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Storia della Bosnia Erzegovina: dalle origini agli accordi di Dayton

La storia della Bosnia Erzegovina attraversa oltre un millennio di dominazioni, incontri culturali e conflitti: dal regno medievale alla conquista ottomana, dall'Impero austro-ungarico alla Jugoslavia, fino all'indipendenza del 1992, alla guerra e agli accordi di Dayton del 1995 che hanno definito l'attuale assetto istituzionale del Paese.

In breve • Storia della Bosnia ed Erzegovina

Bosnia ed Erzegovina: una storia tra imperi, popoli e confini

La Bosnia ed Erzegovina occupa da secoli una posizione di frontiera tra Europa centrale, Mediterraneo e Balcani. Dopo l'arrivo delle popolazioni slave nel VI e VII secolo, il territorio conobbe differenti influenze politiche fino alla formazione di uno Stato bosniaco medievale, divenuto regno nel 1377. La conquista ottomana del XV secolo aprì una fase durata oltre quattrocento anni e favorì la graduale diffusione dell'Islam accanto alle comunità cristiane. Nel 1878 il territorio passò sotto amministrazione austro-ungarica e nel 1908 fu formalmente annesso all'Impero. L'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo nel 1914 divenne il detonatore della Prima guerra mondiale. Nel Novecento la Bosnia entrò nella Jugoslavia, prima monarchica e poi socialista. La dissoluzione jugoslava portò all'indipendenza nel 1992 e a una guerra devastante, conclusa nel 1995 con gli accordi di Dayton.

Le origini e la Bosnia medievale

Tra il VI e il VII secolo popolazioni slave si stabilirono progressivamente nei Balcani occidentali, mescolandosi alle comunità già presenti. Nei secoli successivi l'area dell'attuale Bosnia ed Erzegovina rimase esposta all'influenza di diversi centri di potere, tra cui Bisanzio, i principati serbi, il Regno di Croazia e soprattutto il Regno d'Ungheria.

È però inesatto descrivere la Bosnia medievale soltanto come un territorio passato alternativamente dalla Serbia alla Croazia. A partire dal Medioevo centrale emerse infatti una formazione politica bosniaca sempre più autonoma. Il Banato di Bosnia acquisì crescente importanza tra il XII e il XIV secolo e raggiunse uno dei momenti di maggiore potenza sotto Tvrtko I Kotromanić.

Nel 1377 Tvrtko I fu incoronato re e nacque formalmente il Regno di Bosnia. Durante il suo regno il territorio bosniaco si estese notevolmente, arrivando a comprendere aree dell'Adriatico e dei Balcani occidentali. Dopo la sua morte, tuttavia, le rivalità tra le grandi famiglie nobiliari e la crescente pressione dell'Impero ottomano indebolirono progressivamente il regno.

La conquista ottomana e la diffusione dell'Islam

Nel 1463 l'Impero ottomano conquistò gran parte del Regno di Bosnia, ponendo fine alla monarchia medievale. La regione dell'Erzegovina resistette più a lungo, ma entro la fine del XV secolo anche gran parte di essa entrò stabilmente nell'orbita ottomana.

Il dominio ottomano modificò profondamente la società, l'amministrazione e il paesaggio urbano. Sarajevo, Mostar, Travnik e numerosi altri centri si svilupparono grazie alla costruzione di moschee, ponti, mercati, caravanserragli, scuole religiose e opere pubbliche. Le vie commerciali misero inoltre la Bosnia in comunicazione con Istanbul, l'Adriatico e le altre province balcaniche dell'Impero.

Durante questi secoli una parte consistente della popolazione locale si convertì gradualmente all'Islam. Il processo non avvenne in un unico momento e non cancellò le precedenti comunità religiose: cattolici, ortodossi, musulmani e, dopo l'espulsione degli ebrei dalla penisola iberica, anche comunità ebraiche sefardite contribuirono alla complessa identità culturale della regione.

Dall'Impero ottomano all'Austria-Ungheria

Nel corso dell'Ottocento l'Impero ottomano attraversò una lunga fase di crisi e i movimenti nazionali si rafforzarono in tutta la penisola balcanica. Anche la Bosnia ed Erzegovina fu interessata da tensioni politiche e rivolte, in particolare dall'insurrezione iniziata in Erzegovina nel 1875.

La situazione cambiò radicalmente con il Congresso di Berlino del 1878. Le potenze europee autorizzarono l'Austria-Ungheria a occupare e amministrare Bosnia ed Erzegovina, che formalmente continuarono ancora per alcuni decenni a essere considerate sotto sovranità ottomana.

L'amministrazione austro-ungarica introdusse nuove infrastrutture, ferrovie, edifici pubblici e un apparato burocratico modellato sull'Europa centrale. Sarajevo cambiò rapidamente volto e alla precedente architettura ottomana si affiancarono quartieri ed edifici di gusto mitteleuropeo.

Nel 1908 l'Austria-Ungheria procedette all'annessione formale della Bosnia ed Erzegovina. La decisione provocò una grave crisi diplomatica internazionale e alimentò ulteriormente il nazionalismo serbo e slavo-meridionale, soprattutto tra i gruppi che auspicavano l'unificazione dei popoli slavi della regione.

L'attentato di Sarajevo e la Prima guerra mondiale

Il 28 giugno 1914 l'arciduca Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este, erede al trono austro-ungarico, e sua moglie Sofia furono assassinati a Sarajevo da Gavrilo Princip, giovane nazionalista serbo-bosniaco legato all'ambiente rivoluzionario slavo-meridionale.

L'attentato non fu l'unica causa della Prima guerra mondiale, ma ne rappresentò il detonatore immediato. La crisi diplomatica che seguì portò l'Austria-Ungheria a dichiarare guerra alla Serbia il 28 luglio 1914; il sistema delle alleanze europee trasformò rapidamente il conflitto balcanico in una guerra continentale e poi mondiale.

La Bosnia nella Jugoslavia tra le due guerre

Con la sconfitta e la dissoluzione dell'Impero austro-ungarico nel 1918, Bosnia ed Erzegovina entrarono nel nuovo Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, che nel 1929 assunse il nome di Regno di Jugoslavia.

La nuova monarchia riuniva popolazioni con religioni, identità nazionali e tradizioni storiche differenti. La Bosnia mantenne la propria particolare composizione multietnica, ma fu coinvolta nelle forti tensioni politiche che caratterizzarono la Jugoslavia tra le due guerre, soprattutto nei rapporti fra centralismo monarchico e aspirazioni autonomiste delle diverse comunità nazionali.

La Seconda guerra mondiale

Nell'aprile del 1941 la Jugoslavia fu invasa dalle potenze dell'Asse e rapidamente smembrata. Il territorio della Bosnia ed Erzegovina venne incorporato nello Stato Indipendente di Croazia, uno Stato fantoccio guidato dal movimento ustascia e sostenuto dalla Germania nazista e dall'Italia fascista.

Questa fase fu segnata da persecuzioni, deportazioni e massacri contro serbi, ebrei, rom e oppositori politici, oltre che da sanguinosi scontri tra ustascia, cetnici, forze dell'Asse e partigiani jugoslavi. Proprio la Bosnia divenne uno dei principali teatri della resistenza partigiana guidata da Josip Broz Tito.

La guerra lasciò profonde ferite nella società bosniaca, dove appartenenza nazionale, religione e orientamento politico si sovrapposero spesso in un conflitto particolarmente complesso e violento.

La Bosnia nella Jugoslavia socialista

Dopo la vittoria dei partigiani e la nascita della Jugoslavia socialista, dal 1946 la Repubblica Socialista di Bosnia ed Erzegovina divenne una delle sei repubbliche della federazione jugoslava insieme a Serbia, Croazia, Slovenia, Macedonia e Montenegro.

La politica federale di Tito cercò di contenere i nazionalismi attraverso un equilibrio tra le diverse repubbliche e il principio della convivenza fra i popoli jugoslavi. La Bosnia, caratterizzata da una popolazione composta principalmente da musulmani bosniaci, serbi e croati, rappresentava più di altre repubbliche il carattere multietnico della federazione.

Nel secondo dopoguerra il Paese conobbe industrializzazione, urbanizzazione e importanti trasformazioni sociali. Sarajevo divenne uno dei principali centri culturali della Jugoslavia e nel 1984 ospitò i XIV Giochi olimpici invernali, evento che mostrò al mondo un'immagine moderna e cosmopolita della città.

La morte di Tito nel 1980, la crisi economica degli anni Ottanta e l'indebolimento delle istituzioni federali favorirono però il ritorno dei nazionalismi. Tra la fine degli anni Ottanta e l'inizio degli anni Novanta le tensioni crebbero rapidamente in tutta la Jugoslavia.

L'indipendenza e la guerra in Bosnia del 1992-1995

Dopo le dichiarazioni d'indipendenza di Slovenia e Croazia, anche la Bosnia ed Erzegovina fu costretta a confrontarsi con la dissoluzione della federazione jugoslava. Il 29 febbraio e il 1º marzo 1992 si svolse un referendum sull'indipendenza. La maggioranza dei votanti si espresse a favore, mentre gran parte della popolazione serbo-bosniaca boicottò la consultazione.

Nel marzo 1992 la Bosnia ed Erzegovina proclamò la propria indipendenza e nell'aprile successivo ottenne il riconoscimento internazionale. Quasi contemporaneamente il Paese precipitò in un conflitto che coinvolse l'esercito della Repubblica di Bosnia ed Erzegovina, le forze serbo-bosniache e quelle croato-bosniache, con un'importante partecipazione politica e militare degli Stati vicini.

La guerra assunse presto caratteristiche particolarmente brutali. Intere aree furono sottoposte a operazioni di pulizia etnica, accompagnate da espulsioni forzate, massacri, campi di detenzione, violenze sessuali e distruzione sistematica di abitazioni ed edifici religiosi. Sebbene crimini contro i civili siano stati commessi da appartenenti a tutte le principali parti in conflitto, molte delle più vaste campagne di espulsione furono condotte dalle forze serbo-bosniache nei territori conquistati.

L'assedio di Sarajevo e il genocidio di Srebrenica

Sarajevo divenne uno dei simboli della guerra. Dal 1992 al 1995 la capitale rimase sottoposta a un lunghissimo assedio da parte delle forze serbo-bosniache. Bombardamenti e colpi dei cecchini colpirono ripetutamente quartieri residenziali, mercati, strade e infrastrutture, trasformando la vita quotidiana della popolazione civile in una continua lotta per la sopravvivenza.

L'episodio più grave avvenne nel luglio 1995 a Srebrenica, enclave che le Nazioni Unite avevano dichiarato area protetta. Dopo la conquista della città da parte delle forze serbo-bosniache comandate dal generale Ratko Mladić, circa 8.000 uomini e ragazzi bosgnacchi furono sistematicamente uccisi.

Il massacro di Srebrenica è stato successivamente riconosciuto come genocidio dal Tribunale penale internazionale per l'ex Jugoslavia e dalla Corte internazionale di giustizia ed è considerato il più grave massacro compiuto in Europa dopo la Seconda guerra mondiale.

Gli accordi di Dayton e la fine della guerra

Durante il 1995 l'equilibrio militare cambiò. Le offensive delle forze bosniache e croate, unite alla pressione diplomatica internazionale e agli attacchi aerei della NATO contro obiettivi serbo-bosniaci, favorirono l'apertura di negoziati di pace.

Le trattative si svolsero nella base aerea di Wright-Patterson, nei pressi di Dayton, in Ohio. Il 21 novembre 1995 le parti raggiunsero il General Framework Agreement for Peace in Bosnia and Herzegovina, comunemente conosciuto come accordi di Dayton. L'intesa venne poi formalmente firmata a Parigi il 14 dicembre 1995.

Gli accordi posero fine alla guerra mantenendo la Bosnia ed Erzegovina come Stato sovrano e internazionalmente riconosciuto, ma organizzandola in due entità principali: la Federazione di Bosnia ed Erzegovina e la Republika Srpska. Fu inoltre stabilito un articolato sistema istituzionale con una presidenza collegiale e organismi comuni dello Stato.

Dayton riuscì nell'obiettivo immediato di interrompere il conflitto, ma lasciò in eredità una struttura politica estremamente complessa. L'attuale Bosnia ed Erzegovina è quindi il risultato di una lunga successione di civiltà, imperi, identità e trasformazioni politiche, ma anche delle profonde conseguenze lasciate dalla dissoluzione della Jugoslavia e dalla guerra degli anni Novanta.

Box finale • Date fondamentali

Le date chiave della storia della Bosnia ed Erzegovina

  • 1377

    Tvrtko I viene incoronato re: il Banato di Bosnia diventa un regno e raggiunge uno dei momenti di maggiore potenza della sua storia medievale.

  • 1463

    L'Impero ottomano conquista gran parte del Regno di Bosnia, aprendo una dominazione destinata a durare per oltre quattro secoli.

  • 1878

    Il Congresso di Berlino assegna all'Austria-Ungheria il diritto di occupare e amministrare Bosnia ed Erzegovina, formalmente ancora sotto sovranità ottomana.

  • 1908

    L'Austria-Ungheria annette formalmente Bosnia ed Erzegovina, provocando una grave crisi diplomatica nei Balcani.

  • 28 giugno 1914

    A Sarajevo vengono assassinati l'arciduca Francesco Ferdinando e sua moglie Sofia: l'attentato diventa il detonatore della Prima guerra mondiale.

  • 1941–1945

    Dopo l'invasione della Jugoslavia da parte dell'Asse, Bosnia ed Erzegovina viene incorporata nello Stato Indipendente di Croazia e diventa uno dei principali teatri della guerra partigiana.

  • 1992

    Il referendum del 29 febbraio e 1º marzo apre la strada all'indipendenza della Bosnia ed Erzegovina; poche settimane dopo inizia la guerra che devasterà il Paese.

  • 1995

    Dopo il genocidio di Srebrenica e l'intensificarsi della pressione internazionale, gli accordi di Dayton pongono fine alla guerra e definiscono l'assetto istituzionale della Bosnia ed Erzegovina contemporanea.

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