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DATI FISICI DEL PIEMONTE

LA POSIZIONE
II Piemonte è la regione più occidentale d'Italia, una delle cinque, con la Valle d'Aosta, la Lombardia, il Trentino-Alto Adige e l'Umbria che non s'affacciano sul mare. Confina con quattro regioni italiane: Val d'Aosta, Lombardia, Liguria, Emilia, e con due stati esteri: Francia e Svizzera.
NESSUNA REGIONE ITALIANA ha un nome « chiaro » come il Piemonte. In genere, i nomi delle nostre regioni hanno origini storiche: Lombardia deriva da Longobardi, il nome dei barbari che la occuparono nel medioevo, Emilia dal nome del console romano Emilio Lepido che fece costruire la via Emilia, Marche dal nome « marca » che avevano i paesi ai confini dell'Impero Carolingio, Sardegna dal popolo dei Sardi, e via dicendo. Il Piemonte, invece, deriva il nqme dalla conformazione fisica del suo territorio: « Pe-demontium » infatti significa « paese a pie dei monti ». Un viaggiatore inglese del secolo scorso, dopo avere visitato il Piemonte, scriveva a proposito di tale nome: « La maggior parte del Piemonte è montuosa e collinosa. Come si spiega che alla regione sia stato dato un nome più appropriato a zona di pianura? ». Non si conosce la risposta che senza dubbio sarà stata fornita all'inglese, ma essa è semplice: perché la pianura e la collina costituiscono la parte più popolata e più ricca, perciò più importante della regione, mentre i monti hanno un'importanza assai minore.
MONTI
Quasi un terzo della superficie del Piemonte si trova oltre i 1 000 metri di altitudine ! In sostanza, il Piemonte è la valle superiore del Po e per questo motivo possiamo definirlo una grande conca montuosa, formata dalle Alpi occidentali (piemontesi). Queste partono dal passo di San Giacomo, alla testata della Val Formazza, e si saldano all'Appennino Ligure alla Bòrmida di Spigno. Questo colossale arco, lungo circa 400 chilometri e largo in taluni punti più di 200, è il più grande bastione montuoso del continente (comprendendo i monti della Valle d'Aosta). La massima elevazione del Piemonte è il Monviso (3 841 metri). Le Alpi piemontesi comprendono le :
Alpi Marittime (si chiamano così perché sono le più vicine al mare) : i passi più importanti sono quelli di Tenda (m 1 870) e della Maddalena o Argenterà (m 1 996) ;
Alpi Cozie (dal nome del re Cozio, signore della contrada al tempo di Augusto) ;
Alpi Graie (dal celtico « cray », roccia) : appartenenti alla Valle d'Aosta, in cui sboccano i passi del Gran San Bernardo (m 2 467) e del Piccolo San Bernardo (m 2 188) ;
Alpi Pennine (dal celtico « penn » che vuoi dire vetta) : il passo più importante è quello del Sempione (m 2005) ; Alpi Lepontine (dai Leponzi, popolo che abitava nelle vicinanze).
LE COLLINE
II Piemonte, a differenza della sua grande sorella, la Lombardia, non è distinto nelle tre zone classiche : fascia alpina, fascia collinare, pianura, perché ha le sue colline raggnippate al centro: le colline del Po, che seguono la sponda destra del fiume da Torino a Casale;
il Monferrato (probabilmente dal latino « mons ferax » cioè monte ferace, fertile), tagliato in due dal Tànaro;
le Langhe, alta zona collinosa fra il Tanaro e il confine con la Liguria (esse appartengono all'Appennino e lo dimostra il fatto che le strade corrono sui dossi, per evitare i fianchi franosi, come accade su tutta la catena appenninica : anzi, nel dialetto locale si dice proprio « andé par langa » col significato di andare per cresta) ; il Canavese (da Cànava, antica località situata presso il fiume Orco) territorio collinare e prealpino fra le Alpi, Ivrea e Chivasso.
LA PIANURA
La pianura, la vera e propria pianura piemontese, che è alluvionale come del resto tutta la Pianura Padana, è assai ridotta : si tratta di circa 6700 chilometri quadrati, che si stendono nelle province di Vercelli e Novara. Un'altra piccola pianura si trova attorno ad Alessandria, e qui si tratta di pianura vera e propria, perché si scende nel punto più basso del Piemonte, m 75 sul livello del mare.
I FIUMI
Una regione addossata per tre lati ai monti deve èssere per forza ricca di acque; e poiché il Piemonte, come s'è visto, è la vallata superiore del Po, tutti i suoi fiumi sono affluenti di questo fiume. I tributari piemontesi di sinistra sono : la Dora Riparia, la Stura, l'Orco, la Dora Bàltea, la Sesia col Cervo. Il Ticino infine segna per un tratto il confine con la Lombardia.
Gli affluenti piemontesi di destra provengono dall'Appennino e sono il Tànaro, che riceve la Bòrmida, e la Scrivia.
A proposito del Tànaro, pochi sanno che il massimo affluente appenninico, migliaia di anni fa, si gettava nel Po 80 chilometri più a monte della sua confluenza attuale, cioè presso Carmagnola. Poi questo fiume lavoratore, col passare del tempo, si scavò un passaggio tra le colline del Monferrato, deviando di parecchio il suo corso.
I LAGHI
II Piemonte, pur essendo, dopo la Sicilia, la più vasta regione d'Italia, non ha laghi di grandi dimensioni. Infatti, il più vasto lago interamente piemontese è quello d'Orta (Cusio) che con i suoi 18,2 chilometri quadrati deve accontentarsi dell'undicesimo posto nella graduatoria dei laghi italiani. Il Lago Maggiore è solo in parte piemontese : la parte orientale è lombarda e l'estremità nord, svizzera. Il secondo lago piemontese per estensione è quello di Viverone, che è posto fra le grandi morene attorno a Ivrea; esso misura 5,8 chilometri quadrati. Non molto lontani da Torino si trovano infine i due laghi di Avigliana, che sono di origine glaciale.
CITTÀ FLUVIALI
Per quanto riguarda le sue città, il Pie monte ha una curiosa caratteristica che potrebbe essere ritenuta un primato : tutte le sue principali città, nessuna esclusa, sono poste lungo il corso di un fiume. Se osserviamo la carta vediamo che Torino e Casale sono sul Po, Alessandria e Asti sul Tànaro,. Novara sull'Agogna, Vercelli sulla Sesia, Cuneo fra il Gesso e la Stura, Biella sul Cervo, Domodossola sul Toce.
Tutte le città del Piemonte sorgono su un fiume.

Economia del piemonte

Come per buona parte delle regioni di più antica industrializzazione, anche in Piemonte l'industria è stata sopravanzata dal terziario (servizi bancari, commerciali, finanziari ecc.) che forniscono quasi la metà dei posti di lavoro.
La popolazione piemontese ammonta all'8% circa di quella italiana; la bassa natalità è stata compensata dal flusso migratorio, soprattutto meridionale e Veneto, a partire dagli anni di più intensa industrializzazione (1960-1970). Il quadro economico è molto articolato. Vaste zone sono caratterizzate da una economia silvo-pastorale (montagna); estese regioni sono ad agricoltura
intensiva specializzata (riso nel Vercellese e nel Novarese), e altre zone sono altamente industrializzate (Torino e provincia). L'agricoltura da soprattutto frumento, mais, riso (la maggior parte della produzione nazionale), patate, barbabietole, ortaggi, frutta e pioppi. I foraggi alimentano un fiorente allevamento bovino e suino. Nelle zone collinari la produzione più tipica è quella dell'uva, da cui si ottengono vini rinomati (Barbera, Barbaresco, Barolo, Nebbiolo ecc). Nell'industria i settori più sviluppati sono il meccanico (soprattutto automobilistico: la Fiat), l'elettronico, il tessile (nel Biellese), il chimico, l'alimentare, il dolciario, il cartario, il grafico-editoriale, quello dell'abbigliamento e del legno. Anche le vie di comunicazione con l'estero sono sviluppate nonostante gli ostacoli frapposti dal sistema alpino.



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aggiornato il 19-07-2011
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