La corona ferrea

 

ALLE CINQUE E MEZZO, del mattino del 15 marzo 1849 un generale e un colonnello austriaci, seguiti da una pattuglia di gendarmi, bussavano alla porta della canonica attigua al Duomo di Monza. Possiamo immaginare il batticuore dei sacerdoti a quell'insolita chiamata. Per quale necessità si erano scomodati, con tanta urgenza, degli ufficiali di così alto grado? Essi presentarono un ordine firmato dallo stesso Veld-Maresciallo Radetzki; quello che vi era scritto era la più sbalorditiva e la più inattesa delle imposizioni: si chiedeva l'immediata consegna della corona ferrea, il cimelio di inestimabile valore religioso, storico e artistico che da tredici secoli e mezzo era conservato nel tesoro della Basilica.
Eppure non ci fu nulla da fare. Con una numerosa scorta militare la famosa corona fu trasferita a Milano e presa in consegna personalmente dal maresciallo; in seguito, finché durò il pericolo della guerra, rimase custodita nella fortezza di Mantova. Alla conclusione della guerra, l'Austria rimase ancora padrona della Lombardia e così, trascorsi pochi mesi, permise che la preziosa corona ritornasse nella Basilica di Monza. Ma dieci anni dopo, allo scoppio della seconda guerra per l'indipendenza, l'Austria vide nuovamente in pericolo i suoi possedimenti italiani; allora, la corona fu ancora prelevata dalla Basilica e, questa volta, trasferita direttamente a Vienna. Poiché, con questa guerra, gli Austriaci persero definitivamente la Lombardia, si temette che essi non l'avrebbero più restituita. Si dovette attendere, nel 1866 (III guerra per l'indipendenza), una nuova vittoria dell'Italia sull'Austria per riuscire ad imporre ai sovrani di Vienna la restituzione del prezioso cimelio. Ma qual è l'origine di questa corona? Perché ha quello strano nome? Perché è tanto preziosa?
Per rispondere a queste domande dovremo fare una rapida corsa attraverso la storia d'Italia dalla caduta dell'Impero Romano al Risorgimento. Non c'è un altro oggetto, o un luogo, o un simbolo, che sia legato a tanti fatti della nostra storia come la corona ferrea di Monza. Basti dire che con essa furono incoronati 44 sovrani d'Italia.

DALLA LEGGENDA ALLA STORIA
Narra la tradizione che Sant'Elena, la madre di Costantino, il primo imperatore cristiano, si sia recata, nell'anno 321, a Gerusalemme per ritrovare i luoghi e gli strumenti della passione di Gesù. Dopo molte ricerche e scavi fatti sul Monte Calvario, Elena avrebbe rinvenuto non solo il legno della croce, ma anche i chiodi usati per la crocifissione. Con uno di questi chiodi Sant'Elena fece un sottile diadema di ferro, che donò al figlio. Costantino appare infatti, in alcune monete, con un sottile cerchio metallico che gli cinge la testa. Dopo la morte di Costantino, la reliquia fu custodita nel tempio di Santa Sofia in Costantinopoli. Fu in questo periodo, probabilmente, che attorno al sottile anello di ferro furono applicate le sei piastre d'oro finemente lavorate, che diedero alla corona l'aspetto attuale. La corona rimase a Costantinopoli fino al VI secolo; a quest'epoca l'imperatore bizantino Tiberio Augusto la affidò al legato pontificio che era presso la sua corte, perché, tornando a Roma, la donasse al Papa. Quel legato pontificio divenne, più tardi, anch'egli papa: fu il grande Gregorio I, che convertì i Longobardi. Quando la regina dei Longobardi, Teodolinda, decise di costruire a Monza, accanto al proprio palazzo, una basilica cristiana (l'attuale Duomo di Monza), Gregorio Magno, per esprimerle il suo compiacimento, volle inviarle una preziosa reliquia, che desse prestigio al nuovo tempio: e le inviò quella corona contenente il chiodo di Gesù, che egli stesso aveva portato da Costantinopoli. Così, circa nell'anno 595 dopo Cristo, la corona giunse a Monza. Narra ancora la tradizione che Teodolinda stessa incoronasse con questa corona il proprio marito Agilulfo, iniziando così la lunga serie dei sovrani d'Italia (quasi tutti... non italiani!) incoronati con la corona ferrea.corona ferrea
Alcuni sostengono che, subito dopo avere abbattuto il regno dei Longobardi, anche Carlo magno sia stato incoronato con la preziosa reliquia, a Pavia o a Monza. La prima incoronazione certa è comunque quella di Berengario I, avvenuta in Milano nell'888. Egli fu uno dei pretendenti al Regno d'Italia fattisi avanti dopo il disfacimento dell'Impero di Carlo Magno. In seguito, Berengario divenne anche Imperatore di Germania, pur conservando il titolo di Re d'Italia. Fu basandosi su questo precedente che, dopo di lui, tutti gli imperatori di Germania vantarono il diritto anche al Regno d'Italia. E così vediamo una serie di imperatori tedeschi (Ottone III - 996; Enrico III - 1046; Arrigo IV - 1081; Corrado II - 1027; Corrado III - 1138; il famosissimo Federico I detto il Barbarossa - 1152; suo figlio Enrico VI- 1190; Ottone IV - 1197) venire a Monza, a Milano o a Pavia per cingere la corona. Nel 1273 i Torriani, signori di Milano, trovandosi, a corto di denari, prelevarono l'ormai celebre corona e la... impegnarono presso dei privati. Non fu riscattata che nel 1319 da Ottone Visconti.
Verso la metà del XIV secolo la corona fu portata per una decina d'anni ad Avignone, dove s'era trasferita la sede papale. Si voleva in questo modo porla al sicuro dalle lotte tra le fazioni cittadine. Così anche questo episodio della storia d'Italia trova i suoi richiami nelle vicende della corona. In seguito, con essa, furono incoronati gli imperatori Sigismondo (1431), Massimiliano I (1508), il fondatore della potenza della Casa d'Austria, e il grande Carlo V, nel 1530 a Bologna. Con Carlo V, imperatore di Germania e di Spagna, incominciò il lungo periodo della dominazione spagnola in Italia. L'Italia non ebbe più propri re, e la corona giacque, senza che alcuno ambisse cingerla. Bisognò attendere il 26 maggio 1805; quel giorno nel Duomo di Milano, Napoleone I si pose, addirittura da se la corona ferrea sul capo esclamando la famosissima frase: Dio me l'ha data, guai a chi la tocca. Ma nonostante la boriosa affermazione non ne rimase troppo a lungo titolare; caduto nel 1815 l'Impero Napoleonico, il predominio sull'Italia passò nelle mani dell'Austria. E così, nel 1838, sempre nel Duomo di Milano, fu incoronato sovrano d'Italia, con la stessa corona, l'imperatore d'Austria Ferdinando I.
Delle movimentate vicende della corona durante il Risorgimento italiano abbiamo parlato all'inizio.
Tornata in Italia, dopo l'esilio viennese, essa fu riconsegnata all'antica Basilica di San Giovanni.
Nel 1882, per la morte di re Vittorio Emanuele II, e nel 1900, per la morte di re Umberto I, una corona fu deposta, durante i funerali, sui sarcofaghi dei due re d'Italia. Era, ancora una volta, la corona ferrea, l'antica corona di Costantino, di Teodolinda e di Federico Barbarossa, ormai divenuta simbolo del Regno d'Italia.

COME È FATTA LA CORONA FERREA
Gli studiosi hanno esaminato il prezioso oggetto con la stessa minuziosità e con la stessa precisione scientifica impiegate dai detectives nelle loro indagini. In base ai dati raccolti si sono potute formulare delle supposizioni abbastanza fondate sulla sua origine e sulla sua storia più antica. Cominciamo con l'osservare la corona nel suo insieme:
Diametro interno: cm 15; Altezza: cm 5,5
Circonferenza esterna: cm 52 Peso: g 563
Osservando la corona ci si accorge che essa è formata da sei pezzi congiunti fra loro da sottili cerniere. Togliendo da una qualsiasi di queste cerniere lo spillone che funge da cardine, la corona si apre, come un bracciale slacciato. Togliendo tutti e sei gli spilloni, la corona si scompone in sei pezzi distinti.
Tutti i sei pezzi hanno l'identica decorazione. In uno solo di essi, due delle tre gemme poste in fila sono state sostituite (chissà quando e da chi) con due roselline cesellate.
L'intera corona risulta così ornata da:
22 gemme allo stato naturale (non faccettate), fra le quali un diamante, 8 rubini, ametiste, corniole e granati;
26 roselline cesellate d'oro;
24 fiori eseguiti a mosaico con smalti di vari colori.
Alcuni studiosi suppongono che questi pezzi fossero in origine delle spille usate dai Bizantini per trattenere il mantello sulla spalla destra. Un esempio evidente di questo uso appare nei mosaici bizantini di San Vitale, in Ravenna.
Il cerchio interno di ferro ha l'altezza di cm 1 e lo spessore di mm 1, la tradizione vuole ricavato da uno dei chiodi della Croce. Esso è rozzamente lavorato a martello e vi si trovano undici forellini equidistanti.
Si dice che questo ferro, conservatosi intatto per tanti secoli, non abbia mai presentato alcuna traccia di ruggine.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014