l'arte rupestre

 

SCOPERTA DELL'ARTE PALEOLITICA
II fatto sorprendente avvenne in un giorno dell'estate del 1879. In quell'anno un nobile spagnolo di Santander, Marcelino de Sautuola, scopriva le meravigliose pitture delle grotte di Altamira. Il nobile spagnolo era un appassionato ricercatore di oggetti antichi, egli era solito passare l'estate in un suo possedimento nei pressi di Altamira e qui seppe dell'esistenza di una grotta nella quale mai nessuno era entrato: la sua apertura infatti si presentava strettissima. Lo spagnolo, dopo aver visitato la strana apertura, decise di compiere degli scavi. Le sue ricerche durarono quattro anni. Finalmente, come dicevamo nel 1879, avvenne la grande scoperta. Al di là di una stretta fessura apparve una grotta ampia; sulla volta si intravvedevano degli strani disegni. Marcelino de Sautuola, emozionatissimo, vi proiettò la luce di una lampada: vide apparire la sagoma di un grande bisonte meravigliosamente dipinto sulla superficie rocciosa, ne vide un'altra e poi un'altra; erano figure vivacemente colorate, chiare come se fossero state dipinte il giorno prima. Erano state dipinte dagli uomini dell'età della pietra, più di 15 mila anni prima.

LE PREGHIERE DEGLI UOMINI PRIMITIVI
Dopo la scoperta della grotta di Altamira vennero esplorate moltissime altre caverne che rivelarono l'esistenza di altre meravigliose pitture, disegni e bassorilievi rappresentanti specialmente animali. Ne vennero trovate in Spagna, Francia, Germania, Italia ed, in Africa. La loro datazione, dapprima incerta, fu resa possibile anzitutto dalla visione diretta delle pitture che rappresentano animali ormai estinti e vissuti appunto nel Paleolitico superiore.
Moltissimi animali rappresentati sono dipinti con una tecnica precisa ed in modo efficacissimo. Per quale scopo sono stati dipinti questi animali sulle pareti delle grotte? Non certo per decorare questi luoghi; infatti le pitture si trovano spesso a centinaia di metri nell'interno della montagna, protette da un accesso difficile e tortuoso; molte si trovano in punti inaccessibili e sono visibili solo arrampicandosi sulle pareti. Inoltre le immagini non sono state dipinte con ordine, ma collocate a caso; se, ad un certo punto, la parete era tutta occupata da disegni, l'artista dipingeva l'animale sopra gli altri. Queste opere vennero realizzate a scopo magico e propiziatorio. Il poter rappresentare un determinato animale dava all'uomo primitivo la convinzione di dominarlo, di farsene, in certo senso, padrone. Egli pensava che, ritraendo un animale sulle pareti delle caverne sacre, gli sarebbe riuscito più arte rupestrefacile cacciarlo.
Con queste convinzioni l'uomo si dedicò a riti pagani. Molto frequente è infatti la rappresentazione di animali feriti con armi infisse nel corpo. Erano animali utili all'uomo paleolitico, come la renna, il bisonte, il cavallo, dei quali egli si nutriva, oppure erano specie dannose, quali l'orso e i felini, che dovevano essere distrutte. L'uomo paleolitico dipingeva, invece, raramente la figura umana.

LA TECNICA DELLE PITTURE
La capacità artistica dell'uomo paleolitico non nacque certamente all'improvviso. Le varie pitture e graffiti eseguiti in epoche diverse ci mostrano una specie di conquista delle tecniche. Le più antiche manifestazioni artistiche, per la pittura, sono costituite da impronte di mani rosse e nere che venivano ottenute in negativo: si appoggiava la mano alla parete e si poneva il colore tutt'attorno. In seguito l'artista antico cominciò a tracciare rozze figure con le dita intrise di colore; imparò poi a tracciare i contorni incidendo le pareti, con oggetti appuntiti, sempre più profondamente sino a giungere al bassorilievo. Le figure vennero dipinte in un primo tempo a tinte piatte, uniformi, quindi a due colori e infine vennero eseguite con sfumature. Il colore veniva posto sulle pareti a mezzo di pennelli di setola o di piume; talvolta, quando si voleva ottenere una sfumatura, si lavava e raschiava la superficie già dipinta nel punto che doveva apparire più chiaro; oppure si ricorreva ad una specie di spruzzatore: un osso buco riempito di colore che veniva soffiato contro la parete. I colori predominanti erano il rosso e il nero; il bianco era poco usato. Il rosso veniva ottenuto per mezzo dell'ocra che era il materiale più usato. Il colore rosso sembrava affascinare l'uomo paleolitico; egli se ne serviva anche per colorare il corpo dei morti sperando di ridare ad essi il rosso fuoco della vita.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 7-10-2014