storia della calabria Dalla dominazione romana ai giorni nostri


LA PACIFICA occupazione della Calabria cominciò al principio delI'VIII secolo avanti Cristo Snelle navi provenienti dall'Oriente raggiungevano la costa ionica e la costa tirrenica della Penisola Italica; esse scivolavano lievi nelle più comode insenature del litorale, su cui sbarcavano i più forti figli della Grecia, cioè i Dori.
Gli abitanti del luogo, Osci e Bruzzii, osservavano con curiosità e con timore insieme, dall'alto delle montagne vicine. Quegli stranieri ci sapevano fare; in poco tempo costruirono interi villaggi e templi con colonne di rara bellezza. Essi, comunque, rimanevano concentrati lungo la costa e pareva non avessero intenzione di inoltrarsi nel paese. Ma col passare degli anni, dei decenni, i villaggi divennero vere e proprie città, ricche e fiorenti. A poco a poco Greci si spinsero nel retroterra, ricacciando le popolazioni locali al di là dei monti. I Bruzzii tentarono qualche debole incursione, ma senza ottenere successo su quel popolo tanto potente. I Bruzzii capirono che era meglio farselo amico; così fecero e non ebbero a pentirsi.
UN'EPOCA FELICE
Nel V secolo avanti Cristo la parte estrema della Penisola Italica, corrispondente pressappoco all'attuale Calabria, era dunque una terra ricca e popolosa. Dai porti partivano verso i paesi d'oriente navi cariche di legname, lana, vino e argento; le stesse navi portavano in patria tessuti, oggetti preziosi e candidi marmi da costruzione. La regione fu addirittura chiamata la Magna Grecia, cioè la grande Grecia.
Sulle coste erano sorte beffe e grandiose città: Crotone, Sibari, Metaponto (oggi in Basilicata), Locri, Posidonia (oggi in Campania, chiamata poi Pesto dai Romani), ecc. Si pensi, ad esempio, che Sibari aveva una popolazione di 300 000 abitanti, senza contare i numerosissimi schiavi. Essa era una delle città più ricche e divenne celebre per il lusso eccessivo dei suoi abitanti; il nome di « sibarita » indica appunto una persona ricchissima che conduce una vita di ozio. La città pagò però la sua frivolezza perché venne facilmente conquistata e poi distrutta dalla rivale Crotone.
Verso la metà del IV secolo le rivalità fra le città sorelle fecero terminare quel periodo di prosperità. Lo stesso popolo dei Bruzzii contribuì, ribellandosi contro i dominatori, ad accelerarne la fine. Essi non immaginavano che sul loro territorio non si sarebbe mai più ripetuto un periodo di tale splendore e che per secoli e secoli la loro storia sarebbe stata una serie di invasioni e dominazioni crudeli, un susseguirsi di miserie e di patimenti.
LA DOMINAZIONE ROMANA
All'inizio del III secolo avanti Cristo le legioni romane che già avevano fama di forze temibili presso i popoli italici, giunsero nella impervia regione dei Bruzzii; esse erano impegnate in una importante guerra contro Pirro, alleato della nemica Taranto. Bruzzii, Lucani e Greci, che la paura fece diventare ancora amici, si misero dalla parte di Pirro per contrastare l'avanzata romana. Il risultato fu questo: Roma vinse ugualmente, occupò Taranto e sottomise Bruzzii, Lucani e Greci. I vinti morsero il freno per alcuni anni; ma durante la seconda guerra punica si ribellarono a Roma alleandosi con Annibale. Non l'avessero mal fatto; questa volta la vendetta di Roma fu più pesante; subito dopo la vittoria riportata su Annibale, i Romani incendiarono alcune delle città traditrici, imposero tasse e lasciarono delle truppe a vigilare l'irrequieta regione. Passò circa un secolo e i Bruzzii alzarono ancora la testa; dimostravano di essere un popolo coraggioso; insieme ad altri popoli italici combatterono la « guerra sociale » contro i Romani. Anche quella volta non ci fu nulla da fare. E per sempre. Per alcuni secoli il Bruzzio (che costituiva insieme alla Lucania la III regione italica) non fu che una lontana e quasi dimenticata provincia dell'impero. Esso risentì attenuati i benefìci della ricchezza di Roma e dovette purtroppo sopportare le tristi e terribili vicende delle invasioni che seguirono il crollo dell'Impero Romano.
DAL MEDIOEVO AD OGGI
Molti popoli invasero e dominarono l'Italia nel Medioevo. La Calabria li provò tutti. Nel V secolo vi giunsero i Goti di Teodorico a saccheggiare e a distruggere; seguirono i Longobardi (VII secolo) e, nello stesso periodo, i Bizantini. Mentre Longobar-J di e Bizantini si contendevano i territori della Calabria, come se non bastasse, gli Arabi conquistavano alcune delle più belle città costiere»: All'inizio del primo millennio, i calabresi godettero, un periodo di relativa calma, grazie alla dominazione dei Normanni. Costoro infatti favorirono l'agricoltura e il commercio e portarono un poco di benessere. Ma ciò durò poco. Ai Normanni successero gli Svevi, poi gli Angioini e gli Aragonesi. Questi misero tutto il loro impegno a sfruttare nel miglior modo possibile i già poveri contadini. Lo sfruttamento continuò sotto Francesi e Spagnoli; per colmare la misura, nel frattempo, durante tutto il XVI secolo, vi furono incursioni di pirati saraceni che finirono con lo spogliare i calabresi del poco che ancora rimaneva loro. Nel XVII secolo la sventurata regione non aveva che 400 000 abitanti. Giunsero poi i Borboni che sfruttarono ancora, ma con misura. I calabresi cominciavano a stare un poco meglio, quando nel 1783 un tremendo terremoto portò numerosi lutti e sciagure; poco più di un secolo dopo nuovi terremoti causarono altre rovine. Fra tanta miseria si sviluppò poi la piaga del brigantaggio, che venne in gran parte sanata dal Governo italiano quando la Calabria fu posta sotto la sua sovranità. Oggi, la Calabria è ancora una regione tra le più povere d'Italia.

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aggiornato il 7-06-2012
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