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Europa

SUPERFICIE

Parte del globo che, con Asia e Africa, costituisce il continente antico, il maggiore della Terra A Est il confine con l’Asia è fissato lungo la catena degli Urali e il corso del fiume Ural, dal mar di Kara al Caspio; di qui piega a Ovest, verso il mar d’Azov e il mar Nero, lungo la depressione percorsa dai fiumi Kuma e Manic (alcuni geografi pongono il confine più a Sud, lungo la catena del Caucaso). Il limite sud-orientale del continente attraversa lo stretto del Bosforo, il mar di Marmara, i Dardanelli e piega poi a Sud, tra la costa anatolica e le isole greche dell’Egeo. Il confine meridionale è determinato dal Mediterraneo: passa a Sud di Creta, di Malta, delle isole Pelagie e attraverso lo stretto di Sicilia e lo stretto di Gibilterra, dove la distanza tra Europa e Africa è di soli 14,5 km. I confini occidentali e settentrionali sono dati rispettivamente dall’oceano Atlantico e dal mar Glaciale Artico. Alcuni territori, non strettamente europei sul piano geografico-geologico, vengono considerati tali per le affinità etnico-linguistiche e storiche col continente: gli arcipelaghi del mar Glaciale Artico (Novaja Zemlja, Terra di Francesco Giuseppe, isole Svalbard), l’Islanda, le Azzorre, Madeira. Alcuni geografi tendono inoltre a includere nel continente europeo anche le Canarie, l’isola di Cipro e la parte asiatica della Turchia. Comprendendo l’Islanda, le Azzorre e le isole greche dell’Egeo ed escludendo Canarie, Madeira, Cipro e Anatolia, l’Europa ha un’estensione totale di 10395783 km², risultando il più piccolo continente del globo dopo l’Oceania (1/15 delle terre emerse). Il continente si estende in latitudine da 71° 08’ nord (capo Nordkinn, Norvegia) a 36° sud (punta Marroqui, Spagna) e in longitudine da 68° 05’ est (costa ovest del mare di Kara, Fed. Russa) a 9° 30’ ovest (cabo da Roca, Portogallo). Comprendendo anche le isole, in latitudine da 81° nord (isola Sju Øyan) a 34° 57’ nord (isola di Gaúdos, a sud di Creta) e in longitudine a 24° 15’ ovest (capo Bjargtangar, Islanda).


CLIMA

L’Europa è situata nella zona temperata e presenta variazioni climatiche legate alla latitudine, all’andamento dei rilievi e alla circolazione delle correnti marine e aeree. Le estreme regioni settentrionali del continente sono caratterizzate da un clima subartico, con temperature basse tutto l’anno, suolo perennemente gelato e precipitazioni modeste, per lo più nevose; la vegetazione è quella bassa caratteristica della tundra (betulla nana, arbusti, muschi e licheni). Condizioni climatiche analoghe hanno i territori posti a quote elevate (Alpi e Carpazi), che tuttavia rappresentano una porzione modesta della superficie continentale. Il resto d’Europa può essere suddiviso in tre grandi regioni bioclimatiche: continentale, atlantica e mediterranea. La regione bioclimatica continentale si estende su gran parte d’Europa., essendone escluse solo le fasce costiere atlantiche e le penisole meridionali. Vi si può distinguere un clima continentale freddo, oltre 60° di latitudine, un clima continentale temperato, su gran parte dell’E. centrale, e un clima continentale arido, nelle aree a ridosso del mar Nero e del Caspio


 

ECONOMIA

Presa nel suo complesso, l’ Europa può essere considerata l’area maggiormente sviluppata del mondo, anche se le notevoli disomogeneità esistenti tra le diverse regioni rendono difficile un panorama generale. Si consideri inoltre che per l’economia della Fed. Russa, la maggiore tra le nazioni continentali europee, hanno un ruolo fondamentale le risorse della sua enorme porzione asiatica. Dalla fine della 2ª guerra mondiale l’Europa è stata divisa in due blocchi, differenziati per sistema politico, organizzazione socio-economica, tenore di vita e scelte di sviluppo. I paesi dell’Europa orientale (URSS, RDT, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, riuniti nel Comecon, più Iugoslavia e Albania), pur con le dovute distinzioni, sono stati gestiti fino al 1989-90 secondo una economia pianificata di tipo socialista. Questo sistema tendeva a una più diffusa uguaglianza sociale e allo sviluppo di attività produttive attraverso il controllo dello stato, ma si è rivelato inefficace e generatore di un immenso apparato burocratico e parassitario. I paesi dell’Europa occidentale hanno seguito un’economia di mercato, sia pure con una presenza significativa del settore pubblico. Il crollo dei regimi socialisti all’Est ha provocato una profonda trasformazione dei modelli economici di quei paesi che hanno adottato, sia pure in forme e tempi diversi, l’economia di mercato rivolgendosi con attenzione al modello rappresentato dall’ Unione europea.


POPOLAZIONE

L’ Europa è una delle aree del mondo più fittamente popolate con una densità di 68 ab./km² e una popolazione totale che supera i 700 milioni di ab. Il suo tasso di crescita invece è vicino allo zero, così che il peso relativo dell’E. tra i continenti va riducendosi: se all’inizio del XX secolo l’E. raccoglieva il 25% dell’umanità, alla fine dello stesso secolo ne conta poco più del 10%.La crescita annua è in costante riduzione, raggiungendo valori bassissimi anche in paesi tradizionalmente prolifici come l’Italia e la Spagna. Il tasso di fecondità è ovunque inferiore al valore minimo di riproduzione della popolazione con le sole eccezioni dell’Albania e della Macedonia. Il tasso di mortalità infantile, che è invece legato alla qualità della vita e dei servizi socio-sanitari, mostra ancora un’E. divisa in due: da una parte l’Europa occidentale con valori intorno ai minimi mondiali (3-5%°), dall’altra l’Europa orientale che presenta valori ben più alti, con massimi (ca 40-50%°) in Albania e Bosnia-Erzegovina. Il tasso di urbanizzazione è mediamente elevato (68%), con valori massimi in Belgio (97,2%) e punte minime in Portogallo (37%). Le aree più settentrionali e le zone più elevate dei rilievi sono quasi disabitate; poco numerosa la popolazione delle aree a prevalente economia agricola, mentre le zone industrialmente sviluppate, che occupano 1/4 ca del territorio, concentrano i 2/3 della popolazione totale. Sono più di 50 le città che, con gli agglomerati urbani, contano più di 1 milione di ab.; tra esse emergono le conurbazioni di Parigi (oltre 9 milioni di ab.), Londra (7 milioni di ab.), Ruhr-Renania (Dortmund, Essen, Düsseldorf, Duisburg, Solingen e numerosi centri minori), il Randstad Holland (città-anello, comprendente gli agglomerati di Amsterdam, L’Aia, Rotterdam e Utrecht), Mosca (quasi 9 milioni di ab.), Madrid, San Pietroburgo, Berlino, Istanbul, Roma. L’Europa ha conosciuto dal sec. XIX un consistente flusso migratorio interno dalle aree depresse del Mediterraneo verso i centri industriali dell’Europa centro-settentrionale (spec. Belgio, Francia, Germania). A partire dagli anni ’80 tale flusso si è praticamente esaurito, mentre se ne è sviluppato un altro ben più consistente che interessa gran parte del continente e che è alimentato sia dai paesi dell’Europa orientale sia dalle regioni del Maghreb e dell’Africa occidentale, dall’Anatolia, dall’Asia meridionale, dall’America latina. Si tratta di lavoratori che trovano impieghi precari a bassa qualificazione suscitando rilevanti problemi sociali nei paesi che li ospitano. Il 90% della popolazione parla lingue della famiglia indoeuropea, distinte in vari ceppi: slavo (il più esteso: russo, polacco, ceco, bulgaro, serbo-croato), germanico (inglese, tedesco, neerlandese, lingue scandinave), neolatino (italiano, francese, spagnolo, portoghese, romeno, reto-romancio, ladino), baltico (lituano, lettone), gaelico (irlandese, gallese), greco e albanese. Appartengono invece alla famiglia uralo-altaica le lingue: ugro-finniche, suddivise in finni (finlandese, estone) e magiare (ungherese); turco-tatare; dei calmucchi e dei kirghisi. Non appartiene alla famiglia indo-europea il basco. Preminente la religione cristiana (cattolica, ortodossa e chiese evangeliche o protestanti), affiancata dall’ebraica e dall’islam.

STORIA

L’uomo comparve in Europa all’inizio del quaternario, quando Asia e Africa erano già popolate.Verso il 4000 a.C. popolazioni provenienti dall’Asia Minore e dall’Egitto introdussero l’agricoltura nel continente europeo, sino ad allora abitato da comunità di cacciatori. Al termine dell’età della pietra (ca 2300 a.C.) si formarono civiltà megalitiche (sicana, basca, irlandese, nuragica), influenzate da credenze religiose originarie del Mediterraneo sud-orientale, probabilmente introdotte dagli iberi provenienti dal Caucaso. Nel II mill. a.C. l’arrivo degli indo-europei (medi, persiani, hyksos, celti, gaelici, liguri, germani) aprì la fiorente età del bronzo, culminata con la nascita della civiltà greca e con lo stanziamento dei celti nell’area centro-continentale. La successiva età del ferro (1000-500 a.C.) fu caratterizzata dal sorgere della civiltà di Hallstatt, che estese l’uso del metallo alle aree celtiche. Il progresso economico e culturale del continente ebbe inizio con l’affermarsi della potenza romana (sec. III a.C.) che nel corso di quattro secoli creò un esteso dominio, unificando il mondo mediterraneo con quello centro-continentale ( Roma). La diffusione del cristianesimo, le continue infiltrazioni di popolazioni germaniche e di nomadi delle steppe e la crisi economica minarono le basi dell’impero: l’area occidentale decadde progressivamente e, dopo la caduta dell’impero romano d’occidente (476), si suddivise nei cosiddetti regni romano-barbarici, mentre l’area orientale mantenne la propria unità sotto il controllo di Costantinopoli. L’espansione araba nel Mediterraneo (sec. VIII) e l’ascesa della potenza franca all’interno del continente modificarono l’assetto politico-culturale europeo. Nel sec. IX Carlo Magno fondò il Sacro Romano Impero, con il duplice intento di continuare la tradizione latina e di promuovere la cristianizzazione delle aree nord-orientali. Nel sec. X l’anarchia feudale seguita al frazionamento del dominio carolingio non fu in grado di arrestare la penetrazione di popolazioni da settentrione (normanni, vichinghi) e da oriente (polacchi, bulgari, ungari), che, convertitesi al cristianesimo, entrarono nell’orbita romano-germanica. L’incremento demografico registratosi dopo il 1000, in connessione con la rivoluzione agraria e con l’espansione delle manifatture e dei commerci, favorì il diffondersi della civiltà comunale (penisola italiana, Fiandre, area tedesca). La situazione politica divenne ancor più complessa per l’intrecciarsi delle lotte fra sovrani e feudalità (Francia, Inghilterra), fra papato e impero (lotta per le investiture, 1073-1122) e fra i comuni italiani. Il consolidarsi del potere temporale della chiesa si oggettivò in un vasto movimento anti-islamico che portò alla reconquista spagnola e alle crociate. Nell’Europa orientale si costituirono il regno d’Ungheria e il principato di Kiev, base del futuro impero russo. Fra i sec. XV e XVI, dopo la crisi economica e demografica del sec. XIV, l’Europa fu investita da un notevole processo di rinnovamento culturale (umanesimo, riforma protestante) e politico (inizio delle guerre egemoniche fra le monarchie inglese, francese e spagnola, guerre di religione). Inoltre la conquista turca di Costantinopoli (1453) e la scoperta del continente americano (1492) spostarono l’asse commerciale dal Mediterraneo all’Atlantico. L’assunzione da parte di Carlo V sia della corona spagnola che imperiale e la vittoriosa guerra (1521-59) contro la Francia segnarono il trionfo della Spagna, che mantenne la supremazia in Europa per tutto il secolo, nonostante l’ostilità dell’Inghilterra di Elisabetta I. La guerra dei Trent’anni (1618-48) gettò le basi della potenza francese che culminò sotto il regno di Luigi XIV (1661-1715), mentre col trattato di Utrecht (1713) l’Inghilterra conseguiva l’egemonia marittima. Fra i sec. XVII e XVIII si registrò un notevole rinnovamento in tutti i settori: nacquero la scienza moderna (G. Galilei, I. Newton), il pensiero politico liberale (J. Locke) e la filosofia illuminista (Voltaire, J.J. Rousseau). Significativi il ruolo e il rinnovamento dei grandi stati: nel 1688 l’Inghilterra divenne compiutamente una monarchia costituzionale, Pietro il Grande (1689-1725) in Russia, Federico II (1740-86) in Prussia, Maria Teresa (1740-80) in Austria intrapresero una vasta politica di riforme. L’ultimo decennio del sec. XVIII fu caratterizzato dalla rivoluzione francese (1789-94) e dalla formazione dell’impero napoleonico (1804-14) attraverso il quale gli ideali rivoluzionari attecchirono sul continente, nonostante la restaurazione attuata dal congresso di Vienna (1814-15). Il sec. XIX fu caratterizzato dalla lotta fra forze liberali, sostenitrici dell’ideale di nazionalità, e regimi conservatori (impero asburgico, Prussia, impero russo) che culminò nelle rivoluzioni in tutta E. del 1848-49 e portò alla formazione del regno d’Italia (1861) e dell’impero tedesco (1871). Nella 2ª metà del sec. XIX la concorrenza economica fra le potenze europee, accentuata dalla diffusione della rivoluzione industriale e dalla corsa imperialistica alla colonizzazione di Asia e Africa, e la crisi balcanica, dovuta allo sfaldamento dell’impero ottomano, ruppero l’equilibrio politico europeo sfociando nella 1ª guerra mondiale (1914-18). La sconfitta degli imperi austro-ungarico, tedesco e ottomano portò al ridimensionamento della Germania e alla creazione di nuovi stati indipendenti (Iugoslavia, Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia); l’impero russo fu travolto dalla rivoluzione dell’ottobre 1917 che segnò la nascita dell’URSS; i debiti di guerra, contratti dai paesi europei verso gli USA, spostarono l’asse economico mondiale oltre oceano. La crisi post-bellica favorì il consolidarsi di regimi totalitari in Italia (1922), Portogallo (1926), Germania (1933) e Spagna (guerra civile, 1936-39). Il rapido riarmo tedesco e le conseguenti annessioni dell’Austria e della Cecoslovacchia (1938) prepararono l’attacco nazista alla Polonia (1.9.1939) che fu la scintilla della 2ª guerra mondiale. All’asse italo-tedesco si oppose la tenace resistenza britannica, dopo la rapida capitolazione francese (6.1940). L’estendersi del conflitto (attacco tedesco all’URSS, 1941) e la politica hitleriana di sterminio sconvolsero l’intero continente a eccezione di pochissimi paesi (Spagna, Portogallo, Svezia, Svizzera). Dopo il 1945 la cortina di ferro, la spartizione della Germania in due stati (RFT e RDT), la stipulazione di alleanze militari (patto atlantico, patto di Varsavia) sono divenuti cardini dell’equilibrio europeo incentrato sul bipolarismo USA-URSS. A partire dal 1985-86 si è manifestato un rinnovamento politico e culturale che ha contribuito all’avvicinamento Est-Ovest e si è giunti nel 1989 al ritiro delle truppe sovietiche dall’Ungheria e all’abbandono dell’egemonia dei partiti comunisti, seguito da radicali mutamenti politico-sociali in senso democratico in tutta l’area dei paesi socialisti, fino alla riunificazione tedesca (3.10.1990) e alla disgregazione dell’URSS (1991). Il processo di riconversione al capitalismo nei paesi dell’Est ha determinato profondi rivolgimenti dovuti alla riduzione generalizzata del tenore di vita (annullamento del sistema di sicurezza sociale, disoccupazione, inflazione, corruzione) e all’affermazione di una nuova classe dirigente. Nei vari paesi si sono affermati regimi più o meno democratici, con il manifestarsi di tensioni giunte allo scontro armato (Albania 1991, 1997). La Iugoslavia ha perso la sua coesione con la formazione di nuove entità statali (Slovenia, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Macedonia) e l’apertura di una drammatica guerra civile (1991-95) che ha reso la regione un focolaio permanente di crisi (Kosovo, 1999; Macedonia, 2001). Differenti prospettive di sviluppo hanno determinato la riapertura di antiche contrapposizioni nazionali che hanno portato alla separazione della Cecoslovacchia (1993). Anche all’Ovest restano attive tensioni nazionaliste (Irlanda del Nord, Paesi Baschi) o localiste, come quella che ha portato alla trasformazione in senso federale del Belgio (1993). D’altra parte il lungo processo di integrazione europea, iniziato a livello economico (CECA, 1951) e proseguito con la CEE (fondata nel 1957 da sei paesi poi via via allargatasi a 15 membri) è progredito sul piano politico con l’elezione diretta del parlamento europeo di Strasburgo (1979), l’allargamento della CSCE e la sua trasformazione in OSCE (1994) e con il processo di unione economica e monetaria deciso a Maastricht nel 1992, con la trasformazione della CEE in Unione europea, con l’adozione di una moneta unica, l’euro, nel 1999.


CITTA' PIU' POPOLOSA

la città più popolosa dell' Europa è Parigi 11.000.000 ab.circa


FIUME PIU' LUNGO

Il fiume più lungo dell' Europa è Il volga 3530 Km


MONTE PIU' ALTO

Il monte più alto dell' Europa è Monte bianco 4810 mt


 
 
 

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aggiornato il 13-05-2013
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