napoleone divennne un re chiamato « console »; ma non tardò a chiamarsi effettivamente re, anzi, imperatore.
Il 18 maggio 1804 un decreto del Senato consegnava il governo della Repubblica a Napoleone I ossia cambiava la Repubblica francese in una monarchia imperiale e assoluta.

TRAFALGAR E AUSTERLITZ
Facciamo un passo indietro. Pochi giorni prima della proclamazione dell'Impero, nella primavera del 1804, fu rotta la pace di Amiens eon l'Inghilterra. Napoleone, per la seconda volta, preparò lungo le coste francesi della Manica ingenti forze, oltre 150 000 uomini, per compiere lo sbarco in Inghilterra. Ma lo stretto non fu mai attraversato. La flotta inglese dominava la Manica, e Napoleone non riuscì mai a concentrare una forza navale sufficiente per invadere il territorio inglese. Il colpo di grazia a questo sogno lo diede il grande Nelson, che con la sua flotta a Trafalgar (non lontano da Cadice), il 21 ottobre 1805, distrusse le flotte di Francia e della sua vassalla Spagna. Quando avvenne questa battaglia, Napoleone, che di solito vedeva lontano, aveva già mutato obiettivo: aveva ritirato le truppe dalla Manica e lanciato questa enorme forza contro l'Austria. Fu una specie di valanga, che attraversò la Germania e piombò in Austria; Vienna fu occupata il 13 novembre; e il 2 dicembre nella famosissima battaglia di Austerlitz (in Repubblica Ceca, 100 chilometri a nord di Vienna) fu disfatta l'armata russo-austriaca. L'Austria fu piegata e con la durissima pace di Presburgo, con la quale perdeva Venezia, l'Istria, la Dalmazia e territori germanici, fu costretta a riconoscere la sistemazione data da Napoleone al venerando Impero Germanico: esso fu smembrato in vari staterelli posti sotto il « protettorato » francese.

LA GUERRA CONTRO LA PRUSSIA E IL BLOCCO CONTINENTALE
La campagna del 1806-7 fu addirittura epica e rivelò in pieno l'autentico genio militare di Napoleone; ancora oggi si parla, e si parlerà, di Austerlitz. Ma la guerra non era finita; il posto dell'Austria nella guerra fu preso dalla piccola ma bellicosa Prussia, in cui i Francesi erano penetrati di prepotenza; e la guerra riprese.
Nell'autunno del 1806 quella poderosa macchina bellica che era l'esercito francese si rimise in movimento
e schiacciò la Prussia; a Jena l'esercito prussiano fu distrutto e Napoleone proseguì verso Berlino. Vi entrò solennemente il 27 ottobre, poi proseguì per Varsavia: ora sarebbe toccato alla Russia, la quarta grande nemica.
Sotto una bufera di neve, I' 8 febbraio 1807 gli eserciti francesi e russi si scontrarono a Eylau, nella Prussia orientale. Fu uno massacro, che Napoleone chiamò « un inutile macello », perché non ci furono né vincitori né vinti. Col sopravvenire della bella stagione, i due avversari si scontrarono nuovamente a Friedland (14 giugno 1807) e questa volta la « Grande Armée » francese saldò i conti di Eylau. Anche la Russia, almeno per ora, era sistemata (anzi Napoleone giunse addirittura ad allearsi con Io zar Alessandro I); rimaneva la vecchia, eterna nemica: l'Inghilterra. Poiché sapeva di non poterla attaccare direttamente, Napoleone pensò di abbattere l'avversario con l'arma leconomica: ordinò perciò il « Blocco continentale », con il quale fece chiudere tutti i porti del continente per le navi inglesi e proibì qualsiasi rapporto commerciale con la Gran Bretagna. Egli voleva impedire all'Inghilterra di acquistare sul continente il grano necessario a integrare la sua produzione interna, e di esportarvi i prodotti delle sue industrie e delle sue colonie.

LA GUERRA DI SPAGNA
Per essere efficace, però, il blocco economico richiedeva il completo controllo della Spagna e del Portogallo (cioè dei loro porti); perciò nel 1807 l'esercito napoleonico conquistò Portogallo; e Spagna. Il debole re Carlo IV fu deposto e salì al trono il fratello maggiore di Napoleone, Giuseppe Bonaparte. Ma Napoleone aveva fatto male i suoi calcoli, non tenendo in conto la fierezza e l'orgoglio degli Spagnoli. Il 6 giugno 1808 la « Giunta centrale » (cioè il governo rivoluzionario) di Siviglia, in nome di tutta la nazione, dichiarò « solennemente guerra, per mare e per terra, all'imperatore e alla Francia ». Fu una guerra atroce, che durò sei anni.

ipero francese di napoleone nella sua massima espansioneLA GUERRA DEL 1809
Mentre l'atroce guerra di Spagna dissanguava lentamente l'esercito francese. Napoleone commise (o dovette commettere) un altro errore. Per assicurarsi il controllo di alcuni porti italiani, fra il maggio 1808 e il maggio 1809, fece occupò lo Stato pontificio: le Marche furono assegnate al Regno d'Italia, il Lazio e l'Umbria annessi all'impero. Il papa Pio VII fu detronizzato, fatto prigioniero e condotto in Francia, a Fontainebleau, dove rimase fino quasi alla caduta di Napoleone (maggio 1814). Nel frattempo l'eroica resistenza spagnola servì a incoraggiare, ancora una volta, gli Austriaci, che dichiararono guerra alla Francia l'11 aprile 1809. Napoleone, ancora una volta, si precipitò a respingere la minaccia austriaca; sul Danubio furono combattute alcune battaglie, con un certo affanno da parte francese, con fredda decisione da parte tedesca. Napoleone vinse a Wagram (5-6 luglio 1809), ma perse troppi uomini. L'Impero d'Austria era ancora forte: Napoleone, infatti, non la calpestò, come aveva fatto a Presburgo, ma accettò negoziati che si conclusero con il Trattato di Vienna (13-14 ottobre 1809), e la Austria perse alcune parti del suo impero. Così, nel 1810, la Francia aveva raggiunto la massima grandezza e potenza della sua storia, comprendendo Olanda, Belgio, parte della Germania e dell'Italia. Aveva attorno una eprona di Stati vassalli: Spagna, Confederazione Renana (cioè l'unione degli Stati tedeschi salvo la Prussia), Regno d'Italia, Regno di Napoli; era alleato della Russia e teneva sotto controllo la Prussia e l'Austria, mentre il maresciallo Bernadotte diveniva principe ereditario di Svezia.

Nel 1810 l'Impero napoleonico aveva raggiunto la sua massima espansione; eppure, questa sterminata costruzione, anche se sembrava granitica, era in realtà molto fragile, sia in Francia che fuori. In Francia, la politica di Napoleone imperatore diventava sempre più dispotica e assolutista, e provocava naturalmente il malcontento della popolazione. Le masse rurali erano esasperate per i continui richiami di soldati che letteralmente decimavano le popolazioni delle campagne. Infine, le continue guerre costavano migliaia e migliaia di morti. Fuori di Francia, il blocco continentale provocava malcontento ovunque; la Russia diventava sempre più infida e pericolosa; l'Austria e la Prussia, mai rassegnate, fremevano e anelavano alla rivincita; la Spagna, sempre in rivolta, ingoiava uomini e denari francesi in una lotta feroce; l'Inghilterra era là, pronta ad avventarsi sulla Francia, appena si fosse presentata l'occasione propizia.

LA VIA PER L'INDIA
Perché, in queste condizioni. Napoleone si cacciò nella folle avventura contro la Russia? Ecco cosa scrisse Napoleone: « Si vuoi sapere dove andiamo? La finiremo con l'Europa, poi ci getteremo da pirati su pirati meno audaci di noi (gli Inglesi), ci impadroniremo dell'India... Oggi bisognerà che io prenda l'India alle spalle, da una estremità dell'Europa, per colpire l'Inghilterra... Immaginatevi Mosca presa, forse un nuovo regno dipendente, e ditemi se un esercito francese non saprà poi spingersi sino al Gange e mandare in frantumi tutto l'edificio del commercio inglese! ». È chiaro, no? La Russia, occupata, doveva servire come ponte di passaggio per colpire l'India, la più ricca colonia inglese. Ma questa era solo una delle cause dell'inimicizia fra Russia e Francia: il giovane zar Alessandro I era preoccupato dell'ingrandirsi dell'Impero napoleonico, era irritato perché Napoleone aveva rafforzato il Granducato di Varsavia, ciò che significava risollevare l'irredentismo polacco; il blocco continentale rovinava i produttori russi di cereali, di canapa, di legname, di carni suine. Per questi motivi, Alessandro si era sciolto dall'alleanza con la Francia e cercava di organizzare una lega antifrancese fra gli Stati europei.

LA CAMPAGNA DI RUSSIA
Napoleone aveva dichiarato guerra per molto meno. Così, risolvette di farla finita: lo zar doveva essere piegato. Durante l'estate del 1811 la « Grande armée » venne concentrata in Germania; circa 550 000 uomini (francesi, italiani, spagnoli, portoghesi, olandesi, svizzeri, polacchi), con 3000 cannoni, 150 000 cavalli, si schierarono lungo la sponda del Niemen, il fiume che segnava il confine tra Polonia e Russia. Al principio dell'anno successivo, l'esercito era pronto per iniziare l'avanzata. Il 23 giugno 1812, a tarda sera, le prime pattuglie traversarono il fiume. La campagna di Russia incominciava.
Napoleone avanzò celermente, ma senza riuscire ad agganciare il nemico, che si ritirava inafferrabile; sulle grandi distanze le marce erano massacranti; i carriaggi non potevano seguire le truppe, per cui l'esercito doveva procurarsi nel paese il necessario per vivere. Ma il paese non offriva nulla; i cavalli, per mancanza di avena, morivano a migliaia. Il numero dei disertori era impressionante ; intere divisioni si dissolvevano a vista d'occhio. Ma il mostruoso esercito avanzava sempre; il 5 settembre urtò improvvisamente l'esercito russo sulle rive della Moscova, nei pressi del villaggio di Borodino. La battaglia proseguì per l'intera giornata e fu tremenda. I Francesi sconfissero i Russi a fatica, ed ebbero forti perdite umane: circa 70 000 fra morti e feriti. La via di Mosca era aperta: il 14 settembre Napoleone entrò nella capitale, che trovò deserta e spettrale. Egli sperava di far riposare le sue truppe, riorganizzarle, curare i feriti. Ma a Mosca non c'era nulla, essa era una paurosa città morta. Nella notte stessa dell'arrivo dei Francesi, un incendio, probabilmente appiccato dai Russi, scoppiò in un sobborgo. Il giorno dopo, interi quartieri bruciavano. Napoleone capì di essere caduto in una trappola mortale. Il 19 ottobre ordinò la ritirata. Ma era ormai troppo tardi.
ritirata dala russia dell'esercito francese di Napoeone
LA TRAGICA RITIRATA
La neve cominciò presto a cadere sulle truppe in ritirata. Il paese devastato non offriva più né cibo né riparo; i cavalli superstiti furono uccisi e mangiati, carri e cannoni abbandonati. Il freddo si faceva atroce e la coda degli sbandati si allungava sempre più, decimata dal gelo e dai cosacchi. Quella massa di uomini che avanzava in silenzio si lasciava indietro ogni giorno centinaia di cadaveri che la neve presto ricopriva. Implacabili, i soldati russi, i contadini russi assalivano continuamente i reparti isolati degli invasori, massacrandoli fino all'ultimo uomo. Nel dicembre del 1812 i resti dell'esercito napoleonico ripassarono il fiume Niemen: erano circa 50 000 uomini. La Campagna di Russia si era conclusa con una tragedia: 130 000 furono i prigionieri; 280 000 i morti e i dispersi; più di 50 000 i disertori. E perduto per sempre era ormai il prestigio napoleonico, il valore quasi magico che aveva il suo nome. Ora tutta l'Europa sapeva con certezza che anche gli eserciti napoleonici potevano essere sconfitti.

LA SCONFITTA DI LIPSIA
Da Varsavia, Napoleone rientrò a Parigi; era sconfìtto, ma non domato. Era convintissimo di risollevare le sorti dell'Impero facendo appello al patriottismo dei Francesi. Al disastro, naturalmente, seguì l'insurrezione di tutte te forze che Napoleone aveva per anni compresso e domato. Il 16 marzo 1813 la Russia e la Prussia alleate dichiararono guerra alla Francia; l'Inghilterra si pose subito al loro fianco, poi anche la Svezia e, più tardi, l'Austria. Napoleone con uno sforzo prodigioso, riuscì a rimettere in piedi un esercito di circa 200 000 uomini. Con questa massa di truppe egli si portò in Sassonia, nella Germania centrale, e fra l'aprile e il maggio sconfisse gli eserciti alleati in varie battaglie. Ma la sua fortuna fu breve: a Lipsia, la mattina del 16 ottobre dovette accettare battaglia con 160 000 uomini contro 320 000 coallzzati: Russi, Austriaci, Prussiani. Fu una battaglia tremenda, durante la quale i soldati di dieci nazioni si affrontarono dalle due parti lasciando sui terreno più di 100 000 uomini. Napoleone fu sconfitto.

L'INVASIONE DELLA FRANCIA E L'ABDICAZIONE
Era la catastrofe. La Francia era aperta al nemico. Dal 21 dicembre 1813 all'I gennaio 1814 dodici colonne di truppe austriache, russe, prussiane, svedesi oltrepassarono il Reno, che segnava il confine tra la Germania e la Francia. Contemporaneamente il generale inglese Wellington, definitivamente vincitore in Spagna, penetrava in Francia dai Pirenei, e truppe austriache passavano all'attacco del Regno Italico.
Nella zona fra il fiume Marna e Parigi, l'esercito francese si difese disperatamente, in una serie di violentissime battaglie; Napoleone stesso guidò di persona alcune cariche di cavalleria. Ma fu tutto inutile; gli avversali erano troppo forti e il 31 marzo 1814 lo Zar di Russia e il Re di Prussia entravano a Parigi. Il 6 aprile il Senato dichiarò decaduto il regime napoleonico e decretò anche la restaurazione della monarchia borbonica nella persona di Luigi XVIII. Napoleone, che si trovava a Fontainebleau, il 7 aprile abdicò. I vincitori gli assegnarono, a lui che aveva dominato l'Europa, la sovranità sull'isola d'Elba.

I CENTO GIORNI
Il 4 maggio, Napoleone sbarcò a Portoferraio dalla fregata inglese « Undaunted » e prese possesso del suo piccolissimo regno. Ma non era per niente rassegnato. Alcuni mesi dopo, cominciarono a giungergli notizie confortanti dalla Francia: il ritorno dei Borboni, accolto in un primo momento con una certa simpatia, stava ora suscitando un malcontento crescente. Si tornava ai vecchi sistemi rigidi e assolutisti di un tempo; inoltre, la smobilitazione faceva tornare migliaia di uomini a casa, dove non trovavano lavoro; le merci inglesi, ora che il blocco era terminato, inondavano la Francia provocando una crisi enorme in tutte le industrie.
Si cominciò a rimpiangere Napoleone. All'imperatore nella sua isola giunsero invocazioni perché tornasse. E Napoleone, colto il momento opportuno, tornò. Il 26 febbraio 1815, una flottiglia di sette battelli, con a bordo Napoleone e alcune centinaia di "soldati, lasciava Portoferraio e l'I marzo gettò l'ancora nella Baia di Antibes (pron. antib). La notizia del ritorno di Napoleone in Francia fu una bomba per tutta l'Europa; e fu un colpo per gli alleati che già dal settembre 1814 si riunivano nel Congresso di Vienna. La marcia dell'imperatore verso Parigi fu trionfale ; le truppe che il re gli aveva mandato contro passarono quasi completamente dalla sua parte: il 20 marzo Napoleone entrava in carrozza a Parigi e fu portato in trionfo, a spalla dei suoi soldati, fino al palazzo delle Tuileries. Il grasso re Luigi XVIII intanto era fuggito precipitosamente. Gli alleati, naturalmente, emanarono subito un proclama in cui dichiaravano Bonaparte « fuorilegge ».

WATERLOO
Ed ecco la nuova guerra. Napoleone riuscì a ricostituire fan 'esercito composto da 284 000 soldati regolari e 222 000 ausiliari; ma aveva di fronte più di 600 000 uomini : austriaci, russi, prussiani, olandesi, inglesi.
L'imperatore decise di prendere l'iniziativa e di attaccare per primo, per evitare alla Francia gli orrori di una guerra sul suo territorio. Il 12 giugno 1815 lasciò Parigi e il giorno dopo varcò la frontiera belga. L'avvìo delle operazioni fu favorevole ai Francesi, che il 16 giugno battevano nettamente i Prussiani; ma il 18 giugno i Francesi incontrarono gli Inglesi schierati ai piedi delle alture di Mont-Saint-Jean, non lontano dal villaggetto di Waterloo (17 km a sud di Bruxelles). Quella fu la battaglia di Waterloo, che rimase celebre nella storia perché provocò il crollo definitivo dell'Impero di Napoleone. Dalle undici e mezzo di mattina fino a notte, Inglesi e Prussiani da una parte, Francesi dall'altra si combatterono con un accanimento feroce. I Francesi furono sconfitti, decimati e posti in fuga. Napoleone, che aveva cercato di morire davanti ai suoi soldati, il 21 giugno raggiunse Parigi; la Camera dei Deputati, dopo due giorni di discussioni, lo invitò a dimettersi. Così, era tramontata la gloria di Napoleone Bonaparte. Dopo anni di trionfi, dopo essere stato l'uomo più potente sulla terra, ora era solo un uomo sconfitto. Lo attendevano sei anni di esilio nell'isoletta di Sant'Elena, e la morte, che gli ridiede finalmente la pace.

(1) Battaglia di
Canne
(2) Battaglia di
Lissa
(3) Bersaglieri in Crimea
(4) Campagne
Napoleone
(5) Cesare conquista la Gallia
(6) Conquista della
Libia
(7) Crociate
(8) Guerra dei
cento anni
(9) La guerra contro Giugurta
(10) Guerra contro
i pirati
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 14-01-2014