Arte architettura antico egitto

 

La storia dell'arte dell'Antico Egitto si può suddividere in tre grandi periodi: l'Antico Regno (2686-2181 a.C), il Medio Regno (2133-1786 a.C.) e il Nuovo Regno (1570-1085 a.C). Essi furono preceduti storicamente da un periodo detto "predinastico" (3500-3100 a.C.) e da un "primo periodo dinastico" (3100-2686 a.C), durante il quale il faraone Menes unificò il Basso e l'Alto Egitto. L'antica arte egizia fu quasi sempre sottoposta all'influenza del potere religioso e monarchico. Gli Egizi credevano fermamente a una vita ultraterrena, e il culto dei morti ebbe nella loro civiltà un ruolo importante, determinando l'aspetto di molta della loro produzione artistica.
ARCHITETTURA
Le opere dell'Antico Egitto giunte fino a noi consistono quasi unicamente di grandiosi monumenti funerari, quali le famose piramidi e i templi. Dell'architettura profana invece s conosce pochissimo: dei palazzi, degli edifici pubblici e privati ci è rimasto ben poco. Gli edifici di carattere religioso e le tombe venivano costruiti con materiali resistenti all'azione del tempo, come il calcare, l'arenaria, il granito: e anche i luoghi dove venivano eretti contribuivano alla loro durata (si trovano generalmente al limite del deserto, al di là della portata del Nilo che straripava dai suoi argini una volta l'anno). Per la costruzione di palazzi, edifici pubblici e abitazioni private venivano invece impiegati materiali deperibili come cannicci, legno, mattoni crudi (blocchi di argilla prosciugati al sole, che precorrono i mattoni cotti in forno), e per lo più erano situati nella fertile ma umida valle del Nilo, soggetta a inondazioni annuali.
Templi. Il tempio era considerato nell'Antico Egitto "la casa di dio" e quindi veniva concepito per essere eterno: i materiali da costruzione venivano scelti tra i più duraturi e rappresentavano il modello statico della concezione egizia dell'universo. La costruzione di un tempio era un importantissimo evento rituale. Nell'unire le varie componenti del complesso, fino a fargli conseguire l'aspetto finale, il capomastro veniva a costruire come un universo in miniatura: aveva ripetuto, in un certo senso, la creazione del mondo.
All'inizio ci furono diversi tipi di templi, nessuno dei quali predominante. I più antichi consistevano in cappelle formate da una sola stanza e di semplici padiglioni in pietra. Un esempio è il padiglione di Sesostri I a Karnak (l'attuale edificio non è quello originale, bensì una ricostruzione). Il successivo tempio ipostilo era composto di molte sale e stanze messe una dietro l'altra. Le maggiori erano circondate da colonnati di pietra squadrate. Più tardi le colonne non più squadrate ma rotonde, vennero vivacemente decorate, sui capitelli e sui fusti, con motivi floreali e naturali: in particolare fiori di papiro e di loto e foglie di palma.
Monumenti funerari. Nei tempi più antichi gli Egizi inumavano i loro morti in una fossa sotto l'abitazione. Più tardi le sepolture cominciarono a essere poste fuori dal villaggio, al limite del deserto, e si sviluppò l'uso di accumulare mucchi di terra sopra la tomba. La sepoltura a tumulo veniva circondata da un muro di mattoni cotti al sole, e fu da lì che si originò la mastaba, struttura rettangolare sopraelevata, in genere alta e lunga parecchi metri. Poiché nell'Antico Egitto le tombe venivano spesso saccheggiate, le stanze funerarie furono costruite sempre più in profondità, e a esse si accedeva per un passaggio perpendicolare alla costruzione sovrastante. Le mura che circondavano la costruzione erano provviste di "false porte" per permettere all'anima del defunto di uscire e rientrare nella sua tomba.
Nel primo periodo dell'Antico Regno, dalla mastaba ebbe origine la piramide, divenuta poi la forma architettonica caratteristica per le sepolture regali. Le piramidi dovevano ispirare rispetto e sacro timore; con questo proposito furono erette quella del re Zoser a Saqqaràh (III dinastia, 2686-2613 a.C.) e le piramidi di Giza (IV dinastia, 2613-2494 a.C.) che appartennero a Cheope, Chefren e Micerino. Dopo queste, che sono le maggiori, ne furono costruite molte altre, ma tutte in scala inferiore.
Durante il Medio e il Nuovo Regno le tombe reali furono scavate profondamente nelle pareti rocciose delle montagne. Il sito dove ciascuna di esse si trovava veniva contrassegnato con la costruzione di un tempio funerario. Un passaggio di diverse centinaia di metri conduceva dal tempio a una speciale uscita costruita alla congiunzione della valle del Nilo con il deserto, attraverso la quale era consentito l'accesso al tempio. Di questo genere di costruzione gli esempi di maggior rilievo rimasti sono i templi mortuari di Hatshepsut a Deir el-Bahri (1490-1470 a.C.) e quello gigantesco di Ramseté II a Abu Simbel (1257 a.C).
La tomba era ritenuta la casa del defunto, perciò ci si prendeva ogni cura per costruirla nel modo più consono; le pareti venivano adornate con rilievi e affreschi che descrivevano la sua vita quotidiana, nella speranza che a lui o a lei fosse concesso di condurre una vita simile anche nell'aldilà. Al defunto, inoltre, venivano lasciate provviste e oggetti di uso personale.
Tanto i monumenti funerari che i templi venivano eretti per durare eternamente. La tomba con il corredo più ricco che sia mai stata scoperta è quella del faraone Tutankhamon, della XVIII dinastia, portata alla luce dall'archeologo inglese Howard Carter nel 1922.
Architettura privata e civile. Le notizie più sicure e complete sull'architettura domestica dell'Antico Egitto ci sono fornite dai modellini di case e dalle descrizioni degli edifici rinvenute nelle tombe. Le case private differivano poco dalle costruzioni dei templi più antichi. Erano entrambe a pianta rettangolare, divise in più stanze e a un solo piano. Le stanze si affacciavano su un cortile centrale, dal quale ricevevano la luce. La casa era circondata da un muro esterno, con una sola entrata. Le abitazioni urbane venivano costruite una accanto all'altra e si affacciavano su vicoli stretti e serpeggianti, e potevano essere racchiuse in isolati per mezzo di cancelli.
I palazzi reali avevano la stessa pianta delle case private e differivano per la grandezza e, presumibilmente, per il lusso. Molto spesso la residenza reale era vicino a un complesso templare.
SCULTURAmaschera funeraria tutankhamon
Le sculture e gli oggetti d'arte egizia giunti fino a noi sono per lo più quelli trovati nelle sepolture o legati a cerimonie rituali religiose. Le molte statue-ritratto pervenuteci variano da una grandezza di pochi centimetri a più di 20 metri d'altezza; e furono prodotte per scendere nelle tombe o per decorare i templi. Molte portano il nome della persona ritratta; ma in alcuni casi, già anticamente il nome originale era stato cancellato e sostituito con un altro. Da segnalare, del periodo predinastico, le statuette rappresentanti figure umane o di animali, ritrovate a Maqada nell'Alto Egitto, il cui significato però è molto incerto. A questo periodo appartengono anche le tavolette d'ardesia per i cosmetici. La più importante è la cosiddetta "tavoletta di Narmer", una piastra a forma di scudo che commemorava l'unificazione dell'Alto con il Basso Egitto compiuta dal re Narmer (talvolta identificato con Menes). Le statue funerarie dei regnanti, come la famosa figura seduta del faraone Khephren (Museo del Cairo), erano a grandezza naturale e scolpite in pietra dura, quale il granito o la diorite; mentre le statue di privati cittadini erano in genere più piccole, in legno o in pietre meno dure, come, per esempio, il calcare. Le sculture erano inoltre dipinte, ma purtroppo i colori originali sono quasi sempre scomparsi. Caratteristica costante della statuaria egizia è la sua staticità, che tuttavia nulla toglie all'espressività dei volti e dei corpi. È un'arte molto raffinata, che trasmette la sua poesia con l'immobilità del granito, quasi le figure fossero in movimento.
Nella scultura a tutto tondo le figure sedute venivano sempre rappresentate frontalmente con le ginocchia unite e le mani spesso appoggiate sulle cosce. Nella statuaria funeraria troviamo invece anche figure erette, come quella del gran sacerdote Ranofer da Saqqaràh (Museo del Cairo); la posizione resta frontale e statica, il piede sinistro è avanzato rispetto al destro e le braccia sono distese lungo il corpo.
Durante l'Antico Regno sono diffusi i gruppi di figure, sia sedute che in piedi, ricavate da un unico blocco di pietra; tra gli esempi più belli di figure stanti si può ricordare il ritratto del faraone Menkaure e di sua moglie, la regina Khamerernebty (Boston, Museum of Fine Art). Le statue funerarie venivano frequentemente situate nel "serdab", un ambiente chiuso, posto all'interno della tomba, comunicante con la camera dei sacrifici attraverso due piccoli fori, o una stretta fessura. Questo accorgimento impediva che le statue fossero viste e nello stesso tempo consentiva ai personaggi rappresentati di assistere, e insieme partecipare, attraverso le aperture del "serdab", alle cerimonie rituali.
Le sculture che rappresentano persone comuni, come il famoso "scriba seduto" (Parigi, Louvre) e alle quali non era necessario imprimere l'aspetto divino e imponente dei faraoni, appaiono molto più vivaci e personalizzate. Oltre alle statue del defunto, sono sculture funerarie anche le piccole statuette in legno, pietra o faience, dette "ushabti", che poste nelle tombe, avevano il compito di eseguire ogni richiesta formulata dal defunto. Le prime sculture a forma di sfinge (cioè un leone con una testa di uomo) appaiono durante l'Antico Regno. La più famosa, e anche la più grande (lunga 57 m e alta oltre 20) fa parte del complesso delle piramidi di Giza.
Le sculture del Medio e del Nuovo Regno seguono lo stile tradizionale dell'Antico Regno, ma con una maggiore varietà di soggetti; la società egizia, infatti, si era notevolmente arricchita e ciò aveva condotto anche a un aumento della produzione statuaria. Dal Medio Regno in poi, tanto fuori che nei cortili interni dei templi, venivano poste non soltanto le monumentali figure dei sovrani ma anche statue di cittadini privati. Emerge anche un nuovo stile, una nuova forma plastica, che consiste in figure accoccolate, di forma cubica, indossanti lunghi abiti che coprono le ginocchia e le gambe fino alle caviglie. Le opere più rappresentative di questo genere di scultura del Nuovo Regno sono le enormi statue sedute di Amenofi III, vicino a Tebe, conosciute come i "colossi di Memnone" (1380 a.C), alte più di 20 m.
La statuaria del periodo di Amarnah (che corrisponde al regno di Akhenaten o Amenofi IV, 1379-1362 a.C.) della XVIII dinastia, è caratterizzata da uno stile intenso e naturalistico e si allontana per breve tempo dall'arte formale e tradizionale dell'Egitto faraonico. Il ritratto della regina Nefertiti ne è un celebre esempio. Si rinnovano anche i soggetti: la famiglia reale, per esempio, viene in questo periodo rappresentata in momenti della vita quotidiana. Il naturalismo dello stile di Amarnah continuerà per un certo periodo a esercitare la sua influenza anche durante la XIX dinastia, ma subito dopo la statuaria egizia si irrigidirà nuovamente, con un notevole ribasso del livello qualitativo. Il periodo che va dalla XXV alla XXVI dinastia fu segnato da un ritorno alla scultura tradizionale dell'Antico Regno, con una rinnovata preferenza per i tipi di pietra molto dura.
busto nefertitiPITTURA
La maggior parte delle opere pittoriche egizie si trovano sulle pareti delle tombe e dei templi. Si può fare una distinzione tecnica tra pitture vere e proprie e rilievi dipinti, ma non per quanto riguarda i criteri della composizione e gli argomenti. La pittura egizia segue sempre i medesimi modelli; la figura umana, per esempio, appare con la testa vista di profilo, mentre gli occhi sono rappresentati frontalmente, e così pure il torso, rispetto alle gambe e ai piedi, che appaiono di profilo. Vengono messe in risalto tutte le caratteristiche fisiche dei soggetti o le forme complete degli oggetti; per cui, quando gli artisti dipingevano un tavolo, non solo ne evidenziavano tutte e quattro le gambe, ma anche il piano. Il loro intento era di descrivere ogni figura o oggetto nella sua completezza, con quanti più elementi possibili.
Pittura funeraria. Il più antico esempio di pittura egizia proviene da una tomba dipinta di Hierakonpous (Museo del Cairo), datata al 3200 a.C, dove i disegni rappresentano in maniera molto schematica figure umane, animali e barche. Nelle camere funerarie delle tombe della III e delle successive dinastie durante l'Antico Regno, sono state rinvenute molte pitture murali. Un elemento comune a tutte è che rappresentano scene di vita quotidiana, come banchetti, scene di caccia, o viaggi di ispezione alle mandrie o alle provviste di grano. Tra le opere più conosciute di questo periodo si devono includere l'affresco alla tomba di Itet a Maydum della IV dinastia, dove appaiono naturalistiche oche in movimento, e i rilievi dipinti, con greggi e pastori, rinvenuti nella mastaba di Ti a Saqqaràh. Gli affreschi delle tombe del Medio Regno, come in quelle dei governatori delle province della XII dinastia a Beni Hasan (1880 a.C), riprendono per lo più i modelli e lo stile dell'Antico Regno; nuove sono però le scene che rappresentano le cerimonie durante la sepoltura dei defunti, dove lo stile figurativo è più libero e la stilizzazione meno rigida. La pittura funeraria di Tebe (XVIII dinastia), rappresenta la punta massima dell'arte del Nuovo Regno. E molto più viva delle opere antiche e abbraccia una grande varietà di temi, molti dei quali legati al culto dei morti: donne piangenti, danzatrici e musicanti. Tanto per la pittura che per la scultura, differendo da quello di ogni altro periodo sia per lo stile delle figure snelle e piene di grazia che per i soggetti trattati, il regno di Akhenaten fu un periodo artistico eccezionale. L'affresco che rappresenta il re e la regina che giocano con i loro figli è un pezzo unico nell'arte egizia. Dopo la XVIII dinastia l'arte pittorica subì un notevole ristagno. Si imitano le pitture tombali dell'Antico e del Medio Regno e si assiste alla nascita di innumerevoli opere di mediocre fattura. Una ripresa dell'arte funeraria avviene solo molto più tardi, dal I al III sec. d.C, ed è caratterizzata dai ritratti funerari detti del Faiyum: sono intensi e realistici ritratti di mummie, dipinti su legno o su tela, fortemente influenzati dall'arte romana.
Pittura templare. I principali motivi dei rilievi dipinti che decorano le pareti dei templi sono immagini di dei e di re. Si tratta di scene della vita quotidiana molto simili a quelle ritrovate nelle tombe. Nell'Antico Regno questi temi si limitavano ai templi funerari dei faraoni; durante il Nuovo Regno troviamo questi soggetti anche nei templi dedicati agli dei. I temi e la loro disposizione erano governati da regole fisse: le decorazioni delle pareti interne erano generalmente di natura liturgica; quelle esterne e quelle sui pilastri (i due enormi bastioni-torri che fiancheggiavano le entrate del tempio) trattavano generalmente della vita del sovrano.
Il Libro dei morti. Il Libro dei morti contiene testi divinatori scritti su rotoli di papiro, che venivano sepolti insieme con i defunti, l testi erano accompagnati da disegni, con i quali ci si proponeva di fornire al defunto tutte le informazioni concernenti l'aldilà, spesso sotto forma di vera e propria mappa. Tra i motivi delle illustrazioni, quello che ricorre con più frequenza riguarda le processioni funerarie: appare un veicolo simile a una slitta nel quale è posta una barca, che trasporta il sarcofago, delle donne piangenti, l'incontro tra il marito e la moglie nel mondo ultraterreno e l'adorazione del dio Sole. Tanto i testi che le illustrazioni del Libro dei morti raggiungono il massimo splendore nel periodo che intercorre tra la XVIII e la XIX dinastia.
ARTI DECORATIVE
Gli oggetti decorativi dell'Antico Egitto pervenutici, sono stati ritrovati soprattutto nelle tombe e ci offrono la testimonianza del gusto che gli Egizi avevano per gli ornamenti di colore brillante e dell'alto grado di raffinatezza e di lusso che la loro arte aveva raggiunto. I materiali di uso più comune furono la pietra (oggetti funerari), la terracotta (vasellame e laterizi), vetro (piccoli vasi), oro, faience, pietra semipreziosa (gioielli) e legno (mobili e sarcofagi).
A differenza della pietra in Egitto il legno era piuttosto scarso. Nonostante ciò l'arte del mobile raggiunse un livello piuttosto alto. Stupendi pezzi di mobilio sono stati scoperti a Giza, tra i quali il trono e il letto della tomba della regina Heteferes I, la madre del faraone Khufu. Entrambi hanno gambe a forma di protome animale, in legno dorato. La maggior parte del mobilio finora scoperto proviene da tombe del Nuovo Regno e il più famoso è quello della tomba di Tutankhamon. Il suo trono poggia su gambe terminanti in protomi leonine; lo schienale, dorato, è ricoperto di disegni in faience colorata, rappresentanti il faraone e la moglie.

(6) Arte
Giapponese
(7) Arte Greca
(8) Arte in Roma
antica
(10) Arte del Tibet
(11) Arti figurative
XIX secolo
(12) Colosseo
(13) Grande Muraglia Cinese
(14) Meraviglie di
Babilonia
(15) Arte architettura antico Egitto
(16) Le piramidi
 
 
[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014