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La più vasta delle sette parti del mondo. Forma con l’Europa il continente eurasiatico, che costituisce a sua volta, con l’Africa, il continente antico. La massa continentale asiatica si estende da 77°40’ Nord (capo Celjuskin, Siberia) a 1°16’ Nord (capo Buru, Singapore) e da 26°5’ Est (capo Baba, costa turca del mar Egeo) a 169°40’ Ovest (capo Deznëva, sullo stretto di Bering); comprendendo le isole, l’estensione in latitudine è maggiore: da 81°55’ Nord (Terra del Nord) a 11° Sud (isola Roti). La superficie è di 44393471 km² (acque interne comprese).


CLIMA

Il continente può essere schematicamente diviso in 7 fasce climatiche, da nord a sud polare, subpolare, continentale, nivale di montagna, subtropicale, tropicale ed equatoriale. La zona polare è caratterizzata da clima artico e il suolo è quasi sempre ricoperto di neve e soggetto al permafrost; la fascia subpolare (Siberia) ha clima continentale freddo, con inverni lunghi e rigidi (polo del freddo, -71 °C, a Ojmjakon), estati brevi e tiepide e discreta piovosità (soprattutto a ovest ). La zona continentale, centrale, è caratterizzata da forti escursioni termiche annuali e scarsa piovosità, quasi nulla sugli aridi altipiani interni e nei deserti; verso est le condizioni vengono mitigate dall’influsso oceanico. Il clima nivale, tipico dell’alta montagna, interessa le parti più elevate del rilievo e si innesta nella zona continentale, separandola nettamente dalle fasce meridionali. La zona subtropicale (pianura indo-gangetica, Cina sud-orientale, Giappone meridionale) presenta inverni temperati e asciutti, estati calde con abbondanti piogge (12000 mm annui nello stato di Meghalaya, India) legate al ciclo dei monsoni (da giugno-luglio a settembre-ottobre). Nella fascia tropicale (penisola arabica, Deccan, penisola indocinese) il clima è caldo durante tutto l’anno, con piogge monsoniche estive limitate alle regioni a est dell’Indo. La fascia equatoriale comprende la penisola malese, l’arcipelago indonesiano e, in parte, quello filippino, con un clima caldo-umido (oltre 2000 mm annui di pioggia, temperatura costante di 26-28 °C). Un clima temperato, oltre che a ovest, lungo le coste del Mediterraneo orientale, è presente anche a est , in alcune parti dell’arcipelago giapponese.


ECONOMIA

L'asia è stata a lungo caratterizzata da condizioni generali di sottosviluppo economico e arretratezza produttiva, sia pure con importanti eccezioni (ex URSS, Giappone, Singapore, Israele). Negli ultimi decenni del XX secolo, alcune aree dotate di grandi potenzialità, soprattutto in termini di risorse naturali, hanno potuto accumulare capitali sufficienti per avviare cospicui processi di sviluppo (come i paesi esportatori di petrolio dell’Asia occidentale). In altre aree, dove le potenzialità erano e sono costituite dalla disponibilità di abbondante manodopera a basso costo in un quadro politico stabile, lo sviluppo è stato innescato dagli investimenti esteri (in particolare giapponesi e statunitensi): così Corea del Sud, Taiwan, Thailandia, Malaysia, e più recentemente Indonesia e Vietnam, sono stati protagonisti di una straordinaria crescita economica, non sorretta però da solide basi finanziarie e quindi più soggetta a crisi congiunturali. La Cina, che sta seguendo lo stesso modello di sviluppo, costituisce un fenomeno a sé stante per le sue dimensioni, che ne fanno anche uno straordinario mercato per i beni di consumo.


LA POPOLAZIONE

L’Asia è il continente più popolato con circa 3700000000 ab. (oltre il 60% della popolazione mondiale), di cui ca. 1,26 miliardi in Cina e ca. 1 miliardo in India; la densità media è di 82 ab./km². La distribuzione è assai disomogenea: le aree più popolate sono quelle monsoniche, l’India, l’Indocina, la Cina orientale, Taiwan, la Corea del Sud e il Giappone; la punta di massima densità si registra a Singapore (oltre 5600 ab./km²). All’estremo opposto, la Siberia, la Mongolia, le steppe e i deserti centro-occidentali, le alte catene montuose, l’altopiano del Tibet e l’interno della penisola arabica sono disabitati (meno di 1 ab./km²). Pur prevalendo l’insediamento rurale, numerose sono le grandi città, antiche capitali o metropoli più moderne sviluppatesi dai primi centri del commercio coloniale; le maggiori sono Istanbul, Teheran, Karachi, Bombay, Delhi, Calcutta, Dacca, Bangkok, Giacarta, Pechino, Shanghai, Seul, Tokyo e Osaka. I tassi di incremento annuo della popolazione oscillano attorno al 2%, nonostante le diverse campagne per il contenimento delle nascite (Cina, India, Indonesia); la rapidità della crescita è limitata da un’alta mortalità infantile e da gravi malattie endemiche, oltre che dagli effetti delle calamità naturali. La speranza di vita è sui 60 anni. I gruppi etnici presenti oggi nel continente costituiscono un complesso mosaico risultante da migrazioni, invasioni e incroci protrattisi per molti secoli; sono comunque distinguibili i tre grandi gruppi bianco, giallo e nero. Al primo, diffuso a Ovest e a Sud appartengono arabi, armeni, caucasici, turanidi, uralici, persiani, ario-indiani, singalesi (Sri Lanka) e ainu (Giappone settentrionale). Il secondo, diffuso al centro e a Est, è formato dai popoli mongolidi: cinesi, mongoli, tungusi, tibetani, paleomongolidi, protomalesi e deuteromalesi. I neri costituiscono generalmente gruppi misti minori, diffusi nel sud est: dravida (Deccan), vedda (Sri Lanka) e negritos (Filippine). Nell’arcipelago indonesiano sono presenti australoidi. Le lingue parlate sono, tra i bianchi, quelle dei gruppi indoeuropeo (russo, armeno, iraniano, lingue indoarie), semitico (arabo, ebraico) e uralo-altaico (turco); tra i popoli mongolidi quelle del gruppo sino-tibetano (cinese, tibetano, birmano, thai, annamita), il giapponese e il coreano; tra i gruppi misti del Sudest le lingue maliche (bahasa, malese-indonesiano, giavanese) e dravidiche (singalese, telugu, tamil). Molto diffuso l’inglese, non solo nelle ex colonie britanniche. In Asia sono presenti tutte le maggiori religioni: ca 800 milioni di induisti (India ), ca 600 milioni di musulmani (diffusi a Sud dall’Anatolia all’Indonesia), ca 300 milioni di buddhisti (India, Tibet, Cina, Giappone, SE), ca 400 milioni di confuciani (Cina, Corea), ca 80 milioni di cristiani (diffusi in quasi tutto il continente), ca 60 milioni di shintoisti (Cina, Giappone), ca 30 milioni di taoisti (Cina, Malaysia, Vietnam), ca 3,5 milioni di ebrei e 270000 zoroastriani. Diffuso l’animismo.

Storia

La vastità del continente e la presenza di molteplici gruppi etnici (sino-tibetani, indoeuropei, semiti) sono i fattori che hanno determinato la complessità e la disomogeneità dello sviluppo storico asiatico. Come testimoniano i resti fossili rinvenuti, l’Asia fu abitata da ominidi quali il Ramapithecus (India), il Pithecanthropus erectus (Giava) e Sinanthropus (Cina). Già verso il IX mill. a.C. cominciò a essere addomesticata la pecora (Medio Oriente), mentre nell’VIII-VII mill. a.C. furono introdotte le coltivazioni dei cereali e delle leguminose (Mesopotamia, Indo) e del riso (Cina, Indocina). Verso il IV mill. a.C. si formarono le città-stato delle civiltà elamita e sumerica. L’arrivo in Mesopotamia di popolazioni semite nomadi e la loro fusione con le genti locali portò alla costituzione degli imperi sumerico (III mill. a.C.), di Akkad (ca 2300-2200 a.C.), babilonese (sec. XVIII-XV a.C.) e assiro (sec. XIV-VII a.C.). Nel subcontinente indiano si formò la civiltà dell’Indo, che probabilmente entrò in rapporto con la contemporanea civiltà sumerica; verso il 1500 a.C. vi penetrò la popolazione degli arii che fondò regni unitari (Magadha, Kosála) e diede luogo alla civiltà vedica. Nell’area cinese, nel sec. XVII a.C., la dinastia Shang (o Yin) unificò le culture neolitiche Yangshao e Longshan del bacino dello Huang He; la rigidità del sistema sociale instaurato provocò la rovina della monarchia e il frazionamento del territorio (sec. XI a.C.). Lo straordinario sviluppo culturale del continente nella seconda metà del I mill. a.C. è testimoniato dalla nascita e dalla diffusione delle grandi religioni e dei sistemi filosofici: ebraismo in Palestina, mazdeismo in Persia, brahmanesimo e buddhismo nell’area indiana, taoismo e confucianesimo in Cina. L’arrivo dei medi (sec. VII a.C.) e dei persiani (sec. VI a.C.) e la creazione dell’impero achemenide portò la Mesopotamia nell’orbita della cultura mediterranea: le guerre greco-persiane (490-479 a.C.) e la conquista macedone (sec. IV a.C.) favorirono l’interazione fra la cultura greca e quelle orientali, soprattutto grazie alla fondazione del regno di Battriana e di quello dei Maurya. In Cina, per proteggere il paese dalle incursioni mongole, l’imperatore Shi Huangdi fece costruire la Grande Muraglia (229-221 a.C.). La successiva dinastia Han (202 a.C.-329 d.C.) creò uno stato retto dai princìpi pacifisti del confucianesimo. Dopo la romanizzazione (sec. I a.C.) e la cristianizzazione (sec. III-IV) del Medio Oriente, iniziò un periodo di instabilità politica in tutto il continente a causa dell’intensificarsi delle migrazioni dei popoli delle steppe (alani, avari, bulgari e unni), iniziate già nel sec. III a.C.. Partite dall’A. centrale e dirette sia a oriente che a occidente, esse furono responsabili delle cosiddette invasioni barbariche nell’impero romano (sec. IV-V) e della crisi nell’area cinese (sec. I a.C.-II d.C.). L’espansione islamica (sec. VII), se da una parte riunificò Medio Oriente e Mesopotamia, dall’altra provocò l’isolamento delle aree indiana e cinese, dove si formarono regni politicamente stabili fino al sec. X (Deccan e Bengala nella penisola indiana; impero T‘ang in Cina). L’islamizzazione dei turchi (sec. X-XIII) e il loro espansionismo provocarono anche una rottura con il mondo europeo (crociate), solo parzialmente attenuata dalla ripresa dei traffici fra Venezia e l’Estremo Oriente (spedizione dei Polo, 1271-95). La calata dei mongoli di Gengis Khan (1206-27) e la creazione di un impero vasto quasi metà continente (Kubilay Khan, 1294) determinarono sostanziali mutamenti nell’area cino-indiana (dinastia Yuan in Cina, penetrazione islamica nel Deccan) che si protrassero sino all’invasione tatara di Tamerlano (1369-1405). Nei sec. XIV-XV, con il progressivo sfaldamento del dominio mongolo, si formarono imperi regionali che fecero da sfondo alla penetrazione europea, iniziata nel 1498 con la spedizione di Vasco da Gama. Gli ottomani stabilirono la loro sovranità sul Medio Oriente (sec. XV) mentre il turco Baber (1526-30) costituì l’impero Moghul nell’India occidentale. Alla sua morte, il persiano Sher Shah riformò lo stato che rimase stabile e unito anche sotto il dominio di Akbar (1556-1605). In Cina la dinastia Ming, iniziata nel 1368, dopo aver liberato il paese dai mongoli, diede avvio a una politica espansionistica occupando le regioni del Tonchino e dell’Annam (1407-28). Sorse e cominciò ad affermarsi la potenza giapponese sotto Hideyoshi (1560-1600), che unificò il paese, prima diviso in potentati locali (feudalesimo nipponico), e cercò di espandersi in Corea (guerra contro la Cina, 1592-98). Nella 2ª metà del sec. XVI i portoghesi, provenienti da Ovest, stabilirono basi a Macao (1557), nelle Molucche e nell’arcipelago giapponese mentre gli spagnoli, provenienti dalle colonie americane, si installarono nelle Filippine. I gesuiti Sud. Francesco Saverio e Matteo Ricci iniziarono la cristianizzazione della Cina (1549-51) e del Giappone (1582). All’inizio del sec. XVII si affermò in Persia l’impero dei safawidi; originari dell’Azerbaigian e difensori dell’islamismo sciita, guidati da Abbas Shah (1587-1629) sconfissero gli ottomani e crearono uno stato fiorente e tollerante che concesse l’accesso ai missionari gesuiti; pressato dalle tribù nomadi afghane, l’impero decadde e si estinse nella seconda metà del sec. XVII. I francesi installarono basi commerciali in India e Sri Lanka mentre gli olandesi istituirono colonie in Indonesia. La situazione rimase sostanzialmente immutata per oltre un secolo, quando ebbe inizio la penetrazione britannica nel subcontinente indiano (1790-1800). Gli inglesi occuparono la penisola di Malacca (1795) e Ceylon (1798), per spingersi poi fino a Singapore (1819), creando il nucleo del loro impero coloniale asiatico. La guerra dell’oppio (1840-42) contro la Cina consentì alla Gran Bretagna di impossessarsi di Hong Kong e di controllare alcuni porti cinesi; in opposizione alla presenza russa in Afghanistan e Persia, gli inglesi invasero il Sind (1843) e il Punjab (1849). Nella seconda metà del sec. XIX il Giappone, industrializzatosi rapidamente nel decennio 1850-60, riprese la politica espansionistica sul continente. Il vittorioso conflitto contro la Cina (1894) permise ai nipponici l’occupazione di Taiwan (1895). In conseguenza della crisi politica dell’impero cinese e dell’apertura del canale di Suez (1869), la penetrazione europea si intensificò, accompagnata da quella degli USA (occupazione delle Filippine a seguito della guerra ispano-americana, 1898). La Cina fu spartita in zone d’influenza fra le grandi potenze e l’ingerenza straniera si acuì dopo la rivolta xenofoba dei Boxers (1900-1). Il Giappone continuò la propria espansione ai danni della Russia (guerra russo-giapponese, 1904-5) e della Cina (annessione della Corea, 1910).
Agli inizi del sec. XX cominciarono a prendere forma i movimenti per l’indipendenza nazionale. L’impero cinese si sfaldò e nel 1912 fu proclamata la repubblica; con lo smembramento dell’impero ottomano si formarono la repubblica turca (1924), l’Arabia Saudita (1932) e alcuni protettorati franco-inglesi (Siria, Libano, Palestina, Mesopotamia). In India prese consistenza il movimento anticolonialista e pacifista, guidato da Gandhi, che ottenne un primo successo con la concessione della costituzione (1935). Nell’Indocina francese (occupata nel 1887) si formarono movimenti di ispirazione marxista, mentre in Cina ebbe inizio la guerra civile (1927) fra nazionalisti e partito comunista. Il Giappone proseguì la politica espansionistica (occupazione della Manciuria, 1931, e invasione della Cina, 1937) culminata con la 2ª guerra mondiale al termine della quale tutto il continente affrontò un rapido processo di decolonizzazione. In Medio Oriente si formarono nel 1946 la Giordania e nel 1948 lo stato d’Israele, fortemente contrastato dalla Lega araba. Nel 1947 l’India ottenne l’indipendenza ma fu contemporaneamente divisa tra Unione Indiana, a maggioranza indù, e Pakistan, musulmano. Nel 1945 venne proclamata la Repubblica Democratica del Vietnam che intraprese una lunga e vittoriosa guerra che nel 1954 costrinse la Francia ad abbandonare l’Indocina. La guerra civile in Cina, ripresa dopo la parentesi bellica, si concluse con la vittoria del partito comunista e la costituzione della Repubblica Popolare (1949), mentre il nazionalista Jiang Jieshi, rifugiatosi nell’isola di Taiwan, fondò una repubblica indipendente. Dopo la 2ª guerra mondiale, l’intervento degli USA, volto a impedire il diffondersi di regimi marxisti nel continente, si sostituì al colonialismo europeo: la guerra di Corea (1950-53) e il progressivo impegno militare in Indocina (guerra del Vietnam, 1965-75) sono stati i momenti più importanti di un’intensa attività di sostegno ai regimi fedeli e destabilizzazione nei paesi non-allineati o socialisti (colpo di stato in Indonesia, 1965). Numerose le aree di crisi che hanno spesso determinato guerre sanguinose: in Medio Oriente (guerre tra Israele e paesi arabi; crisi libanese; rivoluzione khomeinista in Iran; guerra Iran-Iraq 1980-88; invasione e successiva liberazione del Kuwait (1990-91); nel subcontinente indiano (crisi afghana 1979-1989; insurrezioni in Tibet, 1959, 1989; conflitto cino-indiano, 1962; guerra indo-pakistana e conseguente formazione del Bangladesh, 1971); nel Sud-Est (crisi cambogiana 1975-85; unificazione del Vietnam, 1976). La Cina, dopo la rivoluzione culturale (1966), l’ammissione all’ONU (1971), la revisione politica post-maoista (1976) e le riforme economiche degli anni ’80, e il Giappone, grazie all’impressionante sviluppo economico del periodo postbellico, sono divenute potenze mondiali con un ruolo sempre più determinante.


CITTA' PIU' POPOLOSA

la città più popolosa è Tokyo 12.000.000 ab.circa


FIUME PIU' LUNGO

Il fiume più lungo è Jang-tse (Chang Jiang F. Azzurro) 5800 Km


MONTE PIU' ALTO

Il monte più alto è Everest 8872 m che è anche la montagnia più alta del mondo.


 

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aggiornato il 14-01-2012
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