battaglia di lissa

 

IL 14 GIUGNO 1866 la Prussia dichiarò guerra all'Austria. Vittorio Emanuele II, che aveva stipulato un'alleanza militare con la Prussia, scendeva in campo con i suoi soldati. Gl'Italiani si accingevano a combattere la III guerra per l'indipendenza. Mai una guerra si era iniziata in condizioni migliori per l'Italia: mentre il nostro esercito, compresi i garibaldini, contava circa 300 000 uomini, quello austriaco, schierato sul fronte italiano, comprendeva appena 150 000 soldati. L'Italia aveva una superiorità anche in campo navale. Ma una cosa importante mancava al nostro esercito e alla nostra flotta: generali e ammiragli che avessero; dei piani ben precisi e che soprattutto andassero d'accordo tra loro. Così, il 24 giugno, a pochi giorni dall'inzio della guerra, l'esercito italiano riportava una grave sconfitta sulle alture di Custoza. Non molto diversamente si svolsero le operazioni navali nel mare Adriatico.

È il 18 luglio 1866: la flotta italiana, al comando dell'ammiraglio Carlo Persano, salpa dal porto di Ancona per attaccare di sorpresa l'isola di Lissa. L'isola è in mano agli Austriaci che l'hanno munita di formidabili fortezze. L'incarico del primo attacco viene affidato al Saint-Bon, un abile e coraggioso ufficiale di marina. Al comando della corazzata « Formidabile », egli si dirige decisamente verso il porto di Lissa. Alla vista della nave italiana, gli Austriaci aprono immediatamente il fuoco, ma il Saint-Bon non desiste dall'attacco: ritto sul ponte di comando ed incurante dei colpi nemici, egli dirige il combattimento. La battaglia tra le batterie austriache del porto e la corazzata italiana dura per tutta la giornata. Verso sera, sebbene gravemente danneggiata, la « Formidabile » può unirsi al grosso della flotta. La via all'attacco decisivo è ormai aperta: molte batterie austriache sono state messe fuori combattimento. La mattina del 20 luglio, mentre l'attacco all'isola è in pieno sviluppo, ecco sopraggiungere la flotta austriaca, al comando dell'abile e audace ammiraglio Guglielmo Tegethoff. È giunto il momento del grande scontro: le prime ad attaccare battaglia sono le corazzate italiane « Principe di Carignano », « Castelfidardo » e « Ancona », comandate dall'ammiraglio Vacca. Loro compito è di scompaginare lo schieramento delle navi nemiche. Queste però, sotto la direzione dell'abile Tegethoff, non solo sfuggono facilmente ai colpi avversari, ma riescono persino a superare la prima linea dello schieramento italiano. La manovra dell'ammiraglio Tegethoff è stata impeccabile. In poco tempo la situazione si è capovolta: ora sono le navi austriache che muovono all'attacco. Il momento è gravissimo: bisogna impedire ad ogni costo che le corazzate austriache avanzino ancora. L'ammiraglio Tegethoff ha un piano ben preciso: porre cioè fuori combattimento le migliori corazzate italiane. Ed ecco che la « Re d'Italia », una delle nostre migliori navi da guerra, viene assalita da tre corazzate nemiche. Emilio Faà di Bruno, il comandante della nave, si difende strenuamente: per parecchie ore riesce a far fronte all'incessante fuoco nemico. Ma che può fare di più se non tardare il più possibile la fine della sua bella nave?... Ed ecco la fine: colpita in più parti e speronata dalla nave ammiraglia austriaca « Ferdinando Max », la « Re d'Italia » comincia ad affondare. Il comandante Faà di Bruno non vuole sopravvivere alla sua nave: la tradizione racconta che prima ancora che la corazzata s'inabissi, egli si sia ucciso con un colpo di pistola. La battaglia intanto continua ad infuriare: la « San Martino » e la « Palestro », altre due grosse corazzate italiane, vengono assalite da quattro navi nemiche. Ad un certo momento, tre di queste concentrano i loro attacchi sulla « Palestro ». Lo scoppio di una granata nemica provoca un incendio a poppa della « Palestro », ma Alfredo Cappellini, comandante della nave, continua a difendersi con coraggio. La lotta si fa disperata: le navi austriache continuano a tempestare di colpi la corazzata italiana.battagia di lissa
« Presto, salvatevi ! » grida Alfredo Cappellini ai suoi marinai. « Io voglio inabissarmi con la mia nave in fiamme! ». « E noi vi seguiremo ! » urla l'intero equipaggio. « Avanti, allora! Viva l'Italia! » risponde l'eroico comandante e da ordine di dirigere la nave a tutta velocità contro il nemico... Ma ecco un tremendo boato : l'incendio, giunto ormai alle polveri, ha fatto saltare in aria la nave col suo eroico equipaggio. Alle tre del pomeriggio la battaglia volge al termine: l'ammiraglio austriaco, soddisfatto dell'esito del combattimento, ritira la sua flotta nel canale di Lesina. « Ma perché non tentare subito una rivincita? Non è certo onorevole farsi battere dal nemico, quando si ha un numero superiore di forze! », così pensano i più animosi comandanti italiani. Ma l'ammiraglio Persano non è di questa idea e ordina alla flotta di far ritorno nelle acque di Ancona. Così, dopo tanto eroismo, la battaglia di Lissa si chiudeva per gl'Italiani in modo sfavorevole.
L'esito della battaglia di Lissa scoraggiò maggiormente il popolo italiano, già molto sfiduciato per la sconfitta di Custoza. All'ammiraglio Persano, riconosciuto colpevole di essersi lasciata sfuggire l'occasione della rivincita, venne tolto il comando della flotta. Fortunatamente, il 3 luglio, la Prussia aveva riportato una grande vittoria a Sadowa e l'Austria fu costretta a chiedere l'armistizio. In seguito alla pace, che venne conclusa a Vienna il 3 ottobre 1866, l'Italia potè ottenere il Veneto; ma il Trentino, Trieste e la Dalmazia rimanevano ancora sotto il dominio austriaco. Bisognava prepararsi a ridare prestigio alle armi italiane sconfitte e liberare i territori rimasti in possesso dell'Austria.

(1) Battaglia di
Canne
(2) Battaglia di
Lissa
(3) Bersaglieri in Crimea
(4) Campagne
Napoleone
(5) Cesare conquista la Gallia
(6) Conquista della
Libia
(7) Crociate
(8) Guerra dei
cento anni
(9) La guerra contro Giugurta
(10) Guerra contro
i pirati
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014