L'arte Greca

 

NEL 447 Pericle, il capo della città di Atene, decise di innalzare sulla Acropoli della città un grande complesso di monumenti. Il maggiore di essi doveva essere un tempio dedicato alla dea Minerva (per i Greci, Atena); era una specie di grande ex-voto che gli Ateniesi offrivano alla loro dea per ringraziarla di averli salvati dall'invasione persiana.

L'ARCHITETTURA
Il Partenone, è certamente la più celebre opera dell'architettura greca, che ha come caratteristiche principali una straordinaria grandiosità ed eleganza. I Greci costruirono i loro teatri (questi ultimi famosi per la loro perfetta acustica) anche in Asia Minore, nell'Italia meridionale e in Sicilia, dove avevano fiorentissime colonie. L'architettura greca è caratterizzata da tre stili fondamentali, detti « ordini architettonici » : il dorico, lo ionico e il corinzio, che si diffusero in Grecia dal VI al III sec. a.c.
UN'ARMONIA PERFETTA
I costruttori del Partenone vollero fare un'opera che risultasse di proporzioni perfette, che desse insomma agli occhi e all'animo dell'osservatore il senso di una squisita armonia di linee e di forme. Per giungere a questo ricorsero persino ad alcune correzioni ottiche.
Il piano del tempio, su cui appoggia il colonnato, e l'architrave non sono perfettamente diritti, ma leggermente convessi (un po' più larghi al centro). Una fascia rettilinea molto lunga tende infatti, per un effetto ottico, a sembrare più sottile al centro. Per evitare che queste due parti importanti presentassero tale deformazione, i costruttori del Partenone le deformarono in senso opposto. Le colonne presentano una leggera rastrematura. Grazie ad essa ogni colonna da l'impressione di sentire il peso di cui è gravata. Le scanalature delle colonne danno un effetto ottico che aumenta la loro altezza; inoltre le arricchiscono di un bel chiaroscuro.
I costruttori del Partenone notarono anche che le colonne d'angolo, essendo maggiormente colpite dalla luce, tendono a sembrare più sottili delle altre; perciò le costruirono di un diametro leggermente maggiore. Sempre per un effetto ottico, le colonne centrali di un colonnato tendono a sembrare divergenti verso l'alto. Per rimediare a quest'altro inconveniente gli architetti greci non posero tali colonne esattamente verticali, ma un poco inclinate verso il centro. Il rapporto fra le varie dimensioni del tempio è esattamente calcolato al fine di ottenere una forma perfettamente proporzionata.
Questa accurata ricerca della perfezione estetica, nella armonia delle proporzioni, contribuisce a darci un'idea dell'estrema sensibilità artistica del popolo greco. E il Partenone ne costituisce una prova sicura e insuperata.

LA SCULTURA
Le più antiche statue modellate dagli scultori greci erano in legno; di esse, naturalmente, non ci è rimasto alcun esempio perché questo materiale non ha resistito al tempo. Le statue più antiche che si conservano risalgono al VII secolo a. C, e sono di pietra. Osserviamo la statua di pietra riprodotta qui di lato: essa risale al VI secolo avanti Cristo e conserva ancora la forma cilindrica del tronco d'albero da cui venivano ricavate le statue fino a poco tempo prima. Tuttavia l'ignoto artista, incidendo sull'abito della dea una fine pieghettatura verticale, è riuscito a conferirle un senso di leggerezza. La statua raffigura Era, moglie di Zeus e madre degli dei. La scultura dell'epoca arcaica è ricca di statue di questo genere: esse rappresentano fanciulle e giovani in atto di portare un'offerta al tempio. Queste statue hanno ancora una forma compatta, che ricorda quelle più antiche. La figura non è mai ritratta in movimento, tuttavia non è rigida; il volto ha sempre un'espressione calma e assorta.
Si può dire che l'epoca classica dell'arte greca abbia inizio con il famoso « Discobolo » di Mirone. Le figure vengono ormai ritratte in qualunque atteggiamento sciolto; abbondano, in questo periodo, le statue di atleti. Gli artisti esplicano la loro abilità nel ritrarre con esattezza l'anatomia umana e nel raffigurare corpi e volti bellissimi.
I maggiori scultori dell'età classica sono, oltre a Mirone, Fidia, Policleto (che stabilì, addirittura, una « regola » della bellezza statuaria), Prassitele e Lisippo. Le loro statue esprimono tutte una bellezza assoluta e serena: questa è la principale caratteristica dell' arte classica greca.
Eccoci all'ultimo periodo dell'arte greca: il periodo ellenistico. Gli artisti di questa epoca si compiacciono di ritrarre soprattutto scene di dolore, guerrieri morenti, donne piangenti; questi soggetti permettevano agli scultori di mostrare la loro abilità nello scolpire visi che esprimevano spavento, dolore, angoscia. La bellezza imperturbabile dell'età classica è scomparsa; ora le sculture sono ricche di movimento, esprimono sempre violenti stati di animo e spesso lo fanno con atteggiamenti ed espressioni teatrali.

LA PITTURA
Della pittura murale greca quasi nulla ci è rimasto. Eppure i cronisti ci tramandano il nome di numerosi pittori che raggiunsero una grande fama: Polignoto, Apollodòro, Zèusi, Parràsio, Apelle. Le loro opere ci vengono descritte come capolavori. E per riuscire a entusiasmare un pubblico raffinato ed esigente come quello greco, dovevano veramente essere tali.

LA CERAMICA
Qualche riflesso di quello che poteva essere la pittura greca ci viene attraverso le pitture eseguite su vasi. Il popolo greco infatti faceva un grande uso di vasi di argilla.
Ve ne erano di tutte le forme e di tutte le dimensioni, a seconda dello scopo per il quale dovevano servire.
I vasai mettevano un grande impegno nel modellare questi vasi con grazia e originalità; una schiera di pittori specializzati in questo genere di decorazione pensava poi ad abbellirli dipingendovi motivi ornamentali, figure e animali, in vari colori.

IL TEATRO GRECO
GIORNO SEI di « tharghelión » (21 maggio del calendario moderno). La città greca di Efeso celebra la festa della dea Artemide. Una grande processione porterà la statua della dea attraverso la città: gli efesini vogliono che la dea veda le terre a lei consacrate e ammiri la devozione e la bravura dei suoi fedeli. Perciò mostrano alla... statua la città e le campagne vicine, la fanno sostare nei templi più belli e, infine, la portano nel grande teatro per farla assistere ai giochi scenici preparati in suo onore. La grande statua verrà infatti collocata su un altare al centro della cavea. Cominciano le recite e le gare di poesia e di musica, che dureranno per parecchi giorni. Confusi tra la folla entusiasta e festante osserviamo il luogo singolare in cui ci troviamo.

resti del teatro greco di siracusa
UNA SINGOLARE OPERA DI ARCHITETTURA
I teatri costruiti dagli antichi Greci erano sempre a cielo aperto. Una delle poche eccezioni fu l'« Odèion » di Atene, che vantava una stupenda copertura in legno di cedro; ma si trattava di un... teatrino per soli 5000 spettatori. Gli altri teatri avevano, facilmente, una capienza ben superiore: 24 000 posti quello di Siracusa, 30 000 quello di Dionisio ad Atene. Quasi sempre questi teatri si adagiavano sul fianco di una collina; su questo pendio naturale erano "disposte, a gradinata, le file di sedili di pietra. Era questa la parte a cui gli antichi davano il nome di « teatro » vero e proprio. Il teatro prendeva la caratteristica forma di una mezza scodella, e gli spettatori si trovavano disposti a semicerchio. Alla base delle gradinate c'era uno spazio piano, circolare o semicircolare, chiamato orchestra; essa era circondata da una cunetta, che serviva a raccogliere l'acqua piovana che scolava dal grande imbuto della gradinata. Il primo gradino attorno all'orchestra costituiva i primi posti: era suddiviso in sedili che, forniti di schienale è talvolta di braccioli, avevano l'aspetto di piccoli tronetti. E veniamo al palcoscenico. Era ben diverso da quello dei teatri moderni. Esso consisteva in un'alta costruzione diritta, chiamata scena, che chiudeva quasi completamente la concavità formata dalle gradinate semicircolari. Ci da l'impressione di un edifìcio del quale sì sia costruita solo la facciata ma, sul retro, c'erano locali adibiti a magazzini e spogliatoi per gli attori. Quello che potremmo chiamare il piano terreno era costituito da una fila di colonne; tra l'una e l'altra c'erano dei pannelli dipinti; essi costituivano tutto lo scenario che indicava l'ambiente ove si svolgeva la vicenda. Qualche volta questi pannelli potevano ruotare su se stessi, così da mostrare l'altra faccia, che era dipinta in modo diverso, e così si cambiava, rapidamente, la scena. Sopra questa serie di colonne c'era una lunga balconata, chiamata proscenio. Era qui che, probabilmente, si svolgeva quasi per intero l'azione dei drammi che venivano rappresentati. Per raggiungere questa piattaforma sopraelevata, gli attori si servivano di una scala posta sul retro della costruzione, oppure di due rampe laterali. Ecco che, proprio in questo momento, alcuni giovani che si cimentavano in gare di recitazione si avviano su una di queste rampe. Il pubblico zittisce. Lo spettacolo ha inizio...

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014