bersaglieri in Crimea

 

ALLA FINE DEL 1853, lo zar Nicola I di Russia, con l'intento di impossessarsi di Costantinopoli, del Bosforo e dei Dar-danelli, attaccava la Turchia per terra e per mare. In tale guerra, che fu detta di Crimea, perché combattuta quasi esclusivamente in questa penisola del Mar Nero, la Turchia non si trovò sola: la Francia e l'Inghilterra accorsero immediatamente in suo aiuto, perché volevano impedire la espansione della Russia verso il Mediterraneo. Nella primavera del 1854 gli eserciti anglo-franco-turchi assediarono la munitissima fortezza di Sebastopoli. Dopo quasi un anno di assedio, i Russi resistevano ancora accanitamente: allora l'Inghilterra e la Francia decisero di chiedere aiuto all'Austria. Questa, pur accettando l'invito, non volle però inviare i suoi soldati in Crimea, perché temeva che quando l'esercito austriaco fosse impegnato in Oriente, il Piemonte ne avrebbe approfittato per dichiararle guerra. Dopo la sconfitta dell'esercito piemontese nella prima guerra per l'indipendenza, l'Austria aveva preso a governare in Italia più tirannicamente di prima: ogni tentativo di ribellione veniva stroncato con spieiata severità. Soltanto nel Regno di Sardegna, ove regnava Vittorio Emanuele II di Savoia, si poteva vivere liberamente: lì, la Costituzione concessa da Carlo Alberto il 4 marzo 1848 era stata mantenuta. Allora gli Italiani compresero che soltanto la Casa Savoia avrebbe continuato la lotta contro l'Austria. Venne persino fondata una grande associazione, detta Società Nazionale, che definì il suo programma con queste parole: « Unità - Indipendenza - Vittorio Emanuele re d'Italia:». Nel novembre 1852 Vittorio Emanuele nominò presidente del Consiglio dei Ministri Camillo Benso conte di Cavour. Il momento non era certo facile era chiaro che il Piemonte avrebbe dovuto affrontare una nuova guerra contro l'Austria; ma, per non correre il rischio di essere ancora sconfitto, doveva prima di tutto procurarsi dei forti alleati. Cavour si mise subito all'opera. La lontana guerra in Crimea, che a prima vista poteva sembrare un avvenimento di nessunissima importanza per il Piemonte, fu invece considerata dal Cavour un'ottima occasione per trarne dei grandi vantaggi. Egli ragionò così: se il Piemonte interviene nella guerra a fianco della Francia e dell'Inghilterra, si procura l'amicizia e forse anche l'alleanza di queste due grandi Potenze europee. Il 26 gennaio 1855 Cavour firmava il trattato con la Francia e con l'Inghilterra, col quale s'impegnava ad inviare un corpo di spedizione in Crimea. A molti Italiani la decisione del Cavour parve addirittura una follia, ma il re Vittorio Emanuele, che aveva ben compreso il piano del suo ministro, fece di tutto perché si realizzasse.bersaglieri in combattimento in crimea

È il 14 aprile del 1855. Nella grande piazza d'armi di Alessandria sono schierati 15 000 soldati, in massima parte bersaglieri: è il corpo di spedizione piemontese, destinato a combattere nella lontana Crimea.
Ed ecco che il re Vittorio Emanuele prende la parola: « Una guerra giusta » egli dice « dalla quale dipende la tranquillità in Europa e il destino del nostro Paese, ci chiama in Oriente. Vedrete popoli ed eserciti valorosi, la cui fama riempie il mondo. Soldati! ecco le nostre bandiere! Sappiate difenderle, riportatele coronate di gloria, e i vostri sacrifici saranno benedetti queste e dalle future generazioni! ». Il 29 dello stesso mese il generale Alfonso Lamarmora, comandante della spedizione, salpa da Genova con
4 000 dei suoi soldati e l'otto maggio sbarca a Balaclava in Crimea, seguito pochi giorni dopo dall'intero corpo. Quando i nostri soldati giungono in Crimea, Francesi e Inglesi sono ancora impegnati nell'assedio di Sebastopoli, difesa strenuamente da 50 000 Russi. Dopo un anno di guerra, Francesi e Inglesi non solo non sono riusciti a conseguire dei notevoli successi, ma hanno subito gravissime perdite: oltre che in combattimento, moltissimi soldati hanno perduto la vita per i disagi del clima e per l'epidemia di colera. In meno di tre mesi di permanenza in Crimea, anche l'esercito piemontese è decimato dal colera : Alessandro Lamarmora, fratello di Alfonso e fondatore del corpo dei bersaglieri, è fra le vittime.
Questa è la situazione delle truppe alleate, quando un esercito di 50 000 Russi sferra all'improvviso un attacco per tentare di prenderle alle spalle.
È l'alba del 16 agosto 1855 e l'esercito russo è già presso il fiume Cernaia: là, sono dislocati i soldati di Lamarmora assieme a 15 000 Francesi. La battaglia si fa subito accanitissima: da essa dipenderà l'esito di tutta la guerra. Dove sono schierate le truppe francesi, i Russi riescono a conseguire qualche successo: guadano il fiume, s'impadroniscono del ponte di Traktir ed occupano le alture di Fediuchine. Ma è un successo di breve durata: passati al contrattacco, i Francesi costringono il nemico a ripassare la Cernaia. Ma dove i Russi non riescono a fare un passo avanti è nel punto in cui sono schierati i Piemontesi: per due volte i Russi tentano di sfondare lo schieramento italiano e per due volte sono respinti.
Alle nove del mattino la battaglia è già decisa. Assalito di fronte dai Francesi e di fianco dai Piemontesi, l'esercito russo batte in ritirata: quasi 10 000 Russi sono messi fuori combattimento. È la vittoria. La sera stessa Alfonso Lamarmora invia in Italia il seguente telegramma: « Questa mattina i Russi hanno attaccato le linee della Cernaia con 50 000 uomini. Nostro motto d'ordine è stato: Re e Patria. Saprete questa sera dal telegrafo se i Piemontesi sono stati degni di battersi accanto ai Francesi e agli Inglesi. Essi sono stati bravi ! ». Il piano di Cavour è pienamente riuscito : ora Francia e Inghilterra non possono non essere riconoscenti al Piemonte.
L'8 settembre del 1855 Sebastopoli cadeva e la Russia si vedeva costretta a chiedere la pace. Dal 25 febbraio al 30 marzo del 1856 le nazioni vincitrici tennero a Parigi un Congresso per l'elaborazione del trattato di pace. Il Piemonte era nel gruppo delle Potenze vincitrici e così Cavour potè avere la soddisfazione di sedere, alla pari, tra i rappresentanti delle grandi nazioni europee. Al momento in cui il Congresso stava per terminare i suoi lavori, Cavour prese la parola e dimostrò che per colpa del governo tirannico dell'Austria poteva scoppiare in Italia una guerra che avrebbe turbato anche l'Europa. Il Congresso approvò in pieno le dichiarazioni di Cavour. Ormai, la « questione italiana » non solo era posta ma, ciò che più importava, veniva presa in considerazione dalle più potenti nazioni europee.

(1) Battaglia di
Canne
(2) Battaglia di
Lissa
(3) Bersaglieri in Crimea
(4) Campagne
Napoleone
(5) Cesare conquista la Gallia
(6) Conquista della
Libia
(7) Crociate
(8) Guerra dei
cento anni
(9) La guerra contro Giugurta
(10) Guerra contro
i pirati
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 14-01-2014