La storia dell' Abruzzo


L'ANNO 91 avanti Cristo. Un messaggiero marsicano corre, a cavallo, attraverso le cupe foreste abruzzesi. La tribù dei Marsi è l'unica che osi sfidare apertamente i decreti di Roma. Sotto la corazza il messaggiero tiene infatti celato un importante messaggio: è l'invito che il suo capo rivolge alle tribù vicine dei Marrucini, dei Peligni, dei Vestini, dei Frentani, affinchè si uniscano a lui contro Roma. Perché 2000 anni fa vi era in Abruzzo tanto odio contro Roma? Era provocato da, un grave motivo di onore: i Romani consideravano questi popoli ancora troppo incivili per poter godere dei diritti che spettavano ai cittadini romani e perciò negavano ad essi la cittadinanza dell'Urbe che dava diritto ad accedere alle cariche pubbliche, alla spartizione dei bottini di guerra e ad essere giudicati con leggi romane. Ricevuto l'appello dei Marsi, le tribù vicine si dichiararono disposte ad affiancarsi nella lotta. I capi si incontrarono a Montepico e fecero solenne giuramento di alleanza. Dopo qualche anno di aspra guerriglia, si venne ad un accordo: i Romani concedevano a quei popoli la cittadinanza, le tribù si impegnavano a non muovere più guerra a Roma.
- Durante l'impero Romano, furono fondate in questi territori nuove città che divennero ben presto fiorenti centri commerciali. Le più importanti furono : Isernia, Boiano, Larino e Aquilonia.
L'imperatore Claudio compì negli Abruzzi una grande opera di bonifica, facendo prosciugare le acque malsane del lago Fucino. Nell'estate del 52 dopo Cristo, quando furono pronti, dopo 11 anni di lavori, i giganteschi impianti per il prosciugamento, l'imperatore Claudio pensò di inaugurarli con una grande naumachia (battaglia navale). Per l'ultima volta alcune navi avrebbero solcato le acque del lago che sarebbe stato definitivamente prosciugato alla fine del combattimento. Furono costruite più di 50 galere, sulle quali combatterono circa 19 000 schiavi. Vennero formate due flotte: una fu detta « flotta dei Siciliani », l'altra « flotta dei Romani ».
Nel giorno fissato, una gran folla si accalcò sulle rive del lago, per assistere al grandioso combattimento navale. La battaglia durò parecchie ore, finché l'imperatore diede un segnale : furono aperte le dighe. Le acque, mediante due giganteschi canali, vennero convogliate nel fiume Liri che scorreva poco lontano dal lago. Ancor oggi, ad Avezzano, si vedono i resti dei due canali. Da questa impresa i contadini del tempo trassero grandi benefici, poiché furono preservati dalle disastrose piene del lago ed ebbero nuove terre da coltivare.
Purtroppo, gli imperatori successivi non si interessarono più di questa opera e non ne curarono la manutenzione, così che, col passare degli anni, il canale si ostruì e divenne inservibile.
Solo nel 1854 la famiglia Torlonia, proprietaria della zona del lago riprese l'antico progetto e fece nuovamente prosciugare il lago. Compiuta l'opera, i Torlonia donarono 2500 ettari di terreno bonificato ai comuni della regione e ne tennero altri 14 000, affidandoli, per la coltivazione, a contadini giunti dagli Abruzzi, dalle Marche e dalla Romagna.
- Le terre d' Abruzzo restarono soggette all'Impero Romano fino all'anno 476; in seguito vennero occupate dai barbari Goti. Le due belle città di Baiano e di Aquilonia vennero spietatamente rase al suolo dagli invasori, perché avevano osato resistere.
Scacciati i Goti, i Longobardi si impadronirono di queste fertili terre e le aggregarono al loro Ducato di Spoleto. Furono i Longobardi a dare alla regione il nome di « Aprutium », dal quale è derivato l'attuale nome di Abruzzo. Nel 773 Carlo Magno occupò questa regione che fu da lui divisa in vari ducati contee e piccoli feudi.
Col passar degli anni, la potenza ed il prestigio di questi grandi feudi decaddero. I Normanni, che si erano già da tempo stabiliti in Sicilia, nel 1140, sotto la guida del loro re Ruggero II, incominciarono a sottrarre ai vari feudi alcuni lembi di territorio. Dopo pochi anni, fattesi più ardite, le truppe di Ruggero II invasero tutta la regione e la unirono al Regno di Sicilia. Così i Normanni divennero i signori delle terre d'Abruzzo ; ad essi successero gli Svevi che, a loro volta, dovettero cedere di fronte ad un nuovo conquistatore: re Carlo d'Angiò. Nella piana di Tagliacozzo si combattè il 23 agosto 1268 una cruentissima battaglia tra il pretendente svevo al trono di Sicilia, Corradino di Svevia e gli Angioini L'esito della battaglia fu favorevole al re Carlo.
Le rovine che ancor oggi si vedono nella piana sono gli avanzi della chiesa di santa Maria della Vittoria, fatta erigere da Carlo d'Angiò, a ricordo della battaglia da lui combattuta e vinta.
- Nel XVI secolo si sostituì alla dominazione angioina la dominazione spagnola. Il fiero popolo abruzzese mal sopportò la nuova tirannia e numerose furono le rivolte che si succedettero. La più grave fu quella scoppiata a L'Aquila nel 1529. Il castello che sorge a L'Aquila fu eretto dagli Spagnoli per alloggiarvi una guarnigione che sorvegliasse la città. Sul portale si leggeva la scritta, ora tolta, che spiegava lo scopo di quel castello :
« Ad reprimendam audaciam Aquilanorum »,
« Per reprimere l'audacia degli Aquilani ».
Ma nonostante le severe misure di repressione adottate dagli Spagnoli, gli Abruzzesi non trascurarono alcuna occasione per ribellarsi. Essendo scoppiata una nuova rivolta, nel 1684, gli Spagnoli decisero di dividere la regione in tre province, per sorvegliarla meglio. Le province ebbero come capoluogo le città di Chieti, Teramo e l'Aquila. Questa divisione continuò ad esistere anche sotto la dominazione austriaca e borbonica. Solo nel 1860, à conclusione dell'impresa dei Mille, l' Abruzzo venne liberato dalle truppe italiane, comandate dal generale Cialdini. Da allora la sua storia segue le vicende delle altre regioni italiane.

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aggiornato il 7-06-2012
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