L'arte Giapponese

 

IN GIAPPONE, nel III secolo dopo Cristo, un grave lutto aveva colpito la famiglia imperiale: era morta l'imperatrice Suinin, l'imperatore, si aggirava desolato nelle sale del palazzo; oltre alla morte della consorte c'era un altro pensiero che lo angosciava. Era il triste ricordo di ciò che era avvenuto cinque anni prima, quando era morto un altro membro della famiglia imperiale. Suinin ricordava di aver assistito ad un orribile rito: nella tomba del nobile scomparso erano stati sepolti vivi tutti gli uomini e le donne che erano stati al suo servizio. I lamenti strazianti di quegli infelici si erano fatti udire per giorni e giorni, sempre più fiochi. E quando erano cessati, ricordava Suinin, un pesante silenzio, pieno di rimorsi, aveva gravato sui palazzi imperiali. La stessa crudele cerimonia stava per ripetersi ora. L'Imperatore avrebbe voluto interrompere quella macabra usanza, ma come fare senza offendere una tradizione da lungo radicata nell'animo del popolo? Un suo cortigiano, di nome Nomino-Sukune, gli venne in aiuto. Egli consigliò l'Imperatore di chiamare a corte i bravissimi vasai della regione di Izumo, perché plasmassero nell'argilla le figure di quelle persone che avrebbero dovuto formare il lugubre seguito nella tomba dell'imperatrice. Le statuette, ad altezza poco meno che naturale, furono in breve terminate: rappresentavano guerrieri, camerieri, servi. Si potè così seppellire l'imperatrice con tutto il suo seguito, come voleva la tradizione, ma per la prima volta il rito non causò la morte di decine di innocenti. L'imperatore fu molto soddisfatto del consiglio e della bellezza delle statuette. Esse piacquero tanto che molte altre furono ordinate ai vasai di Izumo. Dalle loro mani uscirono così i primi capolavori della scultura affresco del buddha del periodo naragiapponese.

IMITAZIONE DELL'ARTE CINESE
Nel VII secolo, dopo un lungo periodo di contrasti, il Buddismo divenne la religione ufficiale del Giappone. Il merito di questa conversione va all'opera di diffusione compiuta dal principe Shotoku Taishi. La leggenda narra che l'imperatore, padre del principe, si era ammalato gravemente; per ottenere la protezione di Buddha fu allora ordinata la costruzione di un bellissimo tempio. L'imperatore morì prima che il tempio fosse terminato, ma il principe Shotoku, per fare cosa gradita allo spirito di suo padre, volle che la costruzione fosse continuata. La pagoda è solo una parte di tutto il complesso di edifici che costituiscono il tempio. Esso comprende una sala centrale per le cerimonie, la biblioteca, il refettorio e il dormitorio per i monaci.
Il Buddismo era giunto in Giappone dalla Cina (che a sua volta lo aveva derivato dall'India). Assieme alla religione, il Giappone importò dalla Cina anche lo stile dell'architettura religiosa. Il tempio di Shotoku, infatti, costituisce il primo monumento dell'architettura buddista giapponese, ma, per quanto bello, non è che una imitazione dell'architettura religiosa cinese. I secoli seguenti videro il trionfo dell'arte buddista. Proprio per adornare i numerosi templi dedicati a Buddha nacquero grandi capolavori. Fu questa l'età d'oro dell'arte giapponese; tuttavia il Giappone era ancora in stretti rapporti con la Cina, e la sua arte continuava ad ispirarsi a quella cinese. Ne abbiamo un esempio nell'affresco (Qui a lato) del tempio Hòryu, che raffigura il paradiso di Buddha. I colori pastosi e brillanti risaltano sulla parete spalmata di uno spesso strato di caolino. Nella scultura di questo periodo si utilizzavano il bronzo, la ritratto del condottiero minamoto yoritomo dipinto su setaterracotta e la lacca, tutti materiali molto usati in Cina, Qui il Buddismo subì nell'845 una feroce persecuzione e le opere dell'arte buddista andarono in gran parte distrutte. I sacerdoti giapponesi che si trovavano in Cina a studiare trafugarono molte di queste opere portandole in salvo nella loro patria dove ancora oggi si conservano. Poi, i rapporti fra i due paesi furono interrotti e il Giappone si trovò isolato. Fu appunto in questo periodo (detto Heian, dal nome della sede imperiale) che l'arte giapponese divenne veramente originale. Per la scultura' in luogo della lacca secca e della terracotta si incominciò a usare il legno.
Alla fine del '300 il Giappone fu governato da una classe di guerrieri; lo spirito forte e virile dei governanti si rifletteva anche nell'arte del tempo. Raggiunse allora una grande perfezione il genere ritratto. Questo ritratto di Minamoto Yoritomo, dipinto su seta, è uno dei più belli dell'arte mondiale. Il capo militare Minamoto, che indossa una
sontuosa e severa veste da cerimonia, sta seduto in una posa solenne. I suoi lineamenti sono ritratti con grande precisione e con un realismo fino allora ignoto all'arte giapponese.

LE STAMPE GIAPPONESI
Verso la metà del '500, il Giappone venne per la prima volta in contatto con l'Occidente e i missionari cristiani penetrarono nel paese del Sol Levante. Ma i Giapponesi dimostrarono nei loro confronti una certa diffidenza e nella prima metà del '600 espulsero tutti i forestieri. Il Giappone rimase così sino al 1868 nel più completo isolamento. In questo periodo, più che l'architettura o la scultura, ebbe grande popolarità la pittura, che creò un nuovo genere: la cosiddetta Ukiyo-e, o pittura ispirata alla vita quotidiana. Essa ebbe tanta diffusione che, per soddisfare la richiesta, gli artisti giapponesi svilupparono la tecnica della incisione su legno; si produssero così quelle stampe giapponesi che oggi sono famosissime in tutto il mondo. In principio le incisioni venivano stampate solo in bianco e nero, poi gradatamente si aggiunsero tutti i colori.

LA PITTURA
« La pittura è una poesia che ha preso forma » dicevano i Giapponesi. Col nome di e-makimono »si indica un genere di pittura tipicamente giapponese, fiorito dai 1100 al 1300 circa. È la pittura dei rotoli dipinti: essa infatti veniva eseguita su rotoli di carta, talvolta ricoperti di seta, lunghi parecchi metri; i dipinti si estendevano nel senso della lunghezza. Spesso servivano da illustrazione ai romanzi dell'epoca, scritti dalle dame di Corte. Le figure avevano spesso spunti umoristici o di caricatura.
IL FAMOSO PENNELLO GIAPPONESE
La tecnica della pittura giapponese è del tutto diversa da quella occidentale. I pittori europei conoscono da secoli i colori a olio e la loro pennellata è più larga e densa. I Giapponesi, usano l'inchiostro e un pennellino, col quale lasciano una traccia sottile e sfumata. Occorre molta precisione e mano sicura. Spesso, nei dipinti, appare una breve scritta di commento: essa, grazie alla bellezza dei caratteri, assume anche un valore decorativo.

LA LACCA
Per i Giapponesi, la lavorazione a lacca, usata specialmente per adornare mobili, è sempre stata una delle massime espressioni artistiche. Essi infatti sanno eseguire lavori minuziosissimi con molta cura e pazienza si apprezzano veramente, oltre che per la loro bellezza, proprio per l'amore con cui sono stati eseguiti.
La lacca è una resina che cola dalle incisioni praticate nel tronco di certi alberi. Il procedimento di laccatura era, anticamente, lungo e delicato: in tutto comprendeva 33 operazioni, che, in modo semplificato, si possono così riassumere. Con un accuratissimo lavoro di ebanisteria si preparava l'intelaiatura del mobile o dell'oggetto. Questo telaio era in genere costituito da strati sovrapposti di legno cementati con gomma arabica. Lo si copriva poi con canapa e infine vi si applicava un sottile strato di lacca. Il tutto veniva lisciato con della fine pietra pomice. Dopo questa lavorazione l'oggetto veniva lucidato con polvere di corno di daino e lasciato asciugare. Le lacche ottenute con questo procedimento sono praticamente inalterabili: ne sono state ripescate alcune dalla carcassa di una nave da tempo naufragata, che non avevano perduto nulla del loro splendore, nonostante la lunghissima permanenza nell'acqua salata.
Il più grande artista giapponese della lacca, fu Ogata Korin, che lavorò fra il XVII e il XVIII secolo.

DUE GENERI D'ARTE
Come abbiamo visto, l'arte giapponese sorse con il Buddismo e fu, dapprima, un'imitazione della più progredita e raffinata arte cinese. In breve, però, gli artisti giapponesi seppero creare anche qualcosa di originale.
E attualmente? Quando, alla metà del diciannovesimo secolo, il Giappone venne definitivamente a contatto col mondo occidentale, gli artisti giapponesi appresero rapidamente le nostre tecniche, che a loro erano completamente sconosciute; ad esempio quella della pittura ad olio e della scultura nel marmo. Da allora gli artisti giapponesi battono due strade. Da una parte ci sono quelli che continuano la grande tradizione artistica della loro patria seguendo i modelli e le tecniche che abbiamo appena illustrato, dall'altra ci sono gli artisti che eseguono le loro opere nello stile dell'arte occidentale.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014