L'alchimia

 

ANCHE SE SIETE in miseria, non disperate, perché noi riusciremo a trasformare i metalli che non hanno valore in oro zecchino. Chi è vecchio, cadente o malato, non si avvilisca: basterà un poco del nostro elisir di lunga vita per ridargli gioventù, vigore e salute. Tutto ciò sarà possibile non appena saremo riusciti a trovare la pietra filosofale, la miracolosa sostanza che è in grado di operare qualsiasi trasformazione. Queste erano le strabilianti dichiarazioni di quella particolare categoria di studiosi medioevali, più o meno in buona fede, i quali, chiusi nei loro misteriosi laboratori, consumavano la loro vita in prove e riprove, alla disperata ricerca della pietra filosofale. Essi sostenevano di praticare una delle più importanti scienze dell'epoca: l'alchimia.

CHE COSA È L'ALCHIMIA
La parola alchimia deriva dall'articolo determinativo arabo « al » e dal vocabolo greco « chymèia » = fusione. Infatti, l'attività più importante degli alchimisti, ossia di coloro che si dedicavano all'alchimia, fu proprio la fusione dei metalli. Essi erano convinti di poter ottenere una sostanza miracolosa, chiamata pietra filosofale, mediante complicati procedimenti di fusione, scomposizione' e mescolanza di metalli. Secondo gli alchimisti, la pietra filosofale doveva cambiare le sorti dell'umanità donando agli uomini enormi ricchezze e soprattutto l'eterna giovinezza.

QUANDO SI DIFFUSE IN EUROPA
L'alchimia ha origini assai remote: esse risalgono certamente ad alcuni secoli prima della nascita di Cristo. È dubbio se siano stati i Cinesi oppure gli Egiziani a praticare per primi questa scienza. È però certo che l'alchimia si sviluppò particolarmente in Egitto nel primo secolo avanti Cristo. Quando conquistarono l'Egitto (VII secolo dopo Cristo), gli Arabi vennero a conoscenza dell'alchimia e vi si dedicarono con grandissimo entusiasmo. Il più noto studioso arabo di alchimia fu Giabir ibn Hayyàn, conosciuto in Europa con il nome di Geber.
Dopo l'Egitto, gli Arabi conquistarono anche la Sicilia e la Spagna. Cadute sotto la dominazione degli Arabi, tanto la Sicilia che la Spagna divennero centri di diffusione della loro cultura. È proprio in questo periodo che l'alchimia cominciò ad essere conosciuta in Occidente. Molti studiosi europei lesserò le opere arabe di alchimia e le fecero conoscere attraverso traduzioni in lingua latina. All'inglese Roberto di Chester si deve la prima traduzione latina di un'opera alchimistica araba. Questa traduzione, compiuta nel 1144, diede l'avvio alla diffusione dell'alchimia in tutta l'Europa.
Il periodo compreso tra il XII e il XV secolo dopo Cristo rappresentò in Europa l'epoca d'oro dell'alchimia. Infatti, si può dire che tutti i maggiori studiosi di quest'epoca abbiano seguito con grande interesse gli sviluppi di quella scienza.

NEL LABORATORIO DI UN ALCHIMISTA
Ed ora immaginiamo di entrare nel laboratorio di un alchimista del Medioevo. Eccoci in un enorme stanzone piuttosto buio: in esso vi sono parecchi tavoli, sui quali sono gettati alla rinfusa tubi, filtri, imbuti, storte, fiale di varie dimensioni e apparecchi vari. Nel mezzo dello stanzone vediamo una grande stufa in terracotta. Su di essa si trovano recipienti dalle forme più bizzarre, nei quali bollono e ribollono misteriosi intrugli che diffondono nell'aria un odore sgradevole. Ed ora la nostra attenzione è attratta da scaffali e ripiani accostati alle pareti, su cui si trova un gran numero di boccette chiuse ermeticamente. Sopra di esse sono incollate delle etichette che portano il nome delle portentose sostanze contenute. Sono tutti nomi oscuri, che ci riempiono di stupore: Luna vermiglia, Achille di rame, Asterite, Anagallis e altri ancora.
Che cosa saranno mai queste sostanze, che sono costate tanti e tanti anni di lavoro all'alchimista?
Anche se egli ci spiegasse in quale modo è riuscito ad ottenerle, per noi, che non conosciamo i misteri dell'alchimia, rimarrebbe tutto incomprensibile. Solo l'alchimista è in grado di maneggiare con sicurezza tutti quegli strani strumenti e di dosare con disinvoltura le misteriose sostanze che un giorno o l'altro dovrebbero portarlo alla scoperta della tanto sospirata pietra filosofale...

DALL'ALCHIMIA ALLA CHIMICA
Considerando gli insuccessi degli alchimisti (essi infatti non riuscirono mai ad ottenere né la pietra filosofale, né l'elisir capace di sanare ogni male e di dare l'eterna giovinezza), potremmo concludere che l'alchimia fu una scienza completamente inutile. Ci potrà anche sembrare impossibile che nel Medioevo gli alchimisti fossero tenuti in tale considerazione da essere ritenuti dei veri e propri scienziati. Ma se si pensa che in quell'epoca la medicina era in decadenza, ci si spiega perché gli uomini di allora riponessero tanta fiducia nei preparati degli alchimisti. In realtà l'alchimia non fu un'esperienza inutile: bisogna riconoscere che, grazie ad essa, si gettarono le basi di una nuova, importantissima scienza: la chimica. Infatti, le pazienti ricerche eseguite dagli alchimisti nei loro laboratori e i loro ripetuti esperimenti portarono a scoperte che vennero sfruttate in seguito dai chimici.
La chimica potè nascere quando gli esperimenti non ebbero più come mira l'irraggiungibile pietra filosofale, ma la scoperta della composizione e delle proprietà dei corpi. Ma a questo si arrivò solo all'inizio del XVIII secolo.

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[ Torna in cima alla pagina ] aggiornato il 8-10-2014