GIUGNO 1775. A Filadelfia si riunisce il secondo congresso
dei rappresentanti delle colonie inglesi dell'America settentrionale.
La situazione è grave. La madrepatria vuole imporre
delle leggi molto contrarie agli interessi dei coloni.
Alcuni Stati coloniali si ribellano e l'Inghilterra invia
in America un esercito che ha il compito di far rispettare
con la forza la dipendenza delle colonie dalla madrepatria.
Per non soccombere, molte colonie si uniscono per aiutarsi
vicendevolmente. Nel Congresso di Filadelfia si discute
infatti sul da farsi. Dopo molto parlare si decide di ricorrere
alle armi. Fra i delegati al congresso ve n'era uno che
portava sempre la divisa di colonnello della Virginia,
una delle tredici colonie inglesi. Egli parlava molto raramente;
ma la sua divisa era più eloquente di cento discorsi;
significava una cosa sola, la guerra. A lui viene affidato
il grave incarico di comandare l'esercito colonialista.
Il colonnello, sentendo la proposta, rimane turbato, si
alza ed esce dall'aula. Il giorno dopo davanti all'assemblea
accetta l'incarico a condizione di non avere alcun stipendio,
ma solo il rimborso delle spese. Egli dichiara, e lo crede
sinceramente, di essere inferiore al compito che gli viene
affidato. Lo accettò perché aveva capito
che non vi era nessuno disponibile più adatto di
lui. Quest'uomo era Giorgio Washington, un ricco colono
della Virgina, il fondatore degli Stati Uniti d'America.
LA VITA
Giorgio Washington apparteneva ad una ricca famiglia di immigrati
inglesi giunti in America verso la metà del '600.
Suo padre, Agostino, si era sposato due volte; dal primo
matrimonio
nacquero due figli: Agostino e Lorenzo, dal secondo nacque
Giorgio il giorno 22 febbraio 1732 a Bridges Creek nella
Virginia. A 11 anni gli morì il padre e Giorgio andò a
vivere insieme al fratellastro Agostino. In una scuola privata
imparò un po' di matematica, a 14 anni iniziò lo
studio per diventare geometra. Due anni dopo, un certo Lord
Fairfax, che si era imparentato col fratellastro Lorenzo,
gli affidò il compito di misurare i confini delle
sue terre oltre le montagne del Blue Ridge. Durante questo
periodo Washington visse in continuo contatto con la natura
e con l'umile gente della sua razza. In questo modo potè conoscere
il nuovo carattere e le nuove esigenze della grande nazione
che stava nascendo.
Intanto alcune contese territoriali fra la Virginia e i coloni
francesi sfociarono in una guerra, ad essa George Washington
partecipò dapprima col grado di maggiore e poi di
colonnello. In questa occasione già si rivelarono
il suo carattere e la sua abilità militare. Esigeva
dai suoi soldati una disciplina ferrea ed egli stesso dava
per primo l'esempio. In ogni azione combatteva avanti a tutti
dimostrando un coraggio e un sangue freddo stupendi. Durante
una missione militare, Washington aveva fatto conoscenza
con una giovane vedova, bella, intelligente e ricchissima,
di nome Martha Dandridge. In 24 ore si fidanzò con
lei. Cessate le ostilità, egli si congedò e
i due gióvani si sposarono nel gennaio del 1759. Dal
matrimonio non nacquero figli, ma la loro unione fu felicissima.
Washington si stabilì nella sua più grande
tenuta a Mount Vernon che gli aveva lasciata il fratellastro
Lorenzo, morto prima della fine della guerra.
Là egli si dedicò con passione alla amministrazione
delle sue terre interessandosi direttamente della coltivazione,
preoccupato tanto della bontà dei prodotti quanto
delle condizioni di vita dei suoi schiavi che egli voleva
abitassero in case sane, igieniche e provviste dei più necessari
servizi.
LA GUERRA PER L'INDIPENDENZA
II periodo che Washington potè trascorrere nelle sue
amate campagne non fu lungo. Nominato delegato del Consiglio
per la Virginia,egli partecipò alle riunioni dei delegati
delle colonie ed ebbe il comando dell'esercito colonialista.
La guerra che doveva portare all'indipendenza delle colonie
e alla costituzione dell'Unione fu lunga, difficile, con
vittorie alternate ad insuccessi e a sconfitte. Avevano scelto
bene nel Congresso di Filadelfia. Solo un uomo come George
Washington poteva guidare a buon fine una simile impresa.
La sua grandezza risalta potentemente quando si pensi alle
condizioni dell'esercito che doveva comandare e ai tanti
pettegolezzi, tradimenti e incomprensioni di cui era oggetto.
Washington era ricco e poteva vivere felice nella sua fattoria.
Eppure continuò a servire la sua patria perché capiva
che quello era il suo dovere. Impassibile di fronte alle
avversità della guerra che avrebbero sconfortato chiunque,
sdegnando le insinuazioni di uomini invidiosi, incapaci di
vedere le cose più lontane del loro naso, resistette
e lottò più che con i discorsi e le vane ciance,
coi fatti, con l'esempio, con l'onestà del suo agire.
I L PRIMO PRESIDENTE
II 17 settembre 1787 a Filadelfia veniva approvata la Costituzione
da tutti i delegati degli Stati; le tredici colonie si avviavano,
in tal modo, ad iniziare la loro vita indipendente e federativa.
La Costituzione americana venne discussa, preparata e definita
sotto la presidenza di Washington e a lui si deve se essa
fu breve e chiara; nei suoi 7 (solo sette) articoli precisava
soltanto ciò che era indispensabile. Nell'aprile del
1789 il nuovo congresso elesse come suo primo presidente,
com'era logico, Giorgio Washington.
Un altro lavoro assillante, pieno di difficoltà doveva
essere intrapreso. Il nuovo presidente aveva la enorme responsabilità di
tracciare in certo modo la linea di condotta del nuovo Stato,
di interpretare coi fatti ciò che era scritto nelle
leggi. Ogni sua azione e ogni sua interpretazione delle leggi
avrebbero costituito un esempio per i governanti futuri.
Per due volte consecutive egli venne eletto presidente, alle
terze elezioni Washington si ritirò dicendo che ormai
era convinto che la nazione poteva far senza di lui.
GLI ULTIMI ANNI
Dopo 45 anni dedicati ai suoi uffici di soldato, di diplomatico
e di capo del governo, Giorgio Washington si ritirò nella
sua grande tenuta di Mount Vernon a... lavorare, come aveva
sempre fatto. Un giorno, il 12 dicembre 1799, durante la
sua quotidiana cavalcata, l'aria troppo fredda gli causò una
infiammazione in gola che si trasformò quasi subito
in laringite acuta. La malattia gli causò una morte
molto dolorosa per soffocamento. Washington sopportò quest'ultima
prova con rassegnazione. Diede poche istruzioni per i funerali.
Salutò la sua cara moglie e i parenti. La sera del
14 dicembre alle dieci, dichiarò: « Io muoio ».
Si mise a contare le sue pulsazioni, e mentre contava il
suo viso si irrigidì e la mano ricadde inerte. Non
gli mancavano che pochi mesi per compiere sessantotto anni
d'età.
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