L'arte in roma antica

 

SI RACCONTA che al tempo della seconda guerra punica (III secolo avanti Cristo) in tutta Roma non vi fosse che un unico servizio da tavola in argento, e che le famiglie patrizie si facessero passare l'un l'altra questa rarità, perché ognuna potesse fare bella figura quando aveva un ospite importante. Doveva naturalmente trattarsi di un ospite straniero, non informato della faccenda, un ministro, un ambasciatore o un grande mercante forestiero. Anche in fatto di decorazione artistica degli edifici, Roma, fin verso la stessa epoca, non dovette davvero brillare.
Tutto quello che si poteva vedere che denotasse un po' di ricercatezza, e di senso artistico erano statuette di argilla colorata, eseguite da artisti etruschi trasferiti nella città, e i frontoni e le grondaie dei templi ornati con bassorilievi e palmette di terracotta. Ma erano cose che facevano rìdere i visitatori greci, che le confrontavano con le bellissime statue di marmo candido, di bronzo e d'oro che ornavano le stupende città della Grecia.
I Romani però, a quell'epoca, non si preoccupavano eccessivamente di essere considerati, dai raffinatissimi Greci, della buona gente di campagna e preferivano spendere i loro quattrini per fabbricare ponti, acquedotti, mura, navi, spade e corazze, piuttosto che per opere d'arte. Anche le statue di argilla e le decorazioni dei templi più che lo scopo di abbellire avevano quello di esprimere devozione verso gli dei; quando Camillo espugnò Veio, tolse alla città sconfitta tutte le statue degli dei e le trasportò a Roma; ma non agì così, come potremmo credere, per il desiderio di abbellire la propria città a spese di quella vinta; lo fece semplicemente per trovare una nuova sistemazione a quelle divinità e per riparare allo... sgarbo fatto loro con la distruzione della città ove erano venerate.

L'ARTE VIENE DALLA GRECIA
Ma le cose cominciarono a cambiare verso il 200 avanti Cristo, quando i Romani, nella loro campagna militare di espansione, furono a contatto con le colonie greche in Italia, ed in seguito, con la stessa Grecia. Iniziò Claudio Marcello, conquistatore, nel 212, della bellissima città di Siracusa, coll'inviare a Roma molte bellissime statue e d'altri oggetti d'arte. L'entusiasmo fu tale che soltanto 3 anni più tardi, Fabio Massimo, quando conquistò Taranto, si comportò in modo totalmente opposto a Camillo: lasciò ai Tarantini le statue dei propri dei, di scarso valore artistico, ma si portò a Roma una bellissima statua in bronzo, realizzata dallo scultore greco Lisippo. Inutilmente, in Senato, il solito Catone, che del buon tempo antico era uno strenuo difensore, prese a vociferare contro questi ornamenti il quale guastavano il carattere austero della vita cittadina. Non servi a nulla. Tutti i reduci dalle guerre combattute nella Penisola Ellenica raccontavano delle meraviglie che avevano ammirato in Atene, ad Olimpia, e a Corinto: edifici in marmo ornati con statue, statue in bronzo, anfore dipinte in modo meraviglioso, vasi d'argento cesellato. Il gusto e l'amore per le cose belle cominciarono a diffondersi anche in Roma.

LA PIÙ BELLA CITTÀ DEL MONDOstatua di augusto imperatore
A Roma cominciarono ad affluire oggetti d'arte in enorme quantità. Ogni generale reduce da una conquista celebrava il suo trionfo portandosi dietro un intero popolo di statue, come Fulvio Nubiliore, che nel 187 avanti Cristo portò nel suo trionfo 230 statue di marmo e 285 di bronzo. Lo stesso fecero Emilio Paolo, Cecilio Metello, vincitore dei Macedoni, Publio Scipione, vincitore di Cartagine, Silla e Pompeo, conquistatori della Grecia e dell'Asia Minore. Anche i più antichi e venerati santuari vennero spogliati, e i tesori d'arte in essi contenuti furono tutti trasportati a Roma, Dal tempo di Augusto in poi, Roma fu la città più adorna e più ricca di opere d'arte del mondo antico. Assieme alle opere affluirono a Roma anche gli artisti; gli scultori, i pittori e i cesellatori alla moda erano quasi tutti greci. All'arte greca si ispiravano gli stessi artisti romani. Se Roma aveva conquistato con le armi la Grecia, la Grecia stava ora conquistando Roma con l'arte. Ma mentre i Greci con l'arte cercavano di descrivere ed esaltare la bellezza, i Romani, nelle loro opere, celebravano soprattutto gli avvenimenti della loro storia. Nei fregi delle colonne e degli archi romani sono narrate le imprese di conquista, le opere di civilizzazione e di beneficenza, le emanazioni di editti compiute dai legionari, dai condottieri e dagli imperatori di Roma. Non più dunque, come nelle raffigurazióni greche, dei e figure leggendarie, ma un popolo di personaggi vivi e reali.

LA SCULTURA
L'illustrazione rappresenta una statua eseguita in Roma sul modello di una famosissima statua di uno scultore greco: Policleto. Siamo dunque nel periodo in cui a Roma si tentava di imitare l'arte greca. Ma, mentre il modello greco esprimeva solo calma e bellezza, in questa opera romana appaiono l'energia e il movimento. Si osservi anche la finissima arte con cui è lavorata la corazza. È nei bassorilievi che la scultura romana raggiunge la più alta bellezza. Si pensi all'enorme bassorilievo che avvolge a spirale la colonna Traiana, disteso in piano raggiungerebbe la lunghezza di 189 metri, eppure è in ogni sua parte un'opera di grande valore. Nei bassorilievi la geometria dell'arte etrusca si fonde con l'armonia dei Greci e col realismo dei Romani per realizzare opere potenti e drammatiche. I Romani usavano conservare, nel sacrario familiare, le maschere in cera degli antenati, rilevate direttamente sul viso del defunto. In questo modo ogni famiglia poteva conoscere e venerare l'immagine dei suoi antichi padri. Da questa usanza nacque la predilezione dei Romani per i ritratti, in terracotta, in marmo o in bronzo, che ritraevano l'esatta fisionomia del volto.

LA PITTURA
Quasi tutto quello che conosciamo sulla pittura romana lo dobbiamo agli affreschi tornati alla luce a Pompei e a Ercolano. E per prima cosa si è constatato che i Romani non dipingevano su tela o su tavolette, ma, quasi esclusivamente, sui muri delle loro case. Dipingevano imitazioni di marmi, colonnati e, soprattutto, paesaggi, giardini e scene campestri. Così quegli uomini che vivevano in case quasi prive di finestre si procuravano all'interno di esse l'illusione di uno spazio più ampio.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014